Movimento delle placche tettoniche. Nuovi effetti

Movimento delle placche tettoniche. Nuovi effetti

Scovato il meccanismo di affondamento delle placche terrestri, dai nuovi studi

La superficie del nostro pianeta è fatta di un continuo movimento fra placche tettoniche. Se ne creano di nuove e, quando ciò accade, le vecchie sprofondano. Il ciclo di queste placche è ciò che tiene in movimento i continenti e ciò che permette la vita sulla Terra.

Cosa succede quando una placca sprofonda all’interno della Terra? Questa domanda lascia perplessi molti scienziati in quanto per molti esse rimangono intatte dovendo trascinare le altre, ma le evidenze geografiche ne dimostrano la distruzione.

In uno studio, recentemente esposto nella rivista Nature, si trova una risposta in grado di soddisfare entrambe le ipotesi: le placche all’affondare si indeboliscono ma ciò non basta a causare la loro intera rottura.

La conclusione arriva in seguito ad un esperimento effettuato attraverso un computer scientifico, grazie al quale si è creato un modello di calcolo. Sono state simulate forze geologiche ed i loro effetti sulle placche.

I modelli mostrano che, una volta entrate nel mantello, le placche piegandosi e scendendo di temperatura aumentavano decisamente la loro fragilità e, allo stesso tempo, le diverse piegature e la struttura granulosa delle rocce provocavano su di esse un notevole indebolimento.

Le azioni combinate causano così un intaccamento della placca nei suoi punti meno resistenti, facendola assomigliare ad un serpente segmentato. Il risultato di questo esperimento ha poi trovato conferma in evidenze notate in Giappone , dove troviamo la placca tettonica del Pacifico.

Qua sono stati individuati dei punti in cui la placca si piega verso il basso ed è più debole. Inoltre, a conferma della teoria, ci viene in aiuto anche l’imaging sismico condotto nell’università del Texas, che ha mostrato forme sismiche molto simili a quelle del modello a serpente del Giappone.

Thorsten Breker, professore alla Jackson school of geoscience di UT, ha affermato che gli studi sullo sprofondamento delle placche non si fermeranno ma che, sicuramente, queste scoperte rappresentano un modello molto convincente per spiegare diversi eventi geologici.

Le cose si sono fatte più interessanti quando i ricercatori hanno deciso di fare esperimenti considerando una maggiore temperatura all’interno della Terra , più simile a quella dell’epoca primitiva del nostro Pianeta.

Queste simulazioni hanno mostrato che a temperature maggiori, il “serpente” percorreva solamente alcune miglia nel mantello prima di essere distrutto. Ciò dimostra il fatto che la subduzione delle placche sarebbe avvenuta in modo intermittente.

In tal modo aumenta la possibilità che la tettonica a placche conosciuta oggi si sia sviluppata solo negli ultimi miliardi di anni. Becker ha inoltre detto che le dinamiche potrebbero anche essere più sensibili alla temperatura di quanto crediamo, portando così a diversi nuovi sviluppi.

Gerya, professore che ha condotto numerose ricerche nell’ambito della subduzione delle placche, e Becker, sono stati recentemente affiancati, in questi approfondimenti, da un geofisico della Yale university, David Bercovici.

I tre studiosi, attraverso modelli tridimensionali, stanno ora studiando le dinamiche di indebolimento delle zolle, affiancandole alla ricerca sulla deformazione delle rocce di Bercovici. I risultati dei loro studi saranno anche in grado di dirci qualcosa relativamente ai terremoti.