
(METEOGIORNALE.IT) Le condizioni meteo del futuro saranno sempre più estreme anche per un’alterazione di schemi climatici di comportamento. Tra questi c’è El Niño (Southern Oscillation).
I modelli matematici del clima non sono concordi sull’entità dell’influenza di anno in anno di El Niño (Southern Oscillation), man mano che progredirà il Global Warming, concausa dei cambiamenti climatici, che stanno innescando un Mondo più caldo. Con l’ausilio di un modello climatico ad alta, la ricerca scientifica suggerisce che l’attività di El Niño tende a indebolirsi sotto il riscaldamento indotto dai gas serra.
Per intenderci meglio, El Niño genera interazioni oceano-atmosfera che vanno a influenzare il clima terrestre, quindi a causare oscillazioni climatiche. Essi determinano perciò un cambiamento del clima, temporaneo, attorno al periodo in cui questo fenomeno si manifesta. El Niño fa parte di quelli che vengono definiti schemi climatici di comportamento, oltre che con altre definizioni che comunque siglano il medesimo significato.
Scienziati come Wengel e colleghi hanno scoperto che la variabilità della temperatura della superficie del mare (SST) di El Niño si indebolisce di circa un terzo con CO 2 (anidride carbonica) quadruplicata. Un aumento di anidride carbonica solo ipotetica. Questo altererebbe il clima terrestre.
La concentrazione in atmosfera di CO2 è oggi pari a circa 410 ppm con un ritmo di crescita (in aumento) di 2,5 ppm annue, dove ppm significa parti per milione.
Per intenderci, per ogni milione di particelle di varia natura presenti in atmosfera, circa 410 sono di anidride carbonica. In epoca pre-industriale tale concentrazione era di 280 ppm. È rilevante indicare che l’incremento di anidride carbonica dal 1960 ad oggi è di circa 100 ppm, con un incremento annuale che sta superando il valore di 2,5, e che è ormai attorno al valore di 3.
El Niño sta cambiando. Dopo il 2000, El Niño è stato generalmente più debole di quelli degli anni ’80 e ’90, ciò approverebbe i risultati Wengel e colleghi, ma questi cambiamenti osservati sono sensibili alla variabilità climatica che è tipica del fenomeno. Ma soprattutto non sono così rappresentativi.

Sempre estendendo l’analisi alla lunghezza di un secolo, i tre eventi El Niño più forti mai registrati si sono avuti tutti negli ultimi quattro decenni (1982/83, 1997/98 e 2015/16), ciò suggerisce eventi di El Niño più intensi con il riscaldamento globale del pianeta. Ciò avvallerebbe un’altra teoria, che con i cambiamenti climatici, avremo un’estremizzazione di El Niño.
Tuttavia, anche lo studio dei record di un secolo non è sufficiente per escludere l’influenza della variabilità del medesimo fenomeno.
Inoltre, gli aerosol antropogenici distribuiti dalle attività umane avvengono in modo non uniforme negli emisferi settentrionale e meridionale, e possono determinare trasformazioni nei venti equatoriali che sono importanti per le proprietà di El Niño, e quindi potenzialmente spiegare le incongruenze anche nella ricerca scientifica. Per tali confronti sono necessarie simulazioni di grandi insiemi di dati ad alta risoluzione con forzatura radiativa storica, ma ciò richiede risorse computazionali che non sono ancora disponibili.
Per meglio intenderci, per sostenere che El Niño si presenta con eventi più intensi, ovvero con dei record a causa dell’aumento della temperatura globale, è necessario disporre di dati più ampi di un secolo, e questi si potrebbero ottenere esclusivamente con una tal mole di calcoli che attualmente la scienza non può eseguire.
Nel frattempo, il monitoraggio di El Niño in situ e per via satellite consentirà negli anni una raccolta di dati utili per il futuro.
Credit Nature, Science. (METEOGIORNALE.IT)
