Quando in Inghilterra si coltivava la vite: l’incredibile storia del Periodo Caldo Medievale
C’è stato un tempo, non troppo lontano in termini geologici, in cui bere un bicchiere di vino inglese non era una stravaganza. Ve lo dico, dalle notizie che ho raccolto, era pessimo. In questo articolo ho scelto di parlare del Periodo Caldo Medievale, quella lunga parentesi tiepida che va all’incirca dal 900 al 1300 dopo Cristo e che cambiò, letteralmente, la geografia dell’Europa abitata.
In quei quattro secoli i raccolti di cereali prosperarono, i limiti dei boschi alpini salirono di quota e la popolazione europea più che raddoppiò. Nacquero città nuove. E la vite – coltura delicata, sensibile al freddo come poche – arrivò a crescere in Inghilterra, circa 500 chilometri più a nord degli attuali vigneti di Francia e Germania. Non solo: in territorio tedesco, dove oggi le viti si fermano attorno ai 560 metri di altitudine, tra il 1100 e il 1300 i filari si spingevano fino a 780 metri. Secondo le stime dei paleoclimatologi, questo implica temperature superiori di circa 1,0-1,4°C rispetto a quelle odierne, almeno su scala regionale. Persino attorno a Trondheim, nella Norvegia centrale, si coltivavano grano e avena. Un clima così generoso che qualcuno si è chiesto cosa accadrebbe se quel caldo medievale tornasse oggi.
Ecco risolto il primo dubbio, la ricerca scientifica non smentisce una calura maggiore a quella attuale, ma era limitata soprattutto al Mondo allora conosciuto, l’Europa, mentre i dati globale, quelli della temperatura media, indicano che quel periodo non era più caldo di quello attuale. Riassumo per eviata fraintendimenti: il calore era soprattutto in Europa, come d’altronde anche la Piccola Era Glaciale che venne più avanti.

L’avventura vichinga in Groenlandia
La storia ci racconta parecchio dei Vichinghi. Erik il Rosso, esplorò l’ovest dell’Islanda, rivendicò le terre della Groenlandia meridionale attorno al 985, proprio a ridosso del picco di caldo registrato nelle carote di ghiaccio GISP2. Un tempismo perfetto, diciamolo. I primi coloni portarono con sé orzo, avena, segale, cavalli, bovini, pecore e capre; la costa meridionale, all’epoca, era addirittura boscosa. Un clima mite che, secoli prima, potrebbe aver favorito persino imprese leggendarie sulle Alpi.
Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce circa 620 fattorie. Nelle lunghe case comuni vivevano dai 10 ai 20 abitanti, il che porta le stime della popolazione tra le 6.000 e le 9.000 anime. Per tre secoli quegli insediamenti prosperarono grazie a un clima favorevole all’agricoltura, al commercio e alla navigazione. Poi, dopo il 1300, tutto cambiò. Il freddo avanzò, i raccolti fallirono, il permafrost inghiottì campi e stalle. Un vescovo in visita attorno al 1350 trovò gli insediamenti occidentali completamente abbandonati, e nel 1378 la Chiesa rinunciò alla Groenlandia perché le navi non riuscivano più ad attraversare i ghiacci marini tra l’isola e l’Islanda.
Il brusco ritorno del gelo
La transizione verso la Piccola Era Glaciale fu tutt’altro che dolce. L’inverno del 1309-1310 gelò perfino il Tamigi, e il 1315 passò alla storia per piogge torrenziali che – stando alle cronache dell’epoca – non si fermarono per quasi tutto Maggio, Giugno e Agosto. Interi villaggi spazzati via dalle alluvioni, raccolti distrutti, carestie a catena: la Grande Carestia del 1315-1322 mise in ginocchio mezza Europa settentrionale.
Gli astronomi hanno individuato una serie di minimi solari – il Wolf, lo Spörer, il celebre Minimo di Maunder tra il 1645 e il 1715, poi il Dalton – tutti coincidenti con fasi di clima rigido. Durante il Maunder, per capirci, la stagione di crescita delle colture si accorciò di oltre un mese, i ghiacciai alpini avanzarono seppellendo villaggi svizzeri e la popolazione dell’Islanda si dimezzò. In effetti, quando Galileo puntò il telescopio verso il Sole nel 1609, gli scienziati iniziarono a contare le macchie solari: tra il 1645 e il 1715 molti anni non ne mostrarono nemmeno una.
Un’anomalia cloimatica che fa ancora discutere
E qui arriviamo alla parte spinosa. Quanto fu globale, davvero, il Periodo Caldo Medievale? Studi sugli isotopi dell’ossigeno condotti in Groenlandia, Irlanda, Svizzera, Tibet, Cina e Nuova Zelanda, insieme a dati provenienti dagli anelli degli alberi, ne confermano la presenza in molte regioni del pianeta. Il Mar dei Sargassi risultava più caldo di circa 1°C, mentre siccità prolungate colpivano il sud-ovest degli Stati Uniti.
La celebre ricostruzione a “mazza da hockey” pubblicata da Mann e colleghi nel 1998, che ridimensionava drasticamente l’anomalia medievale, scatenò una controversia scientifica durata anni, con critiche metodologiche pungenti da parte di McIntyre e McKitrick.
Il dibattito, va detto, si è in gran parte assestato: le ricostruzioni più recenti indicano un Periodo Caldo Medievale reale ma disomogeneo, con picchi in momenti diversi a seconda delle regioni, mentre il Riscaldamento Globale attuale – circa 1,4°C sopra la media dell’Ottocento secondo i dati NASA – appare sincrono su tutto il globo e legato ai gas serra. Un dettaglio che i minimi solari non spiegano: durante il profondo minimo del 2007-2009 le temperature globali avrebbero dovuto scendere. Invece hanno continuato a salire.
Resta il fascino di un’epoca in cui il clima riscrisse mappe, economie e destini. I ruderi della chiesa di Hvalsey, ultima testimonianza scritta dei norreni in Groenlandia, sono lì a ricordarcelo. Spero di aver presentato il riassunto di studi scientifici di ampio interesse, i quali, come ho scritto, evidenziano che il Riscaldamento Globale fu un altra cosa rispetto al periodo mite medioevale. Per altro, ci sono anche studi spagnoli che riguardano l’andamento dell’Alta Pressione delle Azzorre, che anche nel periodo del Medio Evo, si estendeva all’Europa, e non di certo il rovente anticiclone africano.
Credit:
- NASA Goddard Institute for Space Studies – GISTEMP, per i dati sulle anomalie termiche globali
- Science Advances – AAAS, sullo studio dei ghiacciai della Baia di Baffin e gli insediamenti norreni
- Columbia Climate School, sull’estensione geografica del Periodo Caldo Medievale
- PAGES – Past Global Changes, sulla caratterizzazione regionale dell’Anomalia Climatica Medievale
- Encyclopaedia Britannica, per l’inquadramento generale del Medieval Warm Period