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Quando parliamo di meteo, capita spesso di inseguire numeri, curve e dettagli tecnici che rischiano di distrarre dalla visione d’insieme. Stavolta invece voglio guidarti in un percorso più confidenziale, quasi da chiacchierata tra addetti ai lavori, ma con il rigore di chi osserva davvero ciò che accade nelle carte. E le ultime mappe ECMWF (Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine), quelle dedicate alle anomalie dei geopotenziali e delle temperature al suolo, ci offrono uno spaccato interessante del quadro euro-atlantico nella settimana intorno al 17-23 novembre.

 

Partiamo proprio dalle anomalie dei geopotenziali: queste carte non dicono “quanto farà caldo o freddo domani”, ma mostrano come la circolazione atmosferica si discosta dai valori tipici del periodo. Ed è qui che saltano all’occhio due elementi: il vortice atlantico ancora ben presente a ovest dell’Europa e un anticiclone di blocco che tende a posizionarsi sull’Atlantico centro-settentrionale. Una configurazione che, senza troppi giri di parole, prepara il terreno a un cambio d’aria rispetto alla stabilità che ci ha accompagnati negli ultimi giorni.

 

Già tra ieri e stamattina qualche assaggio lo si è visto soprattutto al Nord, con la Liguria in prima fila nel segnalare i primi disturbi. Non parliamo ancora dell’ingresso vero e proprio della saccatura artica, ma le “crepe” nell’impianto anticiclonico iniziano a farsi notare. E infatti le carte ECMWF mostrano per metà settimana una spinta meridiana decisa: l’aria fredda tende a partire dalle alte latitudini, scivolare verso sud e inserirsi nel Mediterraneo grazie al corridoio creato dall’anticiclone oceanico.

 

Il risultato? Una serie di perturbazioni che non arriveranno tutte insieme, ma si presenteranno a fasi successive, collegate ai classici minimi secondari in formazione sul Mediterraneo. Sarà questo meccanismo a distribuire le precipitazioni non solo al Nord, che comunque sarà tra i primi a risentirne, ma anche al Centro e successivamente al Sud. Le medie a 7 giorni delle precipitazioni, altro elemento mostrato dal set ECMWF, evidenziano proprio un’estensione graduale della fenomenologia lungo la penisola.

 

Sul fronte termico la musica cambia sensibilmente. Le anomalie a 2 metri mostrano valori che, pur senza sprofondare in scenari invernali estremi, indicano un calo generalizzato. Più marcato al Nord, dove l’ingresso dell’aria artica sarà più diretto, e più attenuato altrove, ma comunque avvertibile. Non c’è da aspettarsi “freddo intenso”, ma abbastanza per riportare la neve sulle Alpi e sulle quote medie dell’Appennino centro-settentrionale.

 

Insomma, nella prossima settimana il meteo non avrà più la monotonia degli ultimi giorni: l’atmosfera tornerà a muoversi, a respirare, e a mostrarci tutto il dinamismo tipico della seconda metà di novembre. I dettagli più specifici, quelli legati a singole aree, orari e intensità, meritano un approfondimento dedicato che affronteremo nelle prossime uscite. Ma intanto, le linee generali sono chiare: l’autunno decide finalmente di fare l’autunno.

Ci ritorneremo.

 

L’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA , ICON .

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