
(METEOGIORNALE.IT) La Sardegna aveva chiesto di introdurre misure restrittive, con controlli agli ingressi in regione. Il famoso certificato sanitario che è stato vanificato dalla burocrazia italiana.
La Sardegna è balzata alle cronache come il luogo dove non andare perché ci si infetta, però la situazione è ben differente da quanto emerge da un’analisi superficiale.
I contagi da COVID sono avvenuti in precisi focolai immediatamente individuati, nonostante i mezzi limitati di una regione che conta appena 1,6 milione di abitanti. L’area che è risultata a maggior rischio è la Costa Smeralda ed il nord est, ovvero quella parte maggiormente frequentata dal turismo.
In Sardegna, il COVID è stato percepito ben poco rispetto altre parti d’Italia per il numero assai contenuto dei casi. Il lockdown e l’isolamento forzato della regione dal resto del Mondo.
Tutte misure di contenimento che hanno funzionato.
Poi c’è stato i liberi tutti. Locali aperti, specie quelli della movida della Costa Smeralda, nonostante le obiezioni della regione, che alla luce dei fatti non erano fantasiose. Ed ora sempre le autorità regionali che intendono chiedere i danni per l’immagine della Sardegna offuscata dal COVID.
Nel frattempo, le strutture sanitarie non hanno risorse illimitate per accogliere i pazienti, che per fortuna sono in gran misura asintomatici. Leggiamo sul quotidiano La Nuova Sardegna di posti esauriti nel reparto di malattie infettive di Sassari, dove è però già scattato il piano anticrisi per altri 20 posti.
Ma la Sardegna non è la Lombardia.
In Lombardia sono affluiti milioni e milioni di euro da privati per finanziare l’emergenza sanitaria, mentre in Sardegna, dopo averla contaminata, nessuno dei ricchi che la frequenta pare faccia niente. Non ci risultano iniziative a favore degli ospedali pubblici per sopperire alle scarse risorse finanziare.
Insomma, ciascuno fa i cosiddetti comodi, e poi si lamenta e non si assume le proprie responsabilità delle azioni lesive fatte.
