
(METEOGIORNALE.IT) Nonostante il cambiamento climatico degli ultimi decenni abbia provocato una generale tendenza alla riduzione del ghiaccio artico, nel Mare di Bering si sta verificando un fenomeno insolito. Nell’area, infatti, è stata rilevato un aumento dello strato di ghiaccio, probabilmente dovuto ad un modello di pressione atmosferica particolare.
Nel 2022 la copertura della calotta glaciale situata nel Mare di Bering ha raggiunto l’estensione massima mai registrata a partire dal febbraio 2013. Il ghiaccio ha raggiunto St. Paul (isole Pribilof) per la prima volta dal 2020. Registrare un aumento dell’estensione glaciale è una situazione anomala.
Nell’Artico le temperature medie sono aumentate molto più rapidamente della media del resto del mondo e questo ha causato un’inevitabile riduzione dei ghiacciai marini. Il momento più critico è senza dubbio l’estate, anche se la progressiva diminuzione è ormai costante e presente anche in altri periodi dell’anno. Il fenomeno avviene in quasi tutte le zone artiche, eccetto il Mare di Bering dove da febbraio ad aprile, invece, la calotta glaciale tende ad espandersi. Le ragioni per cui questo accade sono attualmente oggetto di studi e ricerche anche se tra le ipotesi più accreditate vi è la variabilità meteorologica del Pacifico Settentrionale.
Nonostante la tendenza all’aumento durante l’inverno, rimane comunque tutto molto variabile. Tanto per fare un esempio, nell’inverno 2018 l’aumento è stato minimo, con il Mare di Bering che è rimasto quasi interamente senza ghiaccio per buona parte della stagione. Anche l’anno successivo l’aumento è stato poco rilevante e nell’ultimo decennio soltanto due volte, nel 2013 e nel 2022, sono stati registrati degli aumenti significativi e superiori alla media.
Secondo gli studiosi, vento e condizioni meteo sono elementi fondamentali per la formazione, l’aumento o la riduzione del ghiacciaio nel Mare di Bering. In particolare, nelle prime due settimane di febbraio 2022 si è sviluppata un’area di bassa pressione nel Pacifico Settentrionale, condizione che ha attirato i freddi venti provenienti da Est e da Nord causando un raffreddamento delle acque superficiali che ha reso più facile il loro congelamento.
Il Bering è un mare aperto direttamente sull’oceano, cosa che lo rende assai differente rispetto a tutti gli altri mari artici. Questa sua caratteristica permette al ghiaccio di espandersi più facilmente, avendo di fatto meno ostacoli. Nonostante questi aumenti, il ghiaccio rimane molto sottile, cosa che lo rende estremamente mobile e suscettibile allo scioglimento legato all’aumento delle temperature. Cambiando la pressione, i venti e il livello del mare, il ghiaccio si muove velocemente modificandosi, diminuendo o raggiungendo altri mari artici.
In conclusione, l’aumento del ghiaccio del Mare di Bering può essere interpretato come un segnale positivo ma purtroppo non è indicativo dell’auspicata riduzione dello scioglimento dei ghiacciai di Artide e Antartide. Il cambiamento climatico in corso, infatti, rimane ancora adesso una minaccia enorme per la sopravvivenza dei ghiacciai polari e di tutto l’ecosistema che li popola. (METEOGIORNALE.IT)
