Le piogge tempestose degli ultimi giorni si sono finalmente placate su tutto il sud e il medio basso Adriatico. Il maltempo ha certamente lasciato una scia di devastazione soprattutto tra il basso Abruzzo, il Molise e la Puglia settentrionale, dove sono esondati numerosi corsi dโacqua e i terreni sono stati allagati dalle piogge torrenziali. Basti pensare che in poco meno di tre giorni sono caduti mediamente tra i 100 e i 150 mm di pioggia su territori vastissimi dal Salento allโAbruzzo, una quantitร di pioggia spropositata, la piรน grande degli ultimi anni arrivata in Italia. Ora finalmente sta tornando lโalta pressione, ma per alcuni territori questa non sarร una grande notizia.
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Pausa dal maltempo, ma il caldo anomalo sarร un problema
Certamente ci sarร una pausa dal maltempo e questo รจ indubbiamente un punto a favore: i terreni e i versanti montuosi avranno modo di smaltire con pazienza tutto il carico di pioggia arrivato di recente. Tuttavia dobbiamo anche tener conto delle eccezionali nevicate arrivate in Appennino al di sopra dei 1000 m di altitudine: tra Abruzzo e Molise si registrano accumuli spaventosi di oltre due metri e mezzo oltre i 1500 m di altitudine, che rappresenteranno un grosso problema in vista della prossima settimana.
I fattori di rischio immediati:
- terreni ancora saturi dโacqua dopo giorni di piogge
- manto nevoso abbondante e instabile in montagna
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Caldo anomalo in quota, attenzione!
Lโalta pressione in arrivo avrร connotati subtropicali e sarร a carica di aria tiepida in quota. Ci sarร una impennata delle temperature a 1500 m, tanto da portare la colonnina di mercurio attorno agli 8ยฐ sopra lo zero. Questo brusco aumento delle temperature chiaramente andrร a destabilizzare tutto il manto nevoso caduto in pochi giorni, alimentando sia il rischio di valanghe sia una fusione eccessiva e rapida della neve.

La neve caduta in pochi giorni tende a essere poco compatta e stratificata in modo instabile, soprattutto quando si alternano fasi di neve asciutta e momenti piรน umidi. Lโarrivo di aria piรน mite provoca una trasformazione rapida del manto nevoso: la neve si appesantisce, perde coesione e puรฒ facilmente scivolare lungo i pendii, soprattutto nelle ore piรน calde della giornata. In Appennino, dove i versanti sono spesso ripidi e soggetti a forti accumuli da vento, si possono innescare valanghe anche di grandi dimensioni, capaci di raggiungere fondovalle e infrastrutture.
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Fusione della neve e rischio idrogeologico
Allo stesso tempo, la fusione rapida della neve rappresenta un ulteriore fattore di rischio per territori giร messi in ginocchio dalle piogge recenti, che giร hanno scatenato danni ed esondazioni. Tutta lโacqua contenuta nel manto nevoso, sciogliendosi in tempi molto brevi, va ad alimentare ulteriormente fiumi e torrenti giร ingrossati, aumentando il rischio di nuove esondazioni. I terreni, giร completamente saturi dopo giorni di precipitazioni intense, non sono piรน in grado di assorbire ulteriori quantitร dโacqua, favorendo il deflusso superficiale e quindi allagamenti diffusi.
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Le temperature piรน alte in quota arriveranno tra il 6 e il 9 aprile, un periodo in cui tantissima della neve caduta in quota tenderร velocemente a fondersi, andando ad alimentare ancor di piรน fiumi e torrenti. Insomma il rischio idrogeologico non รจ ancora terminato per Abruzzo, Molise e Puglia.
Fonti e credits
Questa analisi รจ stata realizzata consultando i principali modelli meteorologici internazionali, tra cui ECMWF (https://www.ecmwf.int), GFS (https://www.ncei.noaa.gov/products/weather-climate-models/global-forecast) e NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per valutare lโevoluzione termica e il rischio idrogeologico.
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