Un’immagine spettacolare sovrappone i dati raccolti dal telescopio WEAVE alle osservazioni del James Webb Space Telescope di Stephan’s Quintet, un gruppo di cinque galassie situato a circa 290 milioni di anni luce dalla Terra. I contorni verdi rappresentano emissioni radio rilevate dal telescopio LOFAR, mentre ulteriori dettagli sono stati ottenuti attraverso il Very Large Array (VLA).
Questo evento straordinario riguarda una collisione galattica ad altissima velocità, in cui la galassia NGC 7318b si è schiantata a 3,2 milioni km/h in una zona già segnata da precedenti impatti cosmici. L’energia sprigionata ha generato un’onda d’urto così potente da “risvegliare” la dinamica complessa di questo crocevia cosmico.
Una zona di impatti galattici: il Quintetto di Stephan
Fin dalla sua scoperta nel 1877, il Quintetto di Stephan ha affascinato gli scienziati per la sua complessità. Secondo Marina Arnaudova, ricercatrice dell’Università di Hertfordshire, l’attuale collisione sta avendo un impatto significativo: “L’attività dinamica di questo gruppo galattico è stata riattivata da una galassia che lo ha attraversato a velocità supersonica, generando un’onda d’urto simile a un boom sonico di un jet militare”.
Per avere un termine di paragone, un jet come l’SR-71 Blackbird raggiunge una velocità di circa 4.000 km/h, mentre NGC 7318b viaggia a una velocità 800 volte superiore.
L’onda d’urto, visibile grazie alle osservazioni di WEAVE, attraversa sacche di gas freddo nel mezzo intergalattico, strappando elettroni dagli atomi e lasciandosi alle spalle un plasma luminoso. Quando l’onda incontra gas più caldo, la sua intensità diminuisce, ma provoca compressioni che generano onde radio rilevabili dai telescopi come LOFAR.
Collaborazione tra strumenti all’avanguardia
La scoperta è stata possibile grazie a una combinazione di strumenti tra i più avanzati al mondo: il telescopio WEAVE a La Palma, il James Webb Space Telescope (JWST) e i radiotelescopi LOFAR e VLA. Questa collaborazione ha permesso di ottenere dettagli senza precedenti sul meccanismo delle collisioni galattiche e sull’origine del plasma ad alta energia. Le regioni di plasma più antico, visibili in blu, contrastano con le aree arancioni e gialle, dove il gas è attualmente energizzato.
Secondo Gavin Dalton, ricercatore dell’Università di Oxford e responsabile del progetto WEAVE, questi dati non solo forniscono una visione straordinaria dell’evento in corso, ma aprono nuove prospettive sulla formazione ed evoluzione delle galassie debolmente visibili ai limiti delle capacità attuali.
Implicazioni per il futuro della ricerca cosmica
La collisione nel Quintetto di Stephan rappresenta un laboratorio naturale per studiare come le galassie si evolvono attraverso eventi violenti e fusioni che durano miliardi di anni. Questi fenomeni, come dimostrato dai dati raccolti, sono fondamentali per comprendere l’architettura delle galassie, incluse quelle come la nostra Via Lattea.
Marc Balcells, direttore del gruppo di telescopi Isaac Newton, ha sottolineato come i primi risultati di WEAVE promettano scoperte ancora più rivoluzionarie in futuro: “Questi dati dimostrano il potenziale di WEAVE quando lavorerà in sinergia con telescopi spaziali come il JWST”.
I dettagli completi di questa straordinaria ricerca sono stati pubblicati nella rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.