Il sito presentava notevoli sfide per gli archeologi a causa della sua condizione di rovina. In passato, si sapeva poco più che l’acqua veniva convogliata attraverso un acquedotto dalle colline circostanti e che il mulino era stato attivo per circa 100 anni, come indicato dal ritrovamento di una moneta dell’epoca dell’imperatore Traiano.
Il recente studio pubblicato su Geoarchaeology ha permesso agli scienziati di analizzare i frammenti conservati nel Museo Archeologico di Arles. Assemblando circa 140 pezzi come un puzzle e utilizzando tecniche avanzate quali la spettrometria di massa, è stato possibile ricostruire gran parte della storia del mulino.
Dall’analisi dei depositi carbonatici si è scoperto che le ruote e i canali d’acqua dovevano essere sostituiti ogni tre-otto anni. Inoltre, è emerso che in almeno un caso una vecchia ruota fu rimpiazzata da una più grande per adattarsi all’aumento del livello dell’acqua nel canale alimentatore. Questa modifica strutturale suggerisce che l’inclinazione originaria dei canali fu modificata per permettere il trasporto efficace dell’acqua necessaria alla movimentazione delle ruote.
L’utilizzo delle analisi isotopiche sui depositi ha permesso anche di dedurre i periodi operativi del mulino prima della necessità dei rinnovi strutturali; infatti, la composizione isotopica variava con la temperatura dell’acqua indicando così anche le stagioni durante le quali si formavano i depositi carbonatici.
Un altro aspetto interessante emerso dalla ricerca riguarda l’operatività indipendente delle singole unità molitorie verso la fine della loro vita operativa; infatti, l’esame delle stratificazioni nei diversi canali ha mostrato differenze significative tra loro. Si è scoperto anche che il lato ovest del complesso fu abbandonato prima rispetto a quello est.
Quando il complesso cessò definitivamente la sua attività produttiva e non ricevette più manutenzione adeguata, continuò comunque a formarsi carbonato nei canali fino alla completa disintegrazione evidenziata dai resti organici come gusci di molluschi e frammentazioni legnose trovate negli strati superiori dei depositi carbonatici.