AO e NAO sul meteo l'Italia a Settembre farà molto male
L'Oscillazione Nord Atlantica risale da un minimo estremo e l'Oscillazione Artica resta appiattita attorno allo zero: due segnali che orientano la circolazione sul Mediterraneo proprio mentre i mari restano roventi.
L’atmosfera non si legge soltanto sulle carte di pressione al suolo o sulle mappe di precipitazione a 48 ore. Esiste un piano di lettura superiore, più lento e molto più ampio, che in meteorologia prende il nome di teleconnessioni: relazioni statistiche solide fra anomalie di pressione, di temperatura o di circolazione collocate a migliaia di chilometri di distanza l’una dall’altra. Non dicono se pioverà a Milano giovedì pomeriggio. Dicono entro quale geometria il tempo di quel giovedì si organizzerà.
Le teleconnessioni sono legami a distanza fra il clima di regioni molto lontane fra loro: quando in un punto del pianeta si verifica un’anomalia (l’oceano più caldo del solito, la pressione più bassa della media), a migliaia di chilometri di distanza tende a manifestarsi in modo sistematico un’altra anomalia. “Tele-connessione” significa proprio questo: una connessione a distanza senza contatto diretto.
Perché succedono? Ebbene, l’atmosfera è un fluido unico che avvolge tutto il pianeta, non conosce confini di Stato, quindi una perturbazione non resta mai locale. Se, per esempio, le acque del Pacifico tropicale si riscaldano, cambia la posizione dei grandi ammassi temporaleschi equatoriali; quel calore rilasciato in quota agisce come un sasso in uno stagno e genera onde atmosferiche planetarie (Onde di Rossby) che si propagano verso le medie latitudini, spostando le correnti a getto e quindi le traiettorie delle perturbazioni. Il risultato è che una anomalia nel Pacifico può far piovere di più in California e di meno in Australia.
Che cos’è un indice? Questi schemi coinvolgono milioni di chilometri quadrati e sarebbero ingestibili da descrivere per intero. Gli scienziati li riassumono quindi in un solo numero: per esempio la differenza di pressione fra due località, o la temperatura media del mare in un rettangolo di Oceano. Quel numero è l’indice. Quando è sopra la media si parla di “fase positiva”, quando è sotto di “fase negativa”, e a ciascuna fase corrisponde una configurazione tipica del tempo atmosferico.
L’esempio più rilevante per l’Italia è la NAO, l’Oscillazione Nord Atlantica, che misura il dislivello di pressione fra la depressione d’Islanda e l’anticiclone delle Azzorre: è una specie di altalena.
I modelli matematici deterministici a scala sinottica (esempio, GFS, ECMWF mappe tradizionali) intercettano benissimo il singolo fronte, la singola saccatura, la singola rimonta anticiclonica; molto meno il regime che quelle figure genera e rigenera per giorni. Gli indici di teleconnessione servono esattamente a colmare quel vuoto, indicando in anticipo se la circolazione emisferica tenderà a distendersi lungo i paralleli oppure a piegarsi in ampie ondulazioni nord-sud. Sono precursori di un possibile cambiamento del tempo atmosferico, non su scala locale, ma su ampie aree.
Evoluzione AO e NAO
L’Oscillazione Artica, sigla AO, misura il contrasto barico fra le alte latitudini e la fascia delle medie latitudini. Valori positivi indicano un Vortice Polare compatto, venti occidentali robusti e aria fredda ben confinata a nord; valori negativi segnalano un vortice sfilacciato, con scambi meridiani più frequenti e figure di blocco alle latitudini artiche. Vi ricordo che il Vortice Polare si sta formando, e anche se da noi fa caldo, pure caldissimo visti i 43°C-44°C di picco toccati oggi sia in Sardegna che Sicilia. Questo perché il calendario va avanti, la radiazione solare nel Polo Nord sta calando bruscamente, e oggi è il 26 agosto, abbiamo solo 5 giorni di estate meteorologica, poi sarà autunno, quello che inizia tre settimane circa prima rispetto a quello astronomico.
Nel frattempo, l’Oscillazione Nord Atlantica, sigla NAO, lavora sullo stesso principio ma su un dominio più ristretto, quello compreso fra la Depressione d’Islanda e l’Anticiclone delle Azzorre. E’ in fase positiva il getto polare corre veloce sul Nord Atlantico, le perturbazioni scivolano verso le Isole Britanniche e la Scandinavia, il Mediterraneo resta ai margini sottoposto ad un grave (che dire?) anticiclone africano. Quando la NAO è in fase negativa il quadro si capovolge: l’anticiclone si dispone in senso meridiano verso la Groenlandia, le depressioni scendono di latitudine e vanno a bussare alla porta di Portogallo, Spagna e finalmente Italia.
La situazione di fine agosto
I dati aggiornati a mercoledì 26 agosto consegnano una situazione tutt’altro che ordinaria. L’indice NAO ha toccato un minimo prossimo a -4.8, un valore che in termini statistici si colloca ben oltre le tre deviazioni standard e che di norma si incontra nel semestre freddo, non a ridosso della chiusura dell’estate meteorologica. Un crollo di quella profondità descrive un Atlantico completamente ristrutturato, con promontorio anticiclonico disteso verso le latitudini polari e una vasta area depressionaria scivolata sulla verticale della Penisola Iberica. Se osservate un
Su quel bordo orientale della depressione atlantica si è innescato il richiamo di aria calda sahariana che ha portato i termometri oltre i 40°C sulle regioni centro-meridionali. È la traduzione operativa di un indice: la NAO negativa non ha raffreddato l’Italia, l’ha riscaldata, perché ha collocato la penisola nel settore caldo del sistema. Chi segue questi meccanismi lo aveva già intuito guardando l’ultima vampata africana di fine agosto.
L’AO, nello stesso periodo, è rimasta invece schiacciata poco sotto lo zero, fra -0.5 e -0.8. Nessun estremo, nessun segnale forte: il Vortice Polare è appena entrato nella sua fase di riformazione stagionale, un processo fisiologico già descritto quando la circolazione stratosferica ha iniziato a riorganizzarsi.
Il segnale per il bacino centrale del Mediterraneo
Il dato più significativo non è il minimo raggiunto, ma la velocità della risalita. Tutte le corse disponibili, europee e statunitensi, riportano l’indice NAO dai valori estremi fino alla neutralità nell’arco di quattro o cinque giorni, con la media degli scenari probabilistici che attraverserà lo zero attorno a domenica 30 agosto. Alcune soluzioni spingeranno oltre, verso valori compresi fra +0.8 e +2.5 nei primi giorni di settembre.
Una NAO che si riporta in campo positivo comporta il riassorbimento del blocco alle alte latitudini e la ripresa del flusso occidentale. Per il Nord Italia questo significherà il transito di impulsi instabili di matrice atlantica, con rovesci e temporali soprattutto sui settori alpini e prealpini fra martedì 1 e giovedì 3 settembre, e un ridimensionamento delle temperature che si estenderà progressivamente dal Nord Italia verso il medio Tirreno.
Sul Centro e sul Sud il calo arriverà con qualche giorno di ritardo e in forma più attenuata, mentre l’anticiclone subtropicale resisterà più a lungo su Palermo e sulle Isole Maggiori. Il quadro coincide con quanto già anticipato sulla svolta attesa a inizio mese.
L’AO accompagnerà il movimento senza imprimergli una direzione netta: le medie degli scenari a 15 e 16 giorni oscilleranno fra -0.3 e +0.4, quindi in regime sostanzialmente neutro. Traduzione pratica: nessun forcing polare, circolazione che resterà ondulata, alternanza fra rimonte anticicloniche e cedimenti rapidi. Conferma di un settembre estivo, ma attenzione, con temporali mediterranei derivanti da infiltrazioni di aria oceanica, non vere e proprie perturbazioni, ma siccome abbiamo un mare caldissimo, rischio concreto di eventi meteo estremi.
Il secondo passaggio chiave si collocherà fra domenica 6 e giovedì 10 settembre. Le corse deterministiche più recenti riportano l’AO verso valori compresi fra -1.3 e -2.0 e la NAO nuovamente in territorio negativo, fino a -2.8 nella soluzione americana. Sarebbe il ritorno di un assetto di blocco, con saccatura in discesa sull’Europa occidentale e affondo verso il bacino centrale. La dispersione fra gli scenari a quella scadenza resta però ampia, perciò il segnale va trattato come tendenza e non come previsione puntuale. Quindi, un drastico cambiamento, un refrigerio diffuso a tutta Italia, con temporali anche al Sud.
Il fattore mare peggiora qualsiasi perturbazione o impulso oceanico
Qui entra in gioco la variabile che nessun indice contiene. Le rilevazioni del servizio marino europeo aggiornate a metà agosto indicano anomalie superficiali prossime a 6°C sopra la media climatica 1991-2020 nel Mediterraneo occidentale, con valori oltre 5°C anche nell’Atlantico prospiciente la Penisola Iberica. I bacini attorno alla penisola italiana custodiscono quindi un contenuto di calore latente enorme, accumulato in mesi di dominio anticiclonico. Siamo di fronte ad una situazione assurda. Mi permetto di definire inquietante.
Un mare in queste condizioni non modifica la circolazione a grande scala, ma ne amplifica gli effetti locali in modo sproporzionato. Ogni goccia fredda in quota che scenderà sul bacino troverà un’interfaccia marina capace di alimentare correnti ascendenti violente, temporali autorigeneranti, grandinate e nubifragi concentrati in poche ore su superfici ristrette. Le aree costiere tirreniche, tutto il Nord Italia, l’Adriatico e i settori ionici saranno tutti esposti. È il rischio già segnalato analizzando le potenzialità estreme dei primi peggioramenti del tempo atmosferico.
Oltre la metà del mese
Le proiezioni probabilistiche a 46 giorni collocano la media della NAO su valori leggermente positivi fra venerdì 11 e lunedì 21 settembre, con l’AO stabilmente attorno allo zero. Configurazione che favorirà fasi anticicloniche di durata medio-breve, temperature ancora superiori alla norma, precipitazioni concentrate nei passaggi di transizione. Ricordate, piogge più abbondanti rispetto alla media, questa sembra essere la tendenza per settembre, in un contesto di caldo simil tropicale, non con la calura d’agosto, però.
Dall’ultima decade di settembre lo scenario cambierà. Entrambi gli indici scivoleranno verso valori negativi, compresi fra -0.5 e -0.7 nelle medie di fine mese e per la prima parte di ottobre, ma con dispersione crescente (scarsa affidabilità?). Sarebbe la firma di una circolazione che tornerà a ondularsi, con maggiore probabilità di affondi depressionari verso il bacino centrale del Mediterraneo, quindi Italia. Il tutto su un mare che a quella data conserverà ancora gran parte del calore estivo, l’esito potenziale è noto: ciclogenesi mediterranee ben strutturate e fenomeni di forte intensità. Le indicazioni collimano con le tendenze mensili già discusse per settembre .
Gli indici climatici, ovvero teleconnessioni, va detto, non prevedono i temporali locali. Prevedono il campo di gioco, insomma, la visione d’insieme dell’evoluzione meteo. Con l’AO neutra il campo resta aperto, e con questi mari ogni cedimento anticiclonico va guardato con rispetto.
Credit
- NOAA Climate Prediction Center – Teleconnections: Arctic Oscillation
- NOAA Climate Prediction Center – Teleconnections: North Atlantic Oscillation
- ECMWF – How to make use of weather regimes in extended-range predictions for Europe
- ECMWF Forecast User Guide – Regime Charts
- Copernicus Marine Service – Marine heatwave conditions persist in the western Mediterranean
