Fermi tutti. Sappiamo che la prima cosa che viene in mente è contestare il titolo proposto. In questo articolo vogliamo fare chiarezza assoluta su questo importante argomento. L’aria condizionata è diventata uno strumento indispensabile per affrontare le estati sempre più roventi. Durante le ondate di calore più intense rappresenta un vero e proprio presidio di salute pubblica, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili, contribuendo a ridurre il numero di decessi legati alle temperature estreme. E su questo non ci piove. Ma ha anche dei lati negativi, e non propriamente trascurabili.
Innanzitutto, come funziona
Il principio di funzionamento di un condizionatore, di qualunque tipo, è semplice: in fisica si dice che è una macchina termica, la quale sottrae calore dagli ambienti interni e lo espelle all’esterno. Se questo processo garantisce comfort nelle abitazioni, allo stesso tempo contribuisce ad aumentare la temperatura delle strade e degli spazi urbani circostanti. Quando migliaia di impianti lavorano contemporaneamente, soprattutto durante i picchi estivi, il calore rilasciato nell’ambiente alimenta il fenomeno delle isole di calore urbane, rendendo le città ancora più calde. E questo è il primo problema da tenere chiaramente in considerazione.
Secondo gli studi coordinati dal ricercatore Matthaios Santamouris e dalla collega Konstantina Vasilakopoulou, pubblicati sulla rivista scientifica Nature Reviews Clean Technology, il raffrescamento degli edifici rappresenta oggi quasi il 10% dei consumi elettrici mondiali. Considerando sia l’energia necessaria al funzionamento degli impianti sia le emissioni dei gas refrigeranti, il settore è responsabile di circa il 7% delle emissioni globali di gas serra. Come vedete, è una fetta non proprio trascurabile, perché stiamo parlando di milioni di strumenti che ogni anno lavorano per centinaia e centinaia di ore.
Occhio all’impennata
Attenzione poi alla crescita esponenziale della domanda. Un dato su tutti: nel mondo vengono venduti circa dieci nuovi condizionatori ogni secondo, un ritmo destinato ad aumentare nei prossimi decenni con l’innalzamento delle temperature, come dimostra anche la recente polemica scoppiata a New York sulla temperatura ideale dei climatizzatori. Gli esperti sottolineano che il problema non è il condizionatore in sé, destinato a rimanere uno strumento fondamentale durante gli eventi di caldo estremo, ma il fatto che stia diventando l’unica risposta al cambiamento climatico. Questo è il vero problema.
Continuare ad aumentare il numero di impianti senza intervenire sull’efficienza degli edifici potrebbe mettere sotto forte pressione le reti elettriche, incrementare i consumi energetici e, paradossalmente, far surriscaldare ancora di più tutte le aree urbane.
Che cosa si propone come via d’uscita?
Innanzitutto, spingere molto per le tecnologie di raffrescamento passivo, soluzioni capaci di limitare il calore senza un elevato consumo di energia. Tra queste figurano materiali radiativi in grado di disperdere il calore verso il cielo, superfici evaporative che sfruttano il raffrescamento naturale dell’acqua e speciali vernici altamente riflettenti, capaci di respingere fino al 98% della radiazione solare anziché assorbirla. Ma non è tutto.
Possiamo parlare anche degli edifici. Schermature solari esterne, sistemi di ventilazione naturale, tetti e facciate riflettenti, oltre a una scelta accurata dei materiali da costruzione, possono ridurre sensibilmente il calore in arrivo e soprattutto la necessità di un condizionatore. Basti pensare che in una casa di questo tipo ci possono essere fino a sette gradi in meno rispetto a una vecchia generazione. Per dirla tutta, nel primo caso si può stare con 27°C domestici, il che rende del tutto superfluo e anche sciocco l’uso del condizionatore. Nel secondo caso abbiamo una camera con 34°C, che rende praticamente impossibile il sonno e quindi serve a rinfrescarla.
Quindi, per concludere
Prima di commentare, leggete bene che cosa vogliono dire gli autori dello studio. L’intento non è demonizzare o eliminare l’uso dell’aria condizionata, ma utilizzarla in modo più intelligente e sostenibile. Le strategie passive dovrebbero costituire la prima barriera contro il caldo, mentre i condizionatori dovrebbero entrare in funzione solo nei periodi di calore più intenso. Un approccio assolutamente essenziale, perché il condizionatore dovrebbe essere l’ultima spiaggia, non la prima. Dapprima cominciamo a rendere le case, e soprattutto gli uffici, più sostenibili, e poi, in secondo luogo, agiamo sugli impianti di raffrescamento.
Fonti e approfondimenti internazionali:
- Santamouris, M. & Vasilakopoulou, K. – Passive cooling for the built environment – Nature Reviews Clean Technology
- We can’t air-condition our way out of a hotter future, says UNSW expert – UNSW Sydney
- We can’t air-condition our way out of a hotter future, says expert – Phys.org
