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Fonte: parco archeologico di Pompei

Nel corso degli scavi archeologici condotti in un isolato della città di Pompei, noto come Regio IX, sono stati rinvenuti i resti di due persone che persero la vita durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. I resti appartengono a un giovane uomo e a una donna di mezza età, sorpresi da un flusso piroclastico mentre cercavano rifugio in una stanza denominata “Area 33”. La donna è stata trovata distesa su un letto in posizione fetale, mentre il giovane uomo è stato scoperto sotto un muro crollato.

 

Vicino al corpo della donna, gli archeologi hanno rinvenuto vari oggetti preziosi, tra cui orecchini d’oro, perle e diverse monete, suggerendo che potrebbe aver tentato di mettere in salvo questi beni prima della tragedia. Purtroppo, nonostante i loro sforzi, entrambi non sono riusciti a fuggire dalla stanza.

 

Le ricerche indicano che la stanza non era invasa da pomice, il che fa supporre che i due abbiano scelto questo luogo come rifugio dal bombardamento di lava e detriti che colpiva le aree aperte della città. Tuttavia, con l’accumulo progressivo di pomice nell’ambiente circostante, i due sono rimasti intrappolati.

 

L’analisi dello strato di cenere sul pavimento ha permesso agli studiosi di dedurre che la causa principale della loro morte sia stata il flusso piroclastico, una corrente veloce di gas caldi e materiale vulcanico che probabilmente ha anche causato il crollo del muro sotto cui è stato trovato il giovane uomo.

 

Per quanto riguarda la donna di mezza età, si ipotizza che possa essere sopravvissuta qualche istante in più rispetto al compagno; probabilmente si è adagiata sul letto, consapevole dell’inevitabile fine. Accanto a lei sono state trovate alcune chiavi in ferro e altre monete in oro, argento e bronzo. Tra i suoi oggetti personali spiccano degli orecchini stile “crotalia”, così chiamati per il suono prodotto dalle perle quando si scontrano tra loro, e un pendente amuleto, forse destinato a offrire protezione durante il parto.

 

Per meglio comprendere l’ambiente dell’“Area 33”, i ricercatori hanno utilizzato gesso per riempire i vuoti lasciati nella cenere dagli oggetti organici decompostisi nel tempo. Questo ha permesso loro di identificare le impronte fantasma dei mobili presenti nella stanza prima dell’eruzione: un letto, uno sgabello rovesciato e un tavolo con piano in marmo.

 

Queste scoperte offrono uno sguardo commovente ma scientificamente prezioso sugli ultimi tragici momenti delle vittime dell’eruzione vesuviana del 79 d.C., arricchendo ulteriormente la nostra comprensione storica e archeologica di Pompei.

 

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