Il gruppo di ricerca, guidato da Anthony Clarke, inizialmente aveva formulato l’ipotesi che la pietra potesse provenire dalle Isole Orcadi, note per l’abbondanza di arenaria e per una tradizione consolidata nel movimento di megaliti per la costruzione di monumenti. Tuttavia, ulteriori indagini scientifiche, che hanno impiegato tecniche sofisticate come la diffrazione a raggi X, la microscopia e l’analisi dei minerali pesanti, hanno escluso questa possibilità. I dati raccolti hanno dimostrato che la Pietra dell’Altare ha una composizione molto diversa rispetto alle pietre utilizzate nei cerchi di pietra delle Orcadi, come le Pietre di Stenness e l’Anello di Brodgar.
Questa conclusione ha sollevato nuove domande sulla vera provenienza della Pietra dell’Altare. Nonostante le difficoltà nell’individuare esattamente la sua origine all’interno della Scozia nord-orientale, i ricercatori sono decisi a continuare gli studi. Richard Bevins dell’Università Aberystwyth ha sottolineato come queste scoperte stiano trasformando profondamente il nostro modo di approcciare le origini di Stonehenge.
Tali rivelazioni non solo aggiungono ulteriore complessità alla già enigmatica storia di Stonehenge, ma suggeriscono anche una possibile dimensione diplomatica legata alla scelta dei materiali utilizzati nella sua costruzione. L’uso di pietre provenienti da regioni così lontane potrebbe simboleggiare un segno di potere o di sacralità, conferendo al sito un’importanza rituale unica grazie all’impiego di elementi esotici.
Le ricerche su Stonehenge continuano quindi a mettere in discussione le nostre conoscenze pregresse su questo straordinario monumento, rimanendo fondamentali per svelare ulteriormente i segreti delle antiche strutture megalitiche e per approfondire la comprensione delle civiltà che le hanno create.