Grandina meno ma con chicchi più grandi: lo studio che analizza le grandinate monster
Uno studio internazionale spiega perché le grandinate, pur diminuendo di numero, producono sempre più spesso chicchi enormi e distruttivi, soprattutto in Pianura Padana
- Un primo fatto che smentisce alcuni luoghi comuni
- La spiegazione è legata anche al riscaldamento dell’atmosfera
- Uno degli ingredienti fondamentali è l’acqua sopraffusa
- Il cambiamento climatico può favorire questo meccanismo
- Lo studio
- Ricordiamo una cosa importante
Grandina sempre di più e ormai c’è paura ogni volta che si sente un temporale in arrivo. Quante volte vi sarà capitato di sperare che non grandinasse e, per gli appassionati di meteo più esperti, di guardare con insistenza un radar per capire se ci fossero le condizioni per l’arrivo di fenomeni grandinigeni? Eppure ci sono alcune cose importanti da sapere. In questo articolo analizzeremo uno studio molto interessante che vi stupirà riguardo alle considerazioni generali su questo fenomeno.
Un primo fatto che smentisce alcuni luoghi comuni
La grandine non sta necessariamente diventando più frequente. In molte regioni, come si vede dai dati che vi mostriamo, il numero complessivo delle grandinate è in diminuzione. Eppure c’è un lato oscuro: quando si verifica, aumenta la probabilità che l’evento produca chicchi di grandi dimensioni, superiori anche ai 5 centimetri di diametro, quella che viene considerata grandine distruttiva. È questo il paradosso che rende un fenomeno meteo sempre più preoccupante: grandina meno, ma quando succede è più facile che i chicchi siano molto grandi e quindi estremamente distruttivi, come raccontato anche in questo approfondimento sulla grandine record dai chicchi sempre più giganti.
La spiegazione è legata anche al riscaldamento dell’atmosfera
Un chicco piccolo, durante la caduta, deve attraversare strati d’aria sempre più caldi e ha maggiori probabilità di sciogliersi prima di raggiungere il suolo: più l’aria è calda, più logica risulta questa dinamica. I chicchi più grandi, al contrario, riescono a sopravvivere alla caduta. Non è tutto, però, perché allo stesso tempo i temporali più intensi possono creare condizioni favorevoli alla crescita della grandine. Ecco perché i temporali violenti possono scaricare grandinate devastanti: i chicchi giganteschi, all’interno della nube, non fanno in tempo a sciogliersi durante la caduta e arrivano al suolo con tutta la loro forza distruttiva.
Ma come può formarsi un pezzo di ghiaccio di 10-15 centimetri all’interno di un temporale estivo? La grandine nasce nei cumulonembi, enormi nubi temporalesche che possono svilupparsi per oltre 12-14 chilometri in altezza. Al loro interno sono presenti correnti ascensionali violentissime, originate dal contrasto tra l’aria calda e umida vicino al suolo e l’aria più fredda in quota, come spiegato anche in questo articolo su come nasce la grandine gigante nei temporali estivi della Pianura Padana.
Uno degli ingredienti fondamentali è l’acqua sopraffusa
Si tratta di goccioline che, nonostante si trovino a temperature inferiori allo zero, rimangono allo stato liquido. Quando entrano in contatto con un chicco di ghiaccio, congelano rapidamente e aggiungono un nuovo strato alla sua superficie. Le correnti ascensionali possono quindi trasportare il chicco verso l’alto, dove incontra altra acqua allo stato di sopraffusione: si capisce così come un chicco possa ripetere il ciclo più volte se l’atmosfera è estremamente irrequieta. Più il temporale è intenso, più a lungo il chicco può rimanere sospeso e crescere. Il processo termina quando il suo peso diventa troppo elevato per essere sostenuto dalle correnti. Ma se queste ultime sono fortissime, anche superiori a 100-120 chilometri orari, è logico che possano rimanere in sospensione veri e propri macigni di ghiaccio, anche di oltre mezzo chilo.
Il cambiamento climatico può favorire questo meccanismo
Un’atmosfera più calda contiene più umidità e mette a disposizione dei temporali una maggiore quantità di energia: ce lo dice la fisica. Inoltre, il forte riscaldamento della bassa atmosfera può accentuare i contrasti termici. Ecco perché le grandinate più violente si verificano statisticamente nelle ore più calde della giornata. Ciò non toglie che, se l’atmosfera resta estremamente calda e umida, possano verificarsi grandinate devastanti anche nel cuore della notte, esattamente come è successo tra Lombardia ed Emilia-Romagna nelle serate e nottate della seconda metà di luglio, come raccontato in questo articolo sulla grandine distruttiva dall’Emilia-Romagna all’Abruzzo.
Lo studio
Pubblicato su Nature Climate Change (qui il LINK), indica proprio l’Europa, e in particolare il Nord Italia, come una delle aree del mondo in cui è aumentato maggiormente il potenziale per episodi caratterizzati da grandine molto grossa o estrema. La spiegazione è semplice: la Pianura Padana rappresenta una combinazione particolarmente favorevole, perché durante l’estate accumula calore e umidità, mentre la vicinanza ai fronti freddi che sovente interessano Francia e Germania può risultare un fattore decisamente scatenante, come confermato anche in questo approfondimento su grandine, supercelle ed eventi meteo estremi nel Nord Italia.
Anche la stagione delle grandinate diventa nettamente più lunga. In Italia episodi importanti possono verificarsi sempre più facilmente in primavera e in autunno e, in condizioni particolari, persino durante l’inverno: è successo nel gennaio 2025, anche se fortunatamente con chicchi delle dimensioni di unghie, mentre nel febbraio 2024 diversi temporali hanno scaricato grandine attorno a San Valentino. Un ruolo importante è giocato dal Mediterraneo, che a causa del riscaldamento climatico resta caldo più a lungo e può fornire calore e umidità anche fuori dalla stagione estiva. Diventa molto pericoloso per le regioni meridionali, che possono davvero avere temporali con grandine anche per tutto l’inverno.
Ricordiamo una cosa importante
Prevedere con precisione questi eventi resta però molto difficile, se non praticamente impossibile. I temporali grandinigeni sono fenomeni estremamente localizzati e possono modificare struttura e traiettoria in pochi minuti, anche utilizzando i più sofisticati radar meteo. Bastano pochi chilometri di differenza perché una zona venga colpita da sassi grandinigeni e un’altra non riceva neanche un chicco, come dimostrato in questo approfondimento su come la grandine grossa riesce a crescere dentro una nube.
Concludiamo dicendo che, a rendere il problema ancora più grande, è la crescente quantità di beni esposti. Un esempio evidente sono i pannelli fotovoltaici, la cui diffusione è aumentata enormemente negli ultimi anni. Molti impianti sono stati progettati quando il rischio di grandine estremamente grossa era ritenuto marginale, e quindi spesso vengono devastati da questo tipo di fenomeni meteo. Ecco perché, nonostante i progressi fatti in campo meteorologico, prevedere una grandinata risulta pressoché impossibile e bisogna semplicemente adattarsi. Sapremo nelle estati del futuro che il rischio tra maggio e settembre risulterà davvero molto elevato, potenzialmente a ogni passaggio temporalesco.
Credit:
- European Severe Storms Laboratory – Giant hail in Europe
- NOAA – National Severe Storms Laboratory, Hail Basics
- Nature Geoscience – Contrasting trends in very large hail events and related economic losses across the globe
- Nature – Rising global hail damage potential in a warming world
- Munich Re – Study: Severe hailstorms increasing most rapidly in Europe
