(METEOGIORNALE.IT) Fino a qualche decennio fa la grandine rappresentava più che altro un “fastidio estivo” perché spesso e volentieri si trattava di chicchi di piccola dimensione o, nei casi peggiori, di chicchi simili a ciliegie. Oggi non è più così. Sempre più spesso le cronache meteo europee e ahi noi anche quelle italiane mostrano immagini terrificanti: parabrezza sfondati, tetti distrutti e chicchi grandi come albicocche, palle da tennis o persino pompelmi
Qui non è questione di percezione soggettiva, non è questione di soggettività. E’ la realtà dei fatti: la grandine sta diventando visibilmente più grande e distruttiva. Ma cosa sta succedendo esattamente al nostro clima? Cosa sta succedendo all’interno delle nuvole? La risposta sta in un mix esplosivo di calore terrestre e dinamiche atmosferiche estreme.
Per capire perché i chicchi crescono a dismisura, dobbiamo anzitutto fare un viaggio virtuale all’interno di un cumulonembo, ovvero di quella tipica nube temporalesca che può svilupparsi verticalmente – moto convettivo – in altezza fino a 12-15 chilometri, superando la quota di volo degli aerei di linea.
La grandine nasce molto semplicemente da gocce d’acqua sospinte verso l’alto da forti venti verticali (chiamati correnti ascensionali o updraft). Quando queste gocce superano il limite dello zero termico, congelano. A quel punto siamo già in presenza di un piccolo nucleo di ghiaccio sostenuto da moti vorticosi all’interno della nube temporalesca.
Ma allora, com’è che avviene il trasferimento al suolo? Molto semplice: cade per gravità e nella fase di caduta raccoglie altra acqua liquida sopraffusa (acqua che rimane liquida anche sotto gli zero gradi), e viene nuovamente sparata verso l’alto dalla corrente ascendente, congelando il nuovo strato.
Un chicco di grandine, doveste prendervi la briga di tagliarlo a metà, mostra cerchi concentrici proprio come il tronco di un albero: ogni anello rappresenta un “rimbalzo” verso l’alto e un nuovo congelamento.
Ora passiamo al suolo, perché in realtà l’estremizzazione di certi fenomeni – come appunto la grandine – vede nel calore latente uno degli ingredienti principali. La colpa è del carburante che forniamo alla nube convettiva: nelle calde giornate estive il sole scalda il terreno e l’aria circostante. Se l’aria è molto umida, accumula una quantità enorme di energia sotto forma di calore latente di evaporazione. Ma cos’è realmente il calore latente?
È l’energia “nascosta” che l’acqua immagazzina quando passa dallo stato liquido a quello di vapore. Finché l’acqua resta vapore, la nostra percezione è semplicemente quella dell’afa. Senz’altro fastidiosa, è vero, ma ci si limita a quello. Ma quando l’aria calda e umida sale di altitudine e inizia a condensare per formare la nube, tutto quel calore immagazzinato viene improvvisamente rilasciato nell’atmosfera.
Questo massiccio rilascio di calore scalda ulteriormente l’aria all’interno della nuvola rispetto a quella circostante, spingendola a salire verso l’alto a velocità incredibili. E’ così che prendono forma le correnti ascensionali e più c’è vento più il chicco cresce. Se la corrente ascendente viaggia a 30 km/h può sorreggere solo chicchi piccoli. Non appena il chicco diventa troppo pesante per quella velocità, la gravità determina la caduta al suolo del chicco stesso. Ma se il calore latente sprigionato è immenso, la corrente ascendente può raggiungere velocità spaventose, superando i 100-150 km/h.
Con un vento verticale così violento, il chicco di ghiaccio non riesce a cadere. Viene intrappolato all’interno della nube per molto tempo in più, continuando così ad accumulare strati su strati di acqua e ghiaccio. Il chicco cadrà solo quando il suo peso supererà la forza di quel vento da uragano. Per vincere una corrente ascensionale che spinge a 150 km/h il chicco deve raggiungere le dimensioni di una palla da baseball (spesso oltre i 7-10 cm di diametro). (METEOGIORNALE.IT)
