Gli Stati Uniti hanno avviato un forte taglio dei costi in molti settori, tra cui la scienza e la meteorologia. Ho estratto dalla newsletter di scientificamerican.com l’intervento del responsabile: ho analizzato i punti chiave e vi propongo cosa sta accadendo. Tuttavia, conoscendo abbastanza bene la materia, vi parlo anche di intelligenza artificiale.
Quando l’intelligenza artificiale diventa business
Le scoperte dell’intelligenza artificiale rappresentano un progresso della scienza e della tecnologia di enorme rilevanza, ma attenzione: sono diventate business, e questo sta intaccando la società e l’informazione che abbiamo conosciuto. Oggi migliaia e migliaia di articoli che leggete sono composti da macchine, ovvero dall’intelligenza artificiale. Su questo è intervenuto Google, che in una prima fase ha bloccato la propagazione di queste informazioni per poi farne uso a sua volta, così che gli esiti del motore di ricerca non sono altro che il riassunto di contenuti acquisiti senza alcun diritto, con totale violazione del copyright, da siti web che con sistemi automatici vengono ritenuti autorevoli.
Ma l’autorevolezza, come può fornirla una macchina imperfetta? Nel frattempo, lo stesso Google ha ridotto l’attenzione verso gli articoli composti con il supporto dell’intelligenza artificiale, considerando anche che con quella stessa tecnologia fa business attraverso Gemini. Non a caso, uno studio recente ha messo in luce i limiti dei modelli meteorologici basati sull’IA, proprio là dove la macchina dovrebbe brillare.
Autorevoli esperti di comunicazione avvisano su come sarà il futuro, osservando le novità dello stesso Google, che nel Mondo occidentale è il motore di ricerca leader. Ma ormai tutti i motori di ricerca svolgono lo stesso ruolo a discapito dei siti web, fornendo al lettore quello che, ai miei tempi delle scuole superiori, era il riassuntino della lezione contenuto in un volumetto chiamato “Il Bignami”.
L’informazione che migra verso le macchine
L’informazione generalista, quella dei quotidiani, sta migrando sempre più verso l’intelligenza artificiale. Ma questa era stata concepita per essere al nostro servizio in altro modo, non per sostituire l’essere umano. Cosa che invece sta avvenendo in maniera diffusa anche in Italia, con la scomparsa dei call center: so bene che sono fastidiosi, ma oggi al loro posto ci sono gli “agenti di intelligenza artificiale” che effettuano le telefonate. Sì, proprio quelle che ricevete svariate volte al giorno e che parlano come un essere umano. E potrei fare decine di altri esempi.
Eppure l’IA, usata con criterio e affiancata da specialisti, resta uno strumento prezioso: un’analisi pubblicata su una rivista scientifica ha mostrato risultati sorprendenti proprio nel campo delle previsioni. Il punto non è demonizzare la tecnologia, ma decidere chi ne tiene il timone.
L’America taglia i fondi alla scienza
L’America, però, è ancora il Paese leader nel Mondo, anche se ovunque si stanno riducendo i fondi destinati alla ricerca scientifica. Come denuncia il direttore della newsletter, tutto sta cambiando. Di recente è stato annunciato il ritiro di 900 sonde per il rilevamento della temperatura della Corrente del Golfo, per fare un esempio, mentre in precedenza erano già state chiuse numerose sezioni della NOAA. Ne avevamo parlato anche quando il sito istituzionale dell’agenzia americana risultò sospeso, un segnale di quanto la scienza pubblica diventi fragile quando la politica flette i muscoli.
L’obiettivo è risparmiare, ma anche quello di non comunicare che il Mondo vive il cambiamento climatico: un aspetto di cui l’attuale politica degli Stati Uniti è convinta, imponendo però un bavaglio totale. Tematica discutibile, ma è opportuno che ciascuno di noi osservi quel che accade nel proprio Paese. Sul tema dell’accesso ai dati pesa anche la differenza tra meteo pubblico e modelli ad accesso limitato, perché chi controlla i dati controlla, di fatto, la conoscenza. E non sorprende che diversi studi sul clima siano stati di fatto bloccati dal governo federale, nonostante l’evidenza dei numeri.
Vi lascio dunque alla sintesi di quanto scrive il direttore Andrea Gawrylewski, caporedattore della newsletter di Scientific American.
La sintesi del caporedattore di Scientific American
Per decenni il governo degli Stati Uniti è stato un partner dell’impresa scientifica, ma oggi quel rapporto si sta sgretolando. Sullo sfondo si aggiungono altre preoccupazioni, dalle traiettorie dell’epidemia di Ebola alla prima tempesta tropicale della stagione. La nuova generazione di ricercatori si trova ad affrontare turbolenze e incertezze sui finanziamenti alla ricerca.
Il patto risale al secondo dopoguerra. I funzionari riconobbero che la scienza era stata decisiva per la vittoria degli Alleati, non solo con la bomba atomica, ma anche con il radar, la penicillina, la conservazione degli alimenti e la crittografia. Nacque così la National Science Foundation e crebbero i National Institutes of Health. Nei decenni successivi il finanziamento si è ulteriormente evoluto, includendo anche il capitale di rischio, e la ricerca pubblica si è spostata nelle università, diventate partner nelle scoperte. Oggi circa il 40% di tutti i fondi per la ricerca di base proviene dal governo federale, mentre gli sviluppatori più influenti del settore privato si concentrano nella Silicon Valley, con una visione dell’innovazione rapida, capace di rivoluzionare i mercati e generare profitto: un’idea che condiziona, oggi più che mai, il modo in cui lo Stato finanzia la scienza.
Lo scenario attuale è ben diverso. Sotto l’attuale amministrazione, migliaia di finanziamenti federali sono stati congelati o cancellati, e circa 2.600 risultano ancora in sospeso, per un valore di circa 1,4 miliardi di dollari. Molti tagli vengono giustificati con motivazioni politiche, ad esempio escludendo i progetti che contengono riferimenti a diversità, equità e inclusione, o persino parole come “donna” o “razza”. Nel frattempo calano le iscrizioni ai corsi di laurea specialistica e quasi 95.000 scienziati hanno lasciato il lavoro nel governo federale. Ai beneficiari dei fondi, inoltre, non è più consentito condividere risorse con collaboratori stranieri, rendendo quasi impossibile lo studio di malattie come la febbre di Lassa e l’Ebola. Paradossalmente, la stessa amministrazione che ha tagliato milioni di dollari continua a pretendere progressi eccezionali nel campo tecnologico.
C’è poi il capitolo delle scoperte mancate. Nel 2025 i NIH hanno ridotto di oltre il 40% i fondi per la ricerca rispetto agli anni precedenti. Un gruppo di economisti si è chiesto cosa sarebbe accaduto se, negli ultimi decenni, quel budget fosse stato inferiore del 40%: i progetti collocati nella fascia più bassa delle priorità non sarebbero stati finanziati. Analizzando i risultati di ricerche mai realizzate in questo universo parallelo, gli studiosi hanno scoperto che circa la metà di tutti i farmaci, oggi, semplicemente non esisterebbe.
Restano le conseguenze sul rapporto tra governo e scienza. Insomma, la situazione si sta gravemente compromettendo, e a pagarne le conseguenze ne saremo tutti, compresi gli abitanti degli Stati Uniti. I perché di tutto questo per me che ho riassunto l’intervento, resta quasi un mistero.
Credit:
- Scientific American – tagli ai finanziamenti della NSF
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- National Institutes of Health (NIH)
- National Science Foundation (NSF)
- STAT – American Science, Shattered