Negli ultimi giorni di caldo intenso si sono verificati, per l’ennesima volta, problemi di blackout in diverse località, soprattutto al nord. Esattamente come nel giugno 2025, nuovi disservizi hanno interessato, tra le altre, Torino, Bergamo e alcuni comuni dell’area milanese come Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese. Come è logico intuire in questi casi, la causa principale è stata il caldo intenso, che porta a un aumento dei consumi di energia e mette sotto pressione le reti elettriche. Le alte temperature possono, in primo luogo, provocare surriscaldamenti, con conseguenti guasti ai cavi e interruzioni nell’alimentazione di abitazioni, negozi e infrastrutture, con tutte le conseguenze del caso.
Un problema già noto
Non si tratta di un fenomeno nuovo: puntualmente ogni estate, con l’arrivo delle ondate di calore, episodi simili tendono a ripetersi. Ma allora come mai accadono queste cose nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle auto a guida autonoma e dei satelliti che raggiungono le comete? Il problema, per quanto possa sembrare semplice, è difficile da prevenire, perché la rete elettrica urbana è molto estesa e complessa. È formata da migliaia di chilometri di cavi metallici rivestiti da materiali isolanti e collegati tra loro tramite giunti.
Quando le temperature aumentano molto – esattamente come ormai da alcuni giorni sta accadendo con questa ondata di calore – i cavi sotterranei devono affrontare una doppia difficoltà, molto critica. Da una parte il terreno e l’asfalto si riscaldano in maniera eccessiva, rendendo più difficile disperdere il calore prodotto dal passaggio della corrente. Dall’altra, il consumo di elettricità cresce perché molte persone utilizzano climatizzatori e ventilatori per rinfrescare gli ambienti. Questo mix è letale, soprattutto perché moltissimi cavi sono stati progettati – permettetemi di dirlo senza la minima lungimiranza – in un’epoca in cui il Riscaldamento Globale galoppava molto meno e non si era mai ipotizzato che potessero sorgere problemi di questo tipo.
Il vero problema
Sta nel capire dove potrebbe verificarsi un possibile guasto. Le aziende che gestiscono le reti effettuano continuamente controlli e manutenzione, ma prevedere con precisione dove si romperà un cavo è estremamente difficile. Generalmente vengono sostituiti prima quelli più vecchi e usurati, ma il caldo estremo può danneggiare anche infrastrutture più recenti, a meno che non vengano impiegati giunti molto costosi e perfettamente isolanti.
La durata media di un cavo dipende infatti dai cosiddetti cicli termici, cioè dalle continue variazioni tra riscaldamento e raffreddamento. In condizioni normali un cavo può funzionare per circa trent’anni, ma estati sempre più bollenti ne stanno riducendo drammaticamente la vita utile. Come se non bastasse, intervenire sulle reti è assai complicato anche perché gran parte dei cavi si trova sotto le strade. Sostituirli completamente richiederebbe l’apertura di moltissimi cantieri, con conseguenze sul traffico e soprattutto con costi esorbitanti.
E quando capita il guasto sono guai
Individuare il punto esatto del guasto può richiedere tempo, talvolta non poche ore ma persino diversi giorni. Nel frattempo possono fermarsi frigoriferi – con enormi quantità di cibo che vengono buttate – ascensori, semafori e sistemi idrici alimentati da pompe elettriche, per non parlare degli studi dentistici. Per limitare i disagi, le aziende possono deviare l’energia attraverso percorsi alternativi, installare generatori di emergenza o utilizzare cavi provvisori in superficie fino alla riparazione definitiva. Ma si tratta di un piano aziendale specifico: non esistono leggi ad hoc in materia. Come si vede, il problema è veramente serio e soprattutto si è fatto molto poco in fase di progettazione, quando non esistevano certe condizioni meteo-climatiche e non si era prevista l’impennata termica delle nostre ultime estati.
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Credit:
- IEA – Electricity 2026: Reliability
- IEA – Electricity 2026: Grids
- IEA – Electricity Mid-Year Update 2025