Stiamo seguendo con attenzione il ciclone mediterraneo ribattezzato “Apollo”, che sta vagando a sud della Sicilia e minaccia di portare violento maltempo verso l’Isola e la Calabria. Il monitoraggio desta particolare attenzione perché questo ciclone sta assumendo caratteristiche di transizione verso un ciclone tropicale.
Anche sul nostro Mar Mediterraneo si possono formare delle figure cicloniche con caratteristiche equiparabili a quelle dei cicloni tropicali. Questi particolari cicloni non possono avere la forza, la grandezza e tanto meno la potenza devastatrice degli uragani alle latitudini tropicali oceaniche.

Sono passati quasi 3 secoli da quando Ruggiero Boscovich, illustre uomo di Scienza e progettista dell’Osservatorio di Brera, scriveva come “sui nostri mari, alcune volte, si sono vedute sorgere tempeste somigliantissime ai spaventosi uragani d’America”.
Insomma, quella delle figure perturbate cicloniche “stile tropicale” non sembra proprio essere una diretta conseguenza del recente surriscaldamento climatico.. Sono un fenomeno che probabilmente viene molto più da lontano.
I “cicloni tropicali” nel Mediterraneo sono certamente più rari, più ristretti e dalla potenzialità molto meno distruttive rispetto ai veri e propri uragani tropicali. Inoltre, queste figure spiraleggianti si osservano evolvere in uno spazio relativamente ristretto di mare aperto, raramente raggiungono la terraferma.
Denominazione come Medicane negli ultimi decenni
Le figure cicloniche di questo tipo sono chiamate attraverso l’acronimo TLC, entrato sempre più nel vocabolario comune di chi segue la meteorologia. TLC significa “Tropical Like Cyclones”, ovvero cicloni simili a quelli tropicali.
Solo in epoca abbastanza recente, a partire dall’inizio degli anni 2000, è stata coniata la definizione di “Medicanes”. Tale termine racchiude due parole per descrivere la forma più rara ed intensa dei tipi di TLC possibili nel Mediterraneo, ovvero i “Mediterranean Hurricanes” (gli uragani mediterranei).
Come accade per gli uragani tropicali, anche quelli sul Mediterraneo seguono la classificazione basata sulla Scala Saffir-Simpson, in base all’intensità del vento medio in prossimità dell'”occhio”. Gli uragani di casa nostra possono raggiungere al massimo l’intensità come quella della categoria 1 dei cicloni tropicali.
Il fatto di essere denominati TLC è legato proprio al fatto che sono nettamente diversi dai caratteristici “cicloni extratropicali” di casa nostra. Sono cicloni extratropicali quelli che trasportano le comuni perturbazioni tra l’Europa ed il Mediterraneo.
La somiglianza con le tempeste o i tifoni tropicali si evince quindi da una serie di fattori. Anzitutto essi sono caratterizzati internamente da un cuore caldo anche in quota ed inoltre sono caratterizzati da un meccanismo “barotropico” piuttosto che quello “baroclino” tipico dei cicloni extratropicali.
Ciò significa che questo tipo di ciclone diventa autonomo ed è in grado d’alimentarsi col semplice contributo del calore latente fornito dal mare. Non a caso la loro genesi è favorita quando i mari dispongono ancora di parecchio calore (immagazzinato in estate) nei mesi autunnali.