Non parliamo di previsioni meteo, ma di una nuova proposta arrivata dal mondo della scienza. Si tratta di El Niño, un processo naturale ben conosciuto dalla comunità scientifica, studiato da decenni e parte integrante del clima del nostro pianeta da migliaia di anni.
Un breve excursus
Durante le sue fasi più intense, El Niño è in grado di modificare la circolazione atmosferica e oceanica su scala globale, stravolgendo il regime delle precipitazioni e favorendo ondate di calore, siccità o piogge estreme in diverse aree del mondo. In un contesto già segnato dal Riscaldamento Globale, questi effetti possono risultare ancora più marcati, motivo per cui gli scienziati stanno cercando di capire come potrebbe evolvere nel corso del 2026 e, soprattutto, quali potrebbero essere le conseguenze.
Un paper scientifico
Proprio in questo ambito si inserisce un recente studio pubblicato sulla rivista Science Advances, che ha suscitato interesse sia nella comunità scientifica sia sui principali media internazionali. Si tratta di una forma di geoingegneria, ovvero una modalità scientifica e comprovata per provare a modificare, almeno in parte, alcune caratteristiche del clima. I ricercatori hanno analizzato, attraverso sofisticati modelli climatici, una possibile applicazione della geoingegneria marina nota come Marine Cloud Brightening, una tecnica che punta ad aumentare la riflettività delle nubi marine disperdendo nell’atmosfera microscopiche particelle di acqua salata.
Il tema si lega peraltro a un filone di ricerca più ampio sulla geoingegneria applicata al clima, da tempo al centro del dibattito scientifico internazionale.
Di che cosa stiamo parlando
L’idea alla base del metodo è relativamente semplice. Rendendo le nubi più riflettenti, una maggiore quantità di radiazione solare verrebbe respinta verso lo spazio, riducendo leggermente il riscaldamento della superficie oceanica. Secondo le simulazioni dello studio, un intervento limitato nel tempo e concentrato in specifiche aree dell’Oceano Pacifico potrebbe contribuire ad attenuare l’intensità dei futuri episodi di El Niño. Si tratta comunque solo di un’ipotesi, e in ogni caso di un’eventuale attenuazione molto debole, perché un fenomeno meteo come El Niño mobilita una quantità di energia enorme, difficilmente scalfibile da un intervento locale.
Attenzione a facili conclusioni
Si tratta di un’ipotesi certamente affascinante, ma che richiede molta cautela e non va assolutamente presentata come una soluzione risolutiva, anzi. Lo studio non sostiene in alcun modo che sia possibile impedire la formazione di El Niño o “controllare” il clima intervenendo semplicemente sulle nubi. Il fenomeno nasce dall’interazione estremamente complessa tra oceano e atmosfera, con dinamiche fisiche che si sviluppano su migliaia di chilometri: è una sorta di Davide contro Golia, perché non potremo mai modificare processi climatici di questa portata con la semplice inseminazione di nubi o tecniche simili. Esperimenti di questo tipo sono già stati condotti, ma su scale enormemente più piccole.
Le simulazioni mostrano esclusivamente la possibilità di ridurre parzialmente l’intensità dell’evento in determinate condizioni, non di eliminarlo. È inoltre importante sottolineare che i risultati derivano esclusivamente da modelli numerici: al momento non esistono sperimentazioni operative su larga scala, né prove concrete che il Marine Cloud Brightening possa produrre effetti positivi su ampia scala. Per un quadro più completo sull’evoluzione recente del fenomeno si può consultare anche questo approfondimento sul possibile Super El Niño.
Ricordiamo inoltre che
Anche gli stessi autori, che sono scienziati e non certo persone improvvisate, evidenziano come rimangano numerose incognite. Modificare il bilancio energetico di una porzione così estesa dell’Oceano Pacifico potrebbe infatti avere conseguenze impreviste sulla circolazione atmosferica, sulla distribuzione delle precipitazioni e sugli ecosistemi marini. Senza contare che non è affatto detto che un piccolo cambiamento in un parametro legato a El Niño non possa avere conseguenze enormi su vasta scala, come già osservato anche negli effetti che il fenomeno esercita sul clima europeo e sull’Italia.
Concludiamo dicendo che
Stiamo parlando di un argomento estremamente complesso. La ricerca rappresenta quindi un importante passo avanti nella comprensione delle possibili interazioni tra geoingegneria e sistema climatico, ma non spiega affatto come si possa fermare o modificare una teleconnessione importante come El Niño. È un contributo scientifico che amplia il dibattito su tecnologie ancora sperimentali, che dovranno essere valutate con estrema attenzione sotto il profilo ambientale, climatico ed etico – un tema che, come ricordato anche in questo articolo dedicato al ritorno del fenomeno, resta di grande attualità. Si apre così una discussione che sconfina quasi nel metafisico più che nel fisico, ma che in questa sede ci limitiamo a raccontare, riportando il lavoro svolto da alcuni ricercatori.
Fonti e approfondimenti:
- Jessica S. Wan et al., Targeted marine cloud brightening weakens subsequent El Niño, Science Advances (2026)
- Scripps Institution of Oceanography – Could geoengineering work to tamp down super El Niños?
- Science News – Can geoengineering blunt El Niño’s fury?
- Phys.org – Could geoengineering work to tamp down super El Niños?