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Meteo: El Niño in formazione, la NOAA avverte che potrebbe diventare Strong

L'autorevole NOAA ci dice che siamo di fronte a un evento molto forte di Nino

Davide Santini di Davide Santini
17 Mag 2026 - 15:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Ormai si parla diffusamente di El Niño, una teleconnessione meteoclimatica che potrebbe stravolgere gli equilibri mondiali nei prossimi mesi. Si sente però dire anche che condizionerà pesantemente il tempo in Italia. Ma è vero? Oppure le conseguenze sono decisamente minori per noi? Andiamo a vedere le novità in questo articolo.

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Cosa emerge

Secondo le ultime analisi della NOAA, le probabilità che El Niño si sviluppi durante l’estate sono ormai molto elevate, praticamente certe. Gli esperti ritengono inoltre che le condizioni favorevoli possano persistere anche nel corso del prossimo inverno, aumentando così la possibilità di un evento duraturo e molto intenso.

 

Ma perché lo diciamo? Emerge dalle osservazioni delle acque profonde del Pacifico equatoriale. Da circa sei mesi, il contenuto di calore oceanico sotto la superficie è in costante aumento. Questo è considerato un segnale molto importante dagli studiosi, perché spesso precede la formazione dei grandi eventi di El Niño. Sappiamo che sono termini tecnici, cerchiamo quindi di essere più chiari. Possiamo dire che enormi quantità di energia termica si stanno accumulando negli strati profondi dell’oceano e potrebbero successivamente emergere verso la superficie: qualcosa di molto rilevante.

 

Le rilevazioni

Emerge pertanto che una vasta area di acque molto più calde della norma, situata sotto il Pacifico tropicale, sta accumulando calore in misura significativa. Per dirla metaforicamente, rappresenta una sorta di “serbatoio energetico” che alimenta il fenomeno. Storicamente, gli episodi più intensi di El Niño sono stati anticipati proprio da situazioni simili, caratterizzate da un marcato riscaldamento delle acque oceaniche in profondità, poi trasferito verso gli strati superficiali.

 

In questa fase si verifica anche una modifica della struttura termica dell’oceano. Cambia il cosiddetto termoclino, cioè la fascia che separa le acque superficiali più calde da quelle profonde e fredde. Quando il termoclino si altera, diminuisce la risalita di acqua fredda dagli strati inferiori verso la superficie. Siamo dunque di fronte a un fenomeno decisamente importante, con rilasci di calore latente a diversi livelli di profondità.

 

Questa immagine, a cura della NOAA, ci mostra come la prossima fase di Nino possa essere veramente molto forte, a cominciare dai mesi estivi e fin tutto l’autunno e l’inverno.

 

Che cosa succede adesso

Per dirla brevemente: più la superficie del Pacifico si scalda, più l’atmosfera tende a rispondere rafforzando le condizioni che sostengono El Niño. In altre parole, oceano e atmosfera iniziano a influenzarsi reciprocamente, facendo crescere questo fenomeno in maniera sempre più marcata. Gran parte dell’energia necessaria sembra già presente negli oceani, ma il passaggio decisivo sarà capire se anche l’atmosfera entrerà stabilmente in sintonia con questo processo nei prossimi mesi. E pare oramai certo.

 

Se ciò dovesse accadere, le conseguenze potrebbero essere rilevanti a livello globale. I forti eventi di El Niño sono spesso associati a variazioni molto marcate delle precipitazioni, delle temperature e della frequenza di eventi meteo estremi in diverse aree del pianeta. Come già scritto in altri articoli, però, gli effetti per l’Italia non sono molto pronunciati. Al massimo potremmo avere un autunno più caldo e meno precipitativo della media, ma i fattori preponderanti nel nostro clima sono ben altri.


Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
  • WMO – World Meteorological Organization: Likelihood increases of El Niño
  • IRI – International Research Institute for Climate and Society: ENSO Forecast
  • NOAA Climate.gov – El Niño & La Niña
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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