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Oggi, Marte ospita due piccole lune, ma, secondo una teoria proposta dall’astronomo Michael Efroimsky dell’Osservatorio Navale degli Stati Uniti a Washington D.C., in passato potrebbe aver avuto una luna molto più grande, denominata Nerio. Questa teoria è stata avanzata in un articolo pubblicato come preprint su arXiv e sottoposto al Journal of Geophysical Research: Planets.

 

L’ipotesi di Efroimsky suggerisce che l’antica luna Nerio avrebbe esercitato un’influenza significativa sulla morfologia di Marte, contribuendo a spiegare le straordinarie caratteristiche geologiche del pianeta. Marte ospita alcuni dei terreni più estremi del Sistema Solare, come il canyon più lungo e la montagna più alta. In particolare, la regione conosciuta come Tharsis domina l’emisfero occidentale, nei pressi dell’equatore marziano. Quest’area, estesa per circa 5.000 chilometri, si innalza fino a 7 chilometri sopra la superficie circostante, senza contare i giganteschi vulcani a scudo che si elevano ancora di più.

 

La presenza della massa di Nerio, secondo la teoria, avrebbe alterato la forma di Marte attraverso il suo effetto gravitazionale, creando maree negli oceani magmatici del pianeta, analogamente a come la Luna genera le maree sulla Terra. Tuttavia, poiché Marte è più piccolo rispetto alla Terra, si è raffreddato molto più velocemente. Le deformazioni indotte da queste maree si sarebbero cristallizzate, rimanendo visibili nella struttura attuale del pianeta.

 

Il destino di Nerio sembra essere stato drammatico: la luna potrebbe essere stata distrutta a seguito di una collisione o espulsa dal sistema solare a causa di interazioni gravitazionali con altri corpi celesti. Eventi di questo tipo non erano rari nei primi anni del sistema solare; infatti, si ritiene che anche la Luna terrestre si sia formata in seguito a una collisione con un protopianeta delle dimensioni di Marte.

 

Sebbene Nerio abbia probabilmente esercitato un’influenza determinante sulla morfologia del Pianeta Rosso mentre si raffreddava, la sua superficie geologica ha subito ulteriori cambiamenti attraverso processi successivi, che hanno sollevato le regioni elevate e plasmato l’attuale configurazione marziana.

 

L’ipotesi di Efroimsky rimane, al momento, una suggestione che richiede conferme. Non ci sono ancora prove dirette, come ad esempio tracce di crateri lungo l’orbita che Nerio avrebbe seguito, e ulteriori tracce fisiche potrebbero essere state cancellate da eventi collisionali o geologici avvenuti successivamente. La ricerca prosegue con l’obiettivo di validare questa affascinante ipotesi e individuare eventuali segni residui dell’antica luna di Marte.

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