
(METEOGIORNALE.IT) Siamo usciti da una fase meteo rovente e tra alcuni giorni entreremo in un nuovo periodo caldo. E allora ecco che ritorna quasi sicuramente l’annoso problema dei blackout. Persone che rimangono chiuse in ascensore, uffici che di colpo diventano bui, tram bloccati e metropolitane a singhiozzo, treni fermi senza aria condizionata, studi dentistici che non possono fare un intervento. Sono tanti i lati negativi di un blackout. Ma di chi è la colpa? Ne parleremo in questo nostro nuovo articolo.
Clima sempre più caldo
Le ondate di calore, sempre più frequenti e durature, stanno trasformando radicalmente il modo in cui le città italiane affrontano l’emergenza climatica (come scritto pure su Wikipedia). Oggi il problema non si limita più alle sole temperature elevate, ma tocca direttamente la sopravvivenza dell’infrastruttura urbana, in particolare quella elettrica, che risulta sempre più fragile e vulnerabile.
Il fenomeno meteorologico in atto, già ampiamente visibile in metropoli come Roma, Milano, Bergamo, Firenze non è un evento eccezionale, bensì un cambiamento strutturale. Non si tratta più di semplici picchi di consumo come poteva accadere una ventina d’anni fa, quando l’uso dei condizionatori era un’abitudine saltuaria. Al giorno d’oggi, durante le più intense ondate di calore, non è l’energia a mancare, ma la capacità della rete elettrica di veicolarla e distribuirla correttamente.
Infrastrutture obsolete, ma non è una scusa
I punti deboli del sistema si celano sottoterra, dove si trovano cavi, giunti, trasformatori e cabine realizzati decenni fa, progettati per un contesto climatico diverso da quello attuale (a proposito di lungimiranza…) Questi componenti, immersi in un sottosuolo che nei mesi di Luglio e Agosto può facilmente toccare i 40°C, con asfalti neri e roventi, vanno incontro a un progressivo deterioramento. I materiali isolanti perdono la loro efficacia, i metalli si dilatano a causa del calore e le saldature si indeboliscono fino a non poter più reggere nemmeno un carico elettrico tipico estivo.
Il rischio di un blackout aumenta sia nel momento di massimo carico energetico, sia quando si verifica il cedimento di uno degli anelli più vulnerabili della rete. A quel punto può scatenarsi una reazione a catena, in cui il guasto di un singolo elemento comporta un sovraccarico sugli elementi vicini, provocando una serie di interruzioni a cascata, con la conseguente interruzione diffusa della corrente elettrica. Per chi mastica un po’ conoscenze: le famose leggi dei circuiti “in serie” e “in parallelo”, quando si ferma un elemento si bloccano tutti quelli connessi.
Senza energia il caldo può diventare pesante
Ovviamente, quando si interrompe l’elettricità, viene meno quel benessere climatico garantita da condizionatori, ventilatori e deumidificatori. Ma il problema è un altro. ed è che molte nostre case sono autentici con la brodi. Costruzioni vetuste, orribili e mostruose energeticamente, senza la minima efficienza energetica, progettate malissimo e senza alcuna lungimiranza.
Un vero e proprio disastro ingegneristico. Tutte case costruite quando il petrolio costava pochissimo e quando non c’era questo clima, sebbene si intuisse un aumento termico, senza la minima pianificazione a lungo termine, cosa peraltro che non accomuna solo la politica, ma anche l’industria e l’energia.
Se non si interviene, i blackout saranno sempre più frequenti
Le prospettive meteo per i prossimi anni sono preoccupanti. Senza un rinnovo massiccio delle reti sotterranee, e senza un investimento deciso su tecnologie di trasporto elettrico resistenti alle alte temperature, il nostro Paese rischia di trovarsi ogni Estate in una situazione simile, se non peggiore. Aumentano sia le temperature, sia la nostra dipendenza da strumenti elettrici per contrastarle, ma la rete su cui contiamo si sgretola, fonde, si inceppa proprio per effetto del caldo e soprattutto per colpa dei nostri comportamenti inadeguati.
Serve un cambiamento di approccio, molto lungo e complesso. Non possiamo più pensare alla crisi climatica come a un fenomeno da (provare) a limitare con pannelli solari, energie rinnovabili e mobilità elettrica. È necessario iniziare a parlare anche di trasformatori, cabine secondarie, cavi interrati e giunti elettrici, progettati per resistere anche a temperature superiori ai 45°C nel sottosuolo urbano. Ma per questo ci vogliono anni e miliardi di investimenti. La soluzione immediata è una sola: sobrietà termica.
Ma alla fine la colpa è dei comportamenti dei cittadini
Mi rivolgo a uffici, industrie, fabbriche ecc. Ma è mai possibile che non esista una modalità di tenere un climatizzatore al minimo? Salvo poi lamentarsi che il costo dell’energia è elevato. Smettiamola di dare la colpa al clima, la colpa è, volendo vedere, di tutti noi (o quasi). Sono più che sicuro che se tutti gli uffici fossero termostatati a 27-28 gradi (assolutamente sopportabili soprattutto quando siamo abituati a 35) non ci sarebbe stato alcun problema.
Perché il prossimo blackout può capitare a tutti voi. Rimanere chiusi 4 ore in ascensore, sigillati dentro, magari con l’ansia che sale. Oppure dover spostare l’intervento ai denti, programmato da 2 mesi, perché non si garantisce la continuità di corrente. Oppure perdere la coincidenza del treno o dell’aereo! Sareste contenti? In fondo, finché uno non prova a pensare ai disagi è facile dare la colpa alle reti vecchie. Quindi per favore non diamo la colpa al meteo, diamo le colpe a chi contribuisce a far saltare la rete con comportamenti inadeguati. (METEOGIORNALE.IT)
