(METEOGIORNALE.IT) Risale a poco più di 200 anni fa un’annata realmente priva dell’estate. Il clima era ovviamente ben diverso da quello attuale, dominato da un riscaldamento globale. Nella nostra epoca, sarebbe davvero difficile pensare d’imbattersi in un evento del genere.


Tuttavia, in un passato anche recente ci sono state influenze certe sul clima dopo grandi eruzione vulcaniche. L’esplosione di questo vulcano sottomarino nelle isole Tonga è stato imponente, con un’ampiezza davvero poderosa delle nube vulcanica sprigionatasi nell’aria.

E’ presto per poter trarre dati e tanto meno conclusioni, su quella che potrebbe essere un’eventuale influenza sul clima. L’onda d’urto prodotta dal vulcano si è propagata in tutto il mondo ed è stata misurata anche in Italia con un improvviso picco di variazione della pressione atmosferica.
Il National Institute of Water and Atmospheric Research (NIWA) ritiene che il grave disastro naturale incentrato intorno a Tonga non contribuirà in modo significativo al raffreddamento della temperatura terrestre. Le prime indicazioni non mostrano livelli estremi di SO2 nella stratosfera.
Non tutti gli scienziati concordano. Bisognerà attendere per vedere quanto materiale vulcanico è stato disperso nella porzione superiore dell’atmosfera e se ci saranno ulteriori eruzioni di potenza simile. C’è un precedente molto recente di influenza sul clima da parte di un vulcano dopo una potente eruzione.
Influenza vulcano con raffreddamento sul clima, ultimo evento nel 1991
Il Monte Pinatubo nelle Filippine, a seguito dell’eruzione del 1991, andò ad emettere quasi 20 milioni di tonnellate di SO2 in stratosfera. Quest’anidride solforosa si è poi diffusa come particelle di aerosol in gran parte del Pianeta, rimanendo per anni.
Diversi studi hanno dimostrato un raffreddamento della superficie terrestre per un periodo di quasi due anni dopo l’eruzione, quantificato in circa 0,6°C. L’eruzione avvenuta alle isole Tonga non è stata certo di potenza inferiore, ma bisognerà capire se ci potrà essere qualche effetto sul clima terrestre.
Sempre a proposito di influenze dei vulcani sul clima, spicca il 1816, passato alla storia come l’anno senza estate in Europa. Le eccezionali anomalie climatiche distrussero in quella particolare estate i raccolti dell’Europa settentrionale, fecero esondare diversi fiumi e persino la presenza di ghiaccio in agosto.
E’ emerso come il 1816 sia stato un anno immediatamente successivo a notevoli eruzioni, in particolare quella del vulcano indonesiano Tambora. In Italia in quell’anno cadde persino la neve rossa, probabilmente per via delle ceneri vulcaniche immesse in atmosfera dall’eruzione del Tambora.
Uno studio ha esaminato le anomalie idroclimatiche che si sono manifestate dopo 14 violente eruzioni negli ultimi 400 anni. Le eruzioni vulcaniche tropicali, con l’immissione di notevoli quantitativi di cenere in atmosfera, sarebbero in grado di influenzare il tipico regime piovoso in ambito euro-mediterraneo.
Effetti pesanti anche al di fuori dell’Europa
Non solo l’Europa risentì di quelle aberrazioni climatiche del 1816. Gli sconvolgimenti colpirono anche l’America nord-orientale, che ebbe una tarda primavera e un’estate completamente anomali sia in termini di freddo che di maltempo.
A seguire, a luglio ed agosto addirittura i laghi e i fiumi ghiacciarono in Pennsylvania e altre tre gelate colpirono il New England distruggendo tutti gli ortaggi, tranne quelli poco sensibili al freddo. Gli eventi di irruzioni fredde anomale furono repentini, con brusche variazioni di temperatura. (METEOGIORNALE.IT)
