
(METEOGIORNALE.IT) Gli sbalzi termici, quelli improvvisi, in particolare quando segnano l’esordio della stagione estiva con picchi che passeranno rapidamente da valori primaverili alla soglia dei 30°C in meno di quarantotto ore, innescano una serie di risposte fisiologiche che la medicina definisce come ‘sindrome da meteo-sensibilità‘. Non si tratta di una semplice sensazione di spossatezza passeggera, ma di un vero e proprio sforzo di adattamento che il nostro organismo deve compiere per mantenere invariata la temperatura interna, un processo noto come termoregolazione.
Quando l’aria calda di matrice nord-africana conquista la nostra Penisola, il primo effetto macroscopico sul corpo umano è una marcata vasodilatazione periferica. I vasi sanguigni si dilatano per disperdere il calore in eccesso verso l’esterno, un meccanismo perfetto che però porta con sé un effetto collaterale immediato: il calo della pressione arteriosa. È questo il motivo principale per il quale, durante le prime 48 ore della fiammata africana, milioni di persone avvertono una profonda sensazione di stanchezza, debolezza muscolare e, in qualche caso, lievi vertigini o mal di testa. Il corpo, abituato fino a qualche giorno prima a trattenere il calore a causa delle temperature più fresche, si ritrova improvvisamente a dover fare l’esatto contrario, lavorando a pieno regime sotto il profilo cardiocircolatorio.
A complicare questo quadro interviene l’umidità relativa, un fattore che i meteorologi analizzano attraverso l’indice di disagio bioclimatico. Se il caldo in arrivo fosse puramente torrido, ossia secco, l’evaporazione del sudore avverrebbe in modo del tutto rapido e ‘indolore’. Purtroppo, però, le prime ondate di calore di matrice nord-africana che attraversano il Mediterraneo tendono a caricarsi di umidità sottratta alle superfici marine ancora relativamente fredde. Ciò favorisce un clima afoso nei bassi strati che ostacola la naturale traspirazione della pelle. Quando il sudore non evapora, il corpo fatica a raffreddarsi, acuendo quella sensazione di pesantezza che spesso ci accompagna non solo durante le ore centrali della giornata, ma anche nel corso delle prime serate caratterizzate da scarso ricircolo d’aria.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è l’impatto sulla qualità del sonno. Il brusco arrivo delle prime ‘notti tropicali‘, con temperature che faticano a scendere sotto i 20-22°C, altera il nostro orologio biologico interno. Per addormentarsi profondamente, l’organismo necessita che la temperatura corporea interna scenda di qualche decimo di grado; se la nostra stanza da letto è troppo calda e l’aria è satura di umidità, il sonno diventa spezzettato e leggero, facendoci svegliare già stanchi e privandoci delle energie necessarie per affrontare la giornata lavorativa.
Difendersi da questo shock termico durante questa fase di transizione è possibile attraverso piccoli accorgimenti fisici e dietetici, in attesa che l’organismo completi il suo naturale processo di acclimatazione, che solitamente richiede dai 4 ai 7 giorni. Diventa fondamentale modulare l’idratazione, non attendendo lo stimolo della sete ma integrando costantemente acqua e sali minerali come magnesio e potassio, i primi a essere sacrificati con la sudorazione.
Dal punto di vista alimentare, questo vero e proprio ribaltone meteo richiede un alleggerimento dei carichi digestivi, privilegiando cibi freschi e ricchi di acqua che non sovraccarichino il fegato e l’apparato digerente in un momento in cui il flusso sanguigno è già fortemente orientato verso le parti periferiche del nostro corpo. L’estate arriverà presto e il nostro corpo ha solo bisogno del tempo necessario per imparare a gestirla. (METEOGIORNALE.IT)