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Il fiume Po, alluvioni storiche di un fiume di interesse nazionale

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
03 Ott 2022 - 12:56
in Cronaca Meteo
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(METEOGIORNALE.IT) Il fiume Po è il maggiore corso d’acqua italiano, e a lui si devono alcune delle più dannose alluvioni avvenute in passato, che hanno coinvolto quattro regioni e in particolare l’area del Delta.

 

Pur essendo documentate a partire dal 204 a.C., le inondazioni appaiono con frequenza dall’anno 1000.

 

Fino a oggi ve ne sono state circa 110 di cui le più rovinose avvennero nel 1085, 1240, 1294, 1331, 1474, 1595-1596, 1609,1647, 1705, 1830 e 1951; la sola alluvione del 1331 provocò oltre 100.000 morti. Dal 1801 al 1876 il fiume ruppe gli argini più di 200 volte e soltanto dopo i primi interventi di difesa le alluvioni si ridussero sensibilmente.

 

Oltre alle date sopra citate, ricordiamo che agli inizi del secolo VIII, a seguito d’una grande alluvione, si ebbero notevoli deviazioni e si veniva a formare il Po di Primaro, che attraverso Sant’Alberto sfociava nell’Adriatico a nord di Ravenna. Inoltre, le acque del Po defluirono nell’alveo del Santerno presso Bastia di San Biagio per cui si venne a formare la nuova foce del fiume. È molto nota inoltre l’alluvione del 1152, durante la quale il Po ruppe gli argini a Ficarolo e i due rami del fiume che passavano a sud di Ferrara, detti il Volano e il Primaro, divennero sempre meno efficienti, mentre a nord della città fu incrementato il ramo del Po di Venezia.

 

 

L’alluvione a noi più nota è quella del Polesine del novembre 1951. Dopo 5 giorni di pioggia incessante, il giorno 4 il fiume ruppe gli argini che erano stati frettolosamente e provvisoriamente innalzati tre volte con sacchi di terra. La portata del Po allora fu di 12.000 metro cubo al secondo, molto superiore ai normali 700.

 

Una simile portata che fu stata osservata soltanto 2 o 3 volte nel millennio precedente.

 

L’argine sinistro del fiume, il Polesano, cedette prima a Paviola, poi a Vallice e a Malcantone di Occhiobello (la cosiddetta rotta di Occhiobello). Il Polesine venne allagato mentre le acque, dopo aver superato il Canale Bianco, si spinsero verso Rovigo. Le conseguenze furono tragiche: 101 morti, decine di migliaia di profughi, oltre 100 mila ettari allagati, quasi mille case distrutte, alcune centinaia danneggiate, 52 ponti abbattuti, migliaia di capi di bestiame persi, ingenti danni agli argini, alle reti stradali e ferroviarie.

 

Le cronache di allora descrissero immagini allucinanti: gente che cercava rifugio sugli alberi, sul tetto delle case. Tra queste vi è la descrizione del camion detto della morte. Questo trasportava nella notte una novantina di persone in fuga. Il motore si fermò all’improvviso, quindi le acque iniziarono a salire sempre più alte e con esse il terrore: le vittime furono 84.

 

Dopo questa tremenda alluvione il basso Polesine ha cambiato faccia. L’Ente Delta Padano ha ricostruito case e strade. Il Delta, tuttavia, si abbassa per continua subsidenza per cui si continua ad alzare gli argini.

 

Per quanto riguarda il suo bacino superiore, merita ricordare la piena del Po del 1949, avvenuta dopo una siccità di quasi sei mesi. Come fu scritto in quell’occasione, il 25 aprile è riapparsa la pioggia, lenta, benefica, durata fino al 26. Dopo due giorni di bel tempo però, il 29 sera ricomincia a piovere e la pioggia continua ininterrottamente per 6 giorni; il livello del Po aumenta, le acque travolgono argini, corrodono sponde, si aprono nuovi alvei, allagando terreni e borgate.

 

L’alluvione prese origine da Torino, addirittura a monte della città, dove si ebbero piogge torrenziali.

 

Il bacino del Po occupa un quarto del territorio nazionale, le sue acque permettono d’irrigare oltre 2 milioni di ettari, mentre lungo le sue sponde vi sono circa 300 centrali idroelettriche, 6 termali e 2 nucleari ormai in disuso.

 

Una ricerca accurata sull’evoluzione del Po riporta come dal 1801 al 1957 le altezze idrometriche alla stazione di Pon- tela oscuro (Ferrara), che sottende quasi tutto il bacino, siano aumentate fino a raddoppiare; inoltre, mentre la rottura degli argini si riducono col tempo.

 

I dati del secolo scorso indicano che i fondali del Po furono fase d’abbassamento per riattivazione della capacità erosiva del fiume.

 

Il grande fiume è una realtà che vive, di primaria importanza per l’economica dell’Italia, pertanto parlare del Po deve essere intenso di interesse pubblico. (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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