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      Home » Quando la Guerra Fredda favorì le piogge a migliaia di chilometri di distanza
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      Quando la Guerra Fredda favorì le piogge a migliaia di chilometri di distanza

      La radioattività dei test nucleari effettuati negli USA favorirono piogge altrove, ma come?

      Rita Abis
      Rita Abis
      Pubblicato: 21/05/2020
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      2 Min Lettura
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      Negli anni ‘60 vennero effettuati molti test nucleari tra gli USA e il Pacifico. 

      Questi test, influirono al meteo anche a migliaia di chilometri di distanza, facendo aumentare piogge e nuvole.

      Una ricerca delle università britanniche di Reading, Bath e Bristol, hanno studiato in particolare i dati sulle precipitazioni registrati nelle isole Shetland negli anni ‘60.

       

      La ricerca è partita da una serie di documenti storici di una stazione meteo in Scozia, redatti tra il 1962 e il 1964. Combinando i dati ottenuti dai test delle bombe nucleari con quelli meteorologici, i ricercatori hanno scoperto che nei giorni di elevata radioattività le nuvole erano più spesse e producevano in media il 24% di pioggia in più. 

       

      Una serie di motivi a spiegare l’evento: la radioattività prodotta dalle esplosioni nucleari elettrizza l’atmosfera, e le cariche elettriche presenti nell’aria a loro volta aiutano a loro volta le goccioline d’acqua presenti nelle nuvole a scontrarsi e combinarsi tra loro, per dare origine a gocce più grandi, fino a far piovere.

       

      Questi effetti si sono estesi su scala planetaria. I test delle bombe erano spesso effettuate in luoghi remoti come il deserto del Nevada o le isole del Pacifico, ma le loro conseguenze arrivavano a migliaia di chilometri di distanza.

      E’ stato un lavoro piuttosto duro, perché per rilevare l’elettricità presente nell’aria era necessario che il tempo fosse bello, mentre per studiare le nuvole era necessario che il cielo fosse coperto. Dunque, per arrivare alle conclusioni, gli scienziati hanno messo a confronto dati provenienti da stazioni diverse, sempre in Gran Bretagna.

       

      Giles Harrison, uno degli autori della ricerca, commenta così il loro lavoro: “In passato, molti altri scienziati avevano studiato la radioattività prodotta dai test nucleari per capire la circolazione atmosferica. Ora abbiamo fatto un passo in più, e abbiamo utilizzato quei parametri per studiare gli effetti sulle piogge”.

       

      Questi studi potrebbero avere applicazioni di ingegneria climatica, per esempio per portare pioggia o neve dove necessario.

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      TAG:ambientebombe nucleariclimaelettricitàfisicafisica atmosfericaGran Bretagnaguerra freddameteopioggescienza
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