Nel periodo successivo al lancio, il team operativo della missione, composto da esperti della Cas, dell’Esa, dell’Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre (Mpe) e del Centre National d’Études Spatiales (Cnes) francese, ha portato a termine una serie di test per verificare la funzionalità del veicolo spaziale e per calibrare gli strumenti scientifici a bordo. Durante questa fase, Einstein Probe ha iniziato a raccogliere dati scientifici da diverse sorgenti di raggi X, fornendo le prime immagini che attestano le straordinarie capacità dei suoi due strumenti principali: il Wide-field X-ray Telescope (Wxt) e il Follow-up X-ray Telescope (Fxt).
Carole Mundell, direttrice scientifica dell’Esa, ha espresso grande soddisfazione per le prime osservazioni di Einstein Probe, sottolineando l’importanza della missione per lo studio di ampie aree del cielo in raggi X e per la scoperta di nuove sorgenti celesti. Questi primi dati offrono uno sguardo affascinante sull’universo dinamico ad alta energia che presto sarà oggetto di indagine da parte delle comunità scientifiche.
La tecnologia a occhi di aragosta per il monitoraggio dell’universo
Il Wxt di Einstein Probe si avvale di una tecnologia innovativa basata sulle ottiche “lobster-eye” (a occhi di aragosta), che permette di coprire un campo visivo di oltre 3600 gradi quadrati. Questo strumento è in grado di monitorare l’intero cielo in sole tre orbite, rilevando oggetti altamente energetici che si manifestano con un caratteristico segno luminoso a forma di ‘più’.
Già nei primi mesi di operatività, Einstein Probe ha identificato una sorgente X transiente e ha scoperto altre 14 sorgenti temporanee di raggi X, oltre a rilevare i raggi X prodotti dai brillamenti di 127 stelle. Queste rilevazioni saranno fondamentali per allertare altri telescopi a terra e nello spazio per osservazioni di follow-up in diverse bande dello spettro elettromagnetico, compresa la banda X, che possono essere effettuate direttamente dallo strumento Fxt a bordo del satellite.
Osservazioni di follow-up rapide e dettagliate
Il Fxt di Einstein Probe è dotato di due telescopi a raggi X per studi approfonditi di oggetti ed eventi che emettono in questa banda dello spettro. Questo strumento ha già dimostrato la sua affidabilità nell’osservare una varietà di sorgenti di raggi X, tra cui resti di supernova, galassie ellittiche, ammassi globulari e nebulose.
Con sorpresa dei responsabili della missione, Fxt ha già realizzato un’osservazione di follow-up di un evento a raggi X rilevato da Wxt, dimostrando le potenzialità di Einstein Probe durante la sua survey. Erik Kuulkers, project scientist Esa di Einstein Probe, ha evidenziato l’importanza di questa osservazione, nonostante gli strumenti non fossero ancora completamente calibrati.
L’avvio della campagna scientifica
Nei prossimi mesi, Einstein Probe proseguirà le attività di calibrazione in orbita, per poi iniziare le osservazioni scientifiche di routine a partire dalla metà di giugno. Durante i tre anni di durata prevista della missione, il satellite, orbitando a 600 km di altezza, manterrà i suoi “occhi” puntati sul cielo alla ricerca di eventi transienti a raggi X e, grazie al telescopio di follow-up Fxt, studierà in dettaglio sia gli eventi di nuova rilevazione sia altri oggetti interessanti già noti.
Luigi Piro e Giancarlo Ghirlanda dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, entrambi scienziati selezionati dall’Esa per la partecipazione a Einstein Probe, hanno concluso sottolineando il ruolo cruciale della missione nel breve e medio termine per la cattura e lo studio dei transienti nel cielo X, in un momento in cui altri grandi satelliti per raggi X stanno invecchiando o sono in standby. La strumentazione di Einstein Probe permetterà di rivelare, localizzare e seguire l’emissione X di transienti, inclusi le controparti di onde gravitazionali e i gamma ray burst nell’universo primordiale.