Svizzera, climatizzatori vietati mentre il caldo polverizza ogni record
Da Ginevra a Zurigo installare uno split fisso è quasi impossibile: normative cantonali severe, potenze limitate e vendite di apparecchi portatili alle stelle, mentre luglio 2026 riscrive la storia climatica del Paese e le notti diventano insopportabili.
C’è un paradosso che attraversa la Confederazione scizzera da nord a sud e che, in queste settimane, è diventato impossibile ignorare. Il servizio meteorologico nazionale, MeteoSvizzera, è probabilmente il più preciso d’Europa: bollettini puntuali, allerte tempestive, blog tecnici che spiegano ogni ondata di caldo con dovizia di dettagli. Avvisa, misura, documenta. Poi però il cittadino chiude il computer, guarda il termometro sul balcone e scopre che raffrescare casa propria è, in molti Cantoni, un percorso a ostacoli.
Un luglio che entra negli annali
I numeri, diciamolo, sono di quelli che fanno impressione. La temperatura media nazionale del mese ha superato di 3,2°C la norma del periodo di riferimento 1991-2020, e luglio 2026 si candida a diventare il mese più caldo mai registrato in Svizzera dall’inizio delle rilevazioni nel 1864. Il 30 luglio la stazione di Basilea/Binningen ha segnato 39,7°C, eguagliando il primato assoluto a nord delle Alpi, che apparteneva a Ginevra-Cointrin dal 7 luglio 2015. Il record nazionale resta invece quello di Grono, nei Grigioni: 41,5°C l’11 agosto 2003. Un valore che, con le condizioni di misura odierne, corrisponderebbe a 40,5°C, visto che nel frattempo la stazione è stata spostata. Un quadro che si inserisce in una stagione già segnata dai record di giugno.
Il resto della classifica non scherza. Zurigo-Fluntern ha toccato 37,1°C, cancellando i 36°C del 2003; Biasca è salita a 39,2°C; e a St. Chrischona, alle porte di Basilea, il termometro non è sceso sotto i 25,7°C, la notte tropicale più calda mai osservata nel Paese. A Locarno Monti, poi, il mese è stato il più caldo dal 1883, con ventiquattro giorni consecutivi sopra i 30°C tra il 2 e il 25 luglio. A Visp, in Vallese, si sono contati quasi cinquanta giorni tropicali: mai successo prima.
Il caldo non è una illusione, non è temporaneo, è una realtà persistente
Non tutte le città soffrono allo stesso modo, e qui entra in gioco l’isola di calore urbana. Uno studio del Politecnico federale di Zurigo condotto tra il 2017 e il 2022 sulle dieci maggiori città elvetiche ha misurato scarti notevoli rispetto alle campagne circostanti: San Gallo guida con +8,35°C, seguita da Basilea (+6,75°C) e Zurigo (+5,92°C), poi Ginevra (+5,63°C), Lugano (+5,37°C), Winterthur (+5,17°C) e Lucerna (+5,14°C); più contenuti i valori di Berna, Losanna e Bienne. Cemento e asfalto immagazzinano calore tutto il giorno e lo restituiscono di notte, quando il corpo avrebbe bisogno di recuperare. È lì che si gioca la partita, come mostra anche l’anticipo delle minime tropicali osservato quest’anno.
MeteoSvizzera stima che nella stazione urbana di Zurigo Kaserne la notte più calda dell’anno arrivi oggi a 22,3°C, contro i 19,6°C della periferica Fluntern; in uno scenario di Riscaldamento Globale a +3°C si salirebbe rispettivamente a 25,6°C e 23,2°C. Tradotto: dormire diventerà un problema sanitario, non un capriccio.
Il labirinto delle regole cantonali
Non esiste una legge federale unica sulla climatizzazione: l’installazione degli impianti fissi è disciplinata da normative cantonali e da regole energetiche e ambientali. Ginevra è il Cantone più severo, dove la climatizzazione fissa individuale è vietata salvo deroga o certificato medico, mentre restano liberi gli apparecchi mobili; secondo un’inchiesta della RTS, l’80% dei condizionatori usati sul territorio ginevrino è stato installato abusivamente.
In Ticino e nei Grigioni serve una domanda di costruzione, nel Canton Vaud la compensazione energetica richiesta è fissata al 50%, mentre Vallese, Giura e Berna adottano un approccio più permissivo. Anche in Ticino, dove la licenza edilizia è obbligatoria, si stima che circa metà degli impianti esistenti ne sia priva.
Per gli edifici esistenti vale una potenza massima di 12 watt per metro quadrato di superficie climatizzata, stabilita dalle direttive tipo dei Cantoni in ambito energetico e recepita dalla maggioranza di essi. Con quel limite, gli stabili privi di coibentazione adeguata restano esclusi. L’Associazione svizzera della tecnologia del freddo ha chiesto di alzare l’asticella a 18 watt, e la Conferenza dei direttori cantonali dell’energia (EnDK) ha posto una condizione: potenze superiori solo se il fabbisogno elettrico aggiuntivo viene coperto da un impianto fotovoltaico di proprietà, come Berna già pratica da tempo. A Zurigo, prima dello split, tocca isolare l’edificio.
La rivincita del climatizzatore portatile, meno efficente e maggiori consumi
Chi non può installare un climatizzatore (ovvero quasi tutti) compra un portale. Sulla piattaforma Digitec Galaxus le vendite di climatizzatori sono cresciute di quasi il 60% tra gennaio e fine maggio rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo un +31% nel 2023, un +15% nel 2024 e un +65% nel 2025. Il prezzo medio di un condizionatore portatile è salito a 452 franchi, contro i 381 dell’anno precedente, mentre la quota di mercato degli split mobili è triplicata, dal 5% del 2024 al 16% attuale. In molti negozi, semplicemente, non se ne trovano più: un boom che si riflette anche sulle bollette elettriche.
Il tubo che esce dalla finestra è diventato l’emblema di questa estate. Brutto, rumoroso, energivoro: eppure legale quasi ovunque, e questo basta. La sociologa dell’Università di Ginevra Marlyne Sahakian lo dice senza giri di parole: chi ha i mezzi acquista un apparecchio o lascia la città, mentre la popolazione svizzera sa come riscaldarsi ma non come rinfrescarsi, a differenza di chi vive nei paesi caldi. Una questione sociale, prima ancora che tecnica.
Sullo sfondo resta l’argomento che i Cantoni ripetono come un mantra, e che qualche ragione ce l’ha. Ogni anno vengono installati circa 20.000 climatizzatori split, e i gas refrigeranti che contengono – l’R-32, per dirne uno, ha un potenziale di riscaldamento circa 675 volte superiore a quello della CO2, alimentano lo stesso problema che si vorrebbe combattere. È il paradosso dell’aria condizionata: il freddo di oggi, insomma, si paga con il caldo di domani. Però, ragioniamoci un attimo, la Svizzera è un paradosso perché ha una popolazione effimera rispetto all’Europa che usa il climatizzatore, e volendo al Mondo intero che lo usa. Privare i cittadini di quello che altrove è un sacrosanto diritto, per noi che siamo in Italia, magari visti come incivili, ha un senso, eccome, di prevenzione, di tutela del benessere del cittadino.
Una curiosità
La Svizzera dispone di 4 reattori nucleari operativi, distribuiti in 3 centrali/siti. La potenza nucleare netta complessiva: circa 2.973 MW, ossia quasi 3 GW. La potenza lorda è di circa 3.105 MW. La centrale di Mühleberg, da 355 MW netti, è stata chiusa definitivamente nel 2019 ed è in fase di smantellamento. Fonti: Ufficio federale dell’energia e Ispettorato federale ENSI.
Ma la popolazione, intanto, chiede risposte concrete.
Il Canton Ginevra potrebbe arrivare a una quarantina di giorni tropicali all’anno entro il 2060, stimano gli scenari di MeteoSvizzera. E allora la domanda che circola nei condomini di Losanna come nei quartieri di Lugano è sempre la stessa: si può continuare a vietare senza offrire alternative? Ombra urbana, alberi, facciate ventilate, tetti bianchi. Tutto giusto, tutto lento. Il termometro, purtroppo, non aspetta le procedure edilizie, nemmeno quando all’orizzonte si intravede una rottura della cupola di calore.
Credit
