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Caldo estremo in Maggio: cosa potrebbe arrivare in Luglio? L’esperto fa chiarezza

Abbiamo intervistato Davide Santini sull'ondata di calore di questi giorni e su quello che potrebbe accadere nel cuore dell'Estate

Davide Santini di Davide Santini
29 Mag 2026 - 17:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Abbiamo intervistato Davide Santini, esperto di clima e meteo, che ci propone le tendenze per Luglio e fa alcune delucidazioni sulle domande più frequenti dei nostri lettori.

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Cosa sta accadendo?

Come già riferito da molti notiziari, in molte aree della Pianura Padana – e non solo – le temperature hanno raggiunto punte di 35-36°C. Qualcosa di davvero eccezionale. Di solito, per capire quanto sia fuori scala una massa d’aria, si utilizza l’indice EFI (Extreme Forecast Index): i valori hanno superato 0,8 su una scala di 1, il che significa, senza mezzi termini, che stiamo vivendo qualcosa di epocale.

 

Se fa questo caldo adesso, come sarà luglio?

È la domanda che molti lettori ci fanno. Se la tarda primavera presenta già temperature fino a 10-14°C superiori alle medie stagionali, cosa potrebbe accadere nel cuore dell’estate? Avremo anomalie simili? Tranquillizziamo subito i nostri lettori. Dal punto di vista strettamente climatologico-statistico, non esiste una relazione matematica diretta tra un Maggio eccezionalmente caldo e un’estate inevitabilmente rovente.

 

Un singolo episodio caldo, per quanto intenso, non determina automaticamente l’andamento dei mesi successivi. Certo è che possiamo fare la seguente considerazione: un’anomalia così eccezionale come quella di queste ultime giornate, collocata nel cuore di Luglio, potrebbe davvero far saltare i record assoluti di caldo sulla Penisola italiana.

 

El Niño potrebbe amplificare un’Estate già rovente?

La risposta è no, e adesso vi spiego perché. Si tratta di un fenomeno che consiste in un marcato riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Le anomalie termiche oceaniche previste potrebbero superare la soglia di +1,5°C già tra Giugno e Luglio, con la possibilità di raggiungere o oltrepassare i +2°C nella seconda parte dell’anno.

 

Attenzione, però: non si tratta di anomalie di temperatura in Italia, bensì nel cuore dell’Oceano Pacifico. Se da un lato un’anomalia di tale portata non rimane isolata, l’enorme surplus energetico accumulato modifica la circolazione atmosferica globale solo nei mesi successivi.

 

Ecco perché, anche se l’Oceano Pacifico risulterà bollente tra qualche settimana, questo non cambierà nulla rispetto a quanto potrà fare caldo nel nostro Paese nell’immediato. Lo confermano anche le ultime elaborazioni dell’IRI – International Research Institute for Climate and Society, che assegnano una probabilità del 98% a condizioni di El Niño tra Maggio e Luglio 2026.

 

 

Che dati ci porta?

Secondo le ultime elaborazioni del modello stagionale SEAS5 dell’ECMWF, Luglio potrebbe risultare il mese più critico dell’estate. Le proiezioni mostrano anomalie termiche diffuse comprese tra +1,5°C e +2,5°C rispetto alla media climatologica 1991-2020, una media già di per sé piuttosto calda.

 

Le isoterme a circa 1.500 metri (tecnicamente a 850hPa) potrebbero stabilizzarsi frequentemente oltre i 20-23°C – valori che un tempo sarebbero stati eccezionali, ma che oggi capitano diverse volte durante l’estate. Tradotto al suolo, ciò potrebbe significare temperature superiori ai 35-38°C in modo abbastanza ricorrente sulle pianure interne del Centro-Nord, nelle aree interne di Sardegna e Sicilia e lungo molte zone tirreniche, dalle interne della Toscana al Lazio. Non si tratterebbe quindi di episodi isolati, ma di una possibile continuità – comunque ogni tanto interrotta – di anomalie molto calde.

 

Tutto questo con soli due gradi di anomalia

Sì, avete capito bene. Non è un’anomalia trascurabile. Tradotta nel periodo più caldo dell’anno, la cupola africana sarebbe quasi sempre diretta verso il Mediterraneo centrale e parte dell’Europa continentale, bloccando del tutto qualsiasi tipo di perturbazione.

 

Quando questi blocchi anticiclonici persistono per giorni o settimane, si formano i cosiddetti Dome di calore: aree bollenti di decine o centinaia di migliaia di chilometri quadrati, dove l’aria al loro interno è praticamente immobile. In questo modo aumentano non solo le temperature massime, ma anche quelle minime notturne, con effetti pesanti – e talvolta persino pericolosi per la salute pubblica – nelle aree urbane.

 

Le anomalie di temperatura su tutto il continente europeo secondo il modello ECMWF. Potremmo avere davvero un luglio molto caldo, a prescindere da quello che sta accadendo ora.

 

Nuova siccità?

Con le ultime estati, risulta quanto mai difficile immaginare una stagione ricca di piogge. Le proiezioni stagionali estive presentano tradizionalmente un livello di affidabilità inferiore rispetto alle previsioni invernali, soprattutto per la distribuzione delle precipitazioni. Le elevate temperature favorirebbero inoltre un’evaporazione molto intensa, come sta già avvenendo in queste bollenti giornate. Ne consegue che gli strati superficiali del suolo sarebbero soggetti a forte stress idrico.

 

Se dovesse fare un’estate bollente e molto secca, nonostante un buon inverno e una primavera discreta, potremmo rischiare una nuova crisi idrica, soprattutto sul finire dell’estate e a inizio settembre, qualora non ci fossero eventuali fronti organizzati nel corso di questi mesi.

 

Gli eventuali fenomeni estremi

Questo è sempre un punto molto delicato. L’afa intensa prevista nei bassi strati della Valle Padana, unita a possibili infiltrazioni di aria più fresca lungo il bordo settentrionale dell’anticiclone, creerebbe condizioni predisponenti per lo sviluppo di forti temporali.

 

I rischi principali includono grandinate di grosse dimensioni, nubifragi e downburst – ovvero violentissime raffiche lineari, spesso confuse con i tornado, ma che in realtà hanno un moto lineare e non rotazionale. Questa dinamica è ormai sempre più frequente nelle estati mediterranee moderne: lunghi periodi dominati dal caldo subtropicale, intervallati da improvvise fasi temporalesche molto violente. Potremo sapere con settimane di anticipo dove si concentrerà il massimo rischio, ma è uno scenario con cui dobbiamo fare i conti.


Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – Climate Prediction Center, ENSO Diagnostic Discussion
  • IRI – International Research Institute for Climate and Society
  • Copernicus Climate Change Service – ECMWF
  • WMO – World Meteorological Organization
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Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione statistica tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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