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Aprile ancor più pazzerello di Marzo, freddo e caldo si danno la mano

Che fatica per la Primavera. Ci proverà nei prossimi giorni, ma freddo e maltempo punteranno ancora minacciosamente l'Italia nel prosieguo di Aprile.

Raffaele Laricchia di Raffaele Laricchia
04 Apr 2026 - 21:00
in A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) È indubbio che la primavera stia facendo un’enorme fatica nel venir fuori. La stagione è cominciata ormai da un pezzo: da oltre due settimane dal punto di vista astronomico, da oltre un mese sul calendario meteorologico, ma le belle giornate scarseggiano. Anche l’inizio di aprile è stato pesantemente condizionato dal freddo, considerando che è arrivata la seconda ondata di freddo fuori stagione di questo primo scorcio della primavera. Insomma, a conti fatti, l’inverno non è davvero terminato e ce l’ha dimostrato con temperature molto basse e soprattutto tempeste di neve lungo l’Appennino.

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Breve tregua dal maltempo, ma Aprile riserva sorprese

Ora che ci troviamo nel pieno delle feste di Pasqua, l’alta pressione sta riuscendo a impadronirsi dell’Italia: quantomeno regalerà qualche giornata un po’ più tranquilla e un po’ più tiepida, che servirà soprattutto per permettere a terreni e montagne di smaltire tutta la pioggia eccessiva arrivata di recente.

 

Tutte le perturbazioni che si sono susseguite negli ultimi mesi sul nostro stivale e, in particolar modo, il ciclone Erminio che da poche ore si è definitivamente dissolto, hanno totalmente riempito tutti gli invasi del centro sud Italia, ponendo finalmente fine a un lungo periodo di siccità che ha attanagliato l’Italia negli ultimi anni. Anche le dighe che versavano nelle condizioni più critiche, come ad esempio la diga di Occhito in Molise, sono riuscite a fare il pieno d’acqua. Senza dubbio il ciclone Erminio ha fortemente contribuito al riempimento definitivo degli invasi, considerando che sono precipitati al suolo centinaia di milioni di metri cubi d’acqua su vastissimi territori, soprattutto tra Abruzzo, Molise e Puglia.

 

Bacini fondamentali per l’approvvigionamento idrico hanno beneficiato di un apporto straordinario sia dalle precipitazioni dirette sia dal contributo dei fiumi in piena. In particolare, le dighe legate al sistema del Fortore e dell’Ofanto stanno registrando un sensibile incremento delle riserve, mentre anche gli invasi lucani e pugliesi mostrano segnali di pieno recupero dopo mesi difficili. Si tratta di una situazione estremamente positiva in vista dell’estate, quando la richiesta d’acqua per uso agricolo e civile aumenterà sensibilmente.

 

Le piogge primaverili risultano particolarmente preziose perché arrivano in una fase di transizione tra la stagione fredda e quella calda. L’acqua che cade tra fine inverno e inizio primavera riesce infatti a infiltrarsi nei terreni ancora poco secchi e a ricaricare le falde acquifere in modo molto più efficiente rispetto alle precipitazioni estive, spesso intense ma rapide e meno utili dal punto di vista idrico.

Caldo improvviso, la situazione

La pausa dal maltempo potrebbe però illudere che sia davvero esplosa la primavera. In effetti nei prossimi giorni le temperature saliranno notevolmente da nord a sud, soprattutto in val padana, dove sembrerà improvvisamente di respirare un’atmosfera simil-estiva. Addirittura tra Pasquetta e il 7 aprile potremmo sfiorare temperature di 27° sulla pianura padana tra Lombardia, Emilia e Veneto: sono temperature esagerate per il mese di aprile, più consone invece per la fine di maggio o addirittura l’inizio di giugno.

 

L’aumento termico riguarderà anche il centro e il sud, seppur con un pochino più di fatica dopo il gran freddo dei giorni scorsi. In ogni caso potremmo facilmente raggiungere i 21 o 22° su molte località del meridione, soprattutto nelle zone interne della Puglia, della Basilicata, della Calabria e della Sicilia. Certamente una bella notizia per gli amanti della primavera, che almeno fino al 9 aprile potranno godere di giornate più tranquille e molto più tiepide.

 

Attenzione in montagna: rischio valanghe e piene

L’aumento delle temperature arriverà anche in alta quota e questa però non sarà una bella notizia. Dopo le recenti tempeste di neve che hanno attanagliato l’Appennino centro-meridionale, l’aumento delle temperature attese nei prossimi giorni rappresenterà un grosso problema sia in ottica valanghe sia in ottica allagamenti o episodi alluvionali. Di neve ne è caduta davvero tantissima negli ultimi giorni: addirittura si calcolano oltre due metri e mezzo di neve fresca caduti sull’Appennino tra Abruzzo e Molise al di sopra dei 1500 m di quota. Tutta questa neve rischia di fondersi rapidamente nei prossimi giorni, contribuendo a un nuovo innalzamento dei livelli dei torrenti e dei fiumi.

 

Quando si verifica un rapido aumento delle temperature dopo nevicate così abbondanti, il manto nevoso diventa estremamente instabile. La neve fresca, accumulatasi in grandi quantità in pochi giorni, tende a non essere ben consolidata e può facilmente cedere sotto il proprio peso, soprattutto quando viene appesantita dall’acqua di fusione. Questo aumenta sensibilmente il rischio di valanghe, in particolare sui versanti più ripidi e nelle ore più calde della giornata, quando il sole e l’aria più mite accelerano i processi di trasformazione della neve.

 

Allo stesso tempo, lo scioglimento rapido della neve rappresenta una minaccia concreta dal punto di vista idraulico. L’acqua derivante dalla fusione si somma a quella già presente nei suoli saturi e nei corsi d’acqua ingrossati dalle piogge recenti, aumentando il rischio di nuove piene improvvise. In queste condizioni, anche senza ulteriori precipitazioni, possono verificarsi allagamenti e criticità lungo fiumi e torrenti, soprattutto nelle aree già colpite dal maltempo nei giorni precedenti. È una situazione tipica delle grandi nevicate seguite da rialzi termici repentini, che può prolungare l’emergenza idrogeologica anche dopo la fine delle piogge.

 

I rischi principali

  • possibile aumento del rischio valanghe
  • nuova crescita di fiumi e torrenti per fusione rapida

L’aumento delle temperature in quota di fatto non sarà graduale ma quasi istantaneo: dopo aver registrato temperature sotto lo zero per diversi giorni, ecco che tra Pasquetta e il 9 aprile arriveranno isoterme di circa 7-8°C sopra lo zero a 1500 m di altitudine. Con temperature così alte è chiaro che la neve rischia di fondersi a gran velocità, facendo scendere a valle milioni di metri cubi d’acqua, soprattutto tra Abruzzo e Molise.

Nuovo ribaltone a metà mese

Ma quanto durerà questa fase più tiepida e stabile? Ebbene arriviamo al cuore del discorso. L’ideale di primavera dell’immaginario collettivo, caratterizzato da belle giornate per settimane e settimane, rischia di crollare inevitabilmente. Nel prosieguo di aprile il tempo non sarà sempre stabile e mite, poiché dovremo tener conto della crisi finale del vortice polare che continua a inviare impulsi freddi e instabili verso le basse latitudini.

 

Ad esempio, attorno a metà aprile, in particolar modo tra il 12 e il 15 aprile, l’Italia rischia di essere teatro di una nuova ondata di freddo, che sarebbe la terza ondata di freddo fuori stagione della primavera. Un nucleo freddo proveniente dai Balcani rischia di raggiungere l’Italia, imponendo un nuovo importante calo delle temperature anche di oltre 10°, che di fatto riporterebbe la colonnina di mercurio su valori pienamente invernali. Oltre al freddo potrebbero arrivare anche nubi minacciose, acquazzoni, temporali e di nuovo fiocchi di neve in montagna. Centro e sud Italia al momento sembrerebbero gli obiettivi di questa nuova ipotetica ondata di freddo.

 

Ma non finisce qui: le belle giornate di sole faticheranno a venir fuori anche nella seconda metà di aprile, visto che le perturbazioni atlantiche saranno spesso dietro l’angolo e pronte ad attraversare il Mediterraneo. Queste perturbazioni si alterneranno con veloci avvezioni calde subtropicali che di fatto produrranno sbalzi di temperatura considerevoli. Insomma aprile rischia di rivelarsi ancor più pazzerello di marzo, ma potrebbe effettivamente essere il canto del cigno di questa estrema variabilità prima di una generale stabilizzazione delle masse d’aria sull’Europa in vista della fine della primavera e dell’inizio dell’estate.

 

Fonti e credits

Per la stesura di questo scenario ho utilizzato i principali modelli meteorologici globali, tra cui GFS (https://www.ncei.noaa.gov/products/weather-climate-models/global-forecast), ECMWF (https://www.ecmwf.int) e NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per comprendere la forte variabilità prevista nel mese di aprile. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: alta pressioneaprileciclonefreddogelomaltempometeoneveprimavera
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Raffaele Laricchia

Raffaele Laricchia

È nata in me una passione irrefrenabile per la meteorologia già dall'età di 8 anni, quando ancora si consultavano le previsioni meteo sul televideo. Ho studiato Fisica, sono diventato Tecnico Meteorologo certificato e riconosciuto dal WMO (Organizzazione Mondiale della Meteorologia) ed ora ho alle spalle già decine di migliaia di articoli di meteorologia in appena 13 anni di attività (ho 34 anni ora!). Lavoro anche come presentatore meteo presso emittenti televisive come Antenna Sud, Tele Molise, Video Calabria TV e altre regionali. Produco contenuti social di stampo meteo, dove migliaia di persone mi seguono assiduamente.

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