Uno studio recente condotto a Miami ha portato alla luce la presenza nelle acque piovane di sostanze chimiche perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS), conosciute anche come “chimici eterni” per la loro capacità di persistere nell’ambiente e nell’organismo umano. Questi composti rappresentano una minaccia significativa per la salute pubblica e per gli ecosistemi marini e terrestri.
Ricerca e metodi di campionamento
Il team di ricerca dell’Università Internazionale della Florida ha condotto un’analisi approfondita durata oltre un anno, durante la quale sono stati raccolti 42 campioni di acqua piovana in tre diverse aree della contea di Miami-Dade. In questi campioni sono state identificate 21 sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS, tra cui composti noti come PFOS e PFOA, il cui utilizzo è stato interrotto in molti Paesi per il loro elevato rischio cancerogeno, oltre a nuove varianti che sono ancora in commercio.
L’uso diffuso e la persistenza dei PFAS
I PFAS sono comunemente utilizzati in una vasta gamma di prodotti di consumo, tra cui utensili da cucina antiaderenti, abbigliamento, cosmetici, imballaggi per alimenti, detergenti e schiume antincendio. Sono stati progettati per essere quasi indistruttibili, il che significa che non si degradano facilmente e restano a lungo nell’ambiente. La loro stabilità chimica li rende utili, ma allo stesso tempo molto pericolosi, poiché si accumulano negli ecosistemi e nei tessuti umani.
Rischi per la salute e avvertimenti dell’EPA
L’esposizione ai PFAS è associata a una serie di gravi patologie, tra cui danni al fegato e ai reni, problemi di fertilità e diversi tipi di tumore. L’EPA ha stabilito che anche livelli minimi di esposizione ai PFAS possono essere pericolosi, motivo per cui ha fissato limiti molto restrittivi per la loro presenza nell’acqua potabile.
Come i PFAS si diffondono nell’ambiente
Non è ancora del tutto chiaro il modo in cui i PFAS si diffondono nell’ambiente. Si sa che possono evaporare o essere assorbiti da particelle microscopiche e polveri, venire trasportati dai venti e precipitare infine con la pioggia, portando così questi inquinanti nelle acque piovane. Questo fenomeno contribuisce a una loro distribuzione capillare, anche lontano dalle fonti di emissione.
Le principali fonti e le stagionalità delle concentrazioni
Dai campioni analizzati, i PFAS più frequentemente rilevati e in quantità maggiori appartengono al gruppo dei PFCA. Essi sono utilizzati comunemente in prodotti antiaderenti e antimacchia, imballaggi per alimenti e schiume antincendio, e sono risultati presenti nel 74% dei campioni. Questo indica che le fonti locali giocano un ruolo importante nell’inquinamento di queste acque.
Durante la stagione secca si è osservato un incremento delle concentrazioni di PFAS, dovuto probabilmente al movimento delle masse d’aria provenienti dal nord-est. In questo periodo sono stati rilevati PFAS di nuova generazione, prodotti in particolare in Stati come la Carolina del Nord, dove si trovano impianti che fabbricano questi composti chimici.
Le condizioni atmosferiche e l’aumento della dispersione di PFAS
L’aria più secca che circola verso sud contribuisce alla diffusione di particelle e polveri cariche di PFAS, creando condizioni favorevoli alla dispersione di questi contaminanti nell’atmosfera. Quando sopraggiunge la pioggia, queste particelle vengono “lavate” dall’aria, facendo precipitare tali inquinanti. Questo fenomeno potrebbe spiegare le elevate concentrazioni di PFAS rilevate durante la stagione secca.
Lo studio evidenzia come l’inquinamento da PFAS rappresenti un problema crescente e offre spunti per ulteriori ricerche sulle modalità di dispersione di questi composti, sottolineando la necessità di politiche di controllo ambientale rigorose per ridurre l’impatto di questi “chimici eterni” sull’ambiente e sulla salute.