
(METEOGIORNALE.IT) L’evoluzione meteo della seconda metà di marzo appare ancora particolarmente incerta. È tipico della stagione, nulla di fortemente anomalo. I principali modelli, a guardarli bene, lasciano intravedere la possibilità di un cambiamento nella circolazione generale dopo il 10-12 marzo, ma si tratta di uno scenario tutt’altro che chiaro nei dettagli.
Analizziamo la questione
Affinché ci sia la possibilità del ritorno delle piogge in grande stile sull’Italia ce devono essere alcune condizioni importanti. La prima è un netto rallentamento della corrente a getto proveniente da ovest. Senza questa opzione possiamo scordarci le grandi perturbazioni. Attualmente il Jet Stream è molto alto e spiccatamente veloce. Ciò non depone a favore di piogge per l’Italia.
Un altro punto essenziale sarebbe una disposizione favorevole delle aree di alta pressione ai margini del continente europeo. Questo perché se i massimi anticiclonici fossero comunque in una posizione favorevole per l’Italia potrebbe piovere solo in alcune regioni e lasciare a secco tante altre.
Il comportamento della corrente a getto
Attualmente, questo flusso di aria in alta quota è sia eccessivamente veloce, sia troppo a ovest rispetto alla penisola italiana e, di fatto, non fa piovere da noi. Se non giusto qualche pioggerella o rovescio qua e là. Ma noi analizzeremo la possibilità di vere e proprie perturbazioni. Quelle dove piove per più giorni.
Di fatti, per consentire a una saccatura di scendere con decisione verso il Mediterraneo centrale e colpire in pieno il nostro Paese, è assolutamente necessario che ci sia un corposo rallentamento del jet stream. Quando perde velocità diventa molto più facile che le saccature riescano ad approfondirsi sul bacino il Mediterraneo, scavando un minimo di pressione più marcato e coinvolgendo appieno lo stivale.

I rischi di un flusso troppo veloce
Prendiamo l’opzione contraria. Se la corrente a getto dovesse mantenere una velocità elevata, la perturbazione rischierebbe di scorrere troppo rapidamente. Magari coinvolgendo solo alcune regioni e lasciando all’asciutto altre.
In questi casi accade spesso che la saccatura passi più a nord dell’Italia oppure scivoli, quasi timidamente, verso l’Atlantico sud-occidentale e l’area del Marocco, come si è già verificato recentemente, del resto. In codesti casi saremmo sotto deboli correnti occidentali, portatrici di molti nubi, anche compatte, ma scarsissime piogge. Magari solo sui rilievi esposti ai flussi.

Il ruolo delle alte pressioni
Il secondo elemento decisivo per le sorti di marzo riguarda invece la posizione dei campi anticiclonici. Non è cosa da poco. Ricordiamo che, per favorire l’ingresso delle perturbazioni sul Mediterraneo centrale, è necessario che due aree di alta pressione si dispongano in modo ben preciso.
La prima dovrebbe collocarsi a ovest del continente, almeno a un migliaio di chilometri dal nostro paese. La seconda, invece, dovrebbe stazionare stabilmente a est, che bloccherebbe la rapida avanzata del maltempo verso Levante.

Un equilibrio molto delicato
Si tratta di una situazione che non è rara nella dinamica europea, intendiamoci, ma che richiede un allineamento molto preciso dei sistemi di pressione per funzionare a dovere. Ricordiamo una cosa, per concludere. Anche uno spostamento piccolo, dell’ordine di qualche centinaio di chilometri, può modificare completamente il quadro finale.
L’alta pressione potrebbe prendere il sopravvento, oppure potremmo essere interessati da perturbazioni. L’equilibrio climatico in questi casi è davvero molto delicato. Soprattutto quando si tratta di tendenze meteo a lungo termine.
