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Tra caldo precoce e temporali forti: cosa rischiamo nel mese di Maggio

Davide Santini di Davide Santini
31 Mar 2026 - 15:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Manca praticamente un mese a maggio. Spesso e volentieri Lo immaginiamo come il ponte meritato verso l’estate, e invece, spesso, si rivela un periodo dal meteo a dir poco capriccioso. Non è solo una sensazione o una diceria popolare, ma una concreta possibilità. Soprattutto in vista delle ultime recenti annate. Ma che cosa potremmo rischiare di preciso? Andiamo a scoprire in questo nostro nuovo articolo.

 

L’immaginario collettivo

È da sempre fatto di bel tempo e temperature oramai praticamente estive. Ma non è affatto una certezza. Spesso e volentieri è un periodo che può risultare anche molto piovoso, soprattutto nelle regioni settentrionali. È proprio in questo contesto così dinamico che si sviluppano i primi fenomeni temporaleschi di una certa rilevanza.

 

Avete mai sentito parlare supercelle? L’abbiamo trattato in diversi articoli. Si trattano delle manifestazioni più violente e volendo vedere, spettacolari dell’attività atmosferica. Ma come si formano questi temporali così severi? Il processo è affascinante, se non fosse per le conseguenze. Tutto nasce, essenzialmente, dal contrasto tra masse d’aria molto diverse tra loro.

 

Rischio temporali forti

Da una parte abbiamo correnti calde e umide provenienti dal Nord Africa, che risalgono verso il Mediterraneo centrale, attraversando con facilità il Sud Italia e poi piazzandosi pure in Valle Padana. Dall’altra, masse d’aria molto più fredde e instabili scendono dalle regioni polari verso l’Europa. Quando queste due correnti si incontrano, proprio sopra le nostre teste, si originano contrasti termici davvero molto forti.

 

È questa la scintilla che alimenta l’instabilità atmosferica. Non sempre così violenta, per carità. Ma statisticamente comincia a essere ben più probabile rispetto, a titolo di esempio, al mese di marzo. In queste condizioni si attivano i moti convettivi. Facciamo un esempio. L’aria calda, che è più leggera, tende a salire rapidamente verso l’alto. Quando poi condensa si creano le nubi a sviluppo verticale. I fantomatici cumulonembi.

 

Attenzione agli episodi estremi

Ma non è tutto. Se, inoltre, un fronte freddo riesce a superare la barriera naturale delle Alpi e a raggiungere le pianure del Nord Italia, va da sé che Si originano le condizioni meteo perfette per lo sviluppo di forti temporali. L’aria presente nei bassi strati è infatti ricca di umidità ed energia accumulata nei giorni precedenti.

 

È proprio in queste circostanze che possono nascere le supercelle, fenomeni meteo estremi caratterizzati dalla presenza di un mesociclone, ovvero una rotazione interna che li rende particolarmente pericolosi. Oltre al fatto che riescono ad autoalimentarsi.

 

Oltretutto, come se non bastasse, sono capaci di generare precipitazioni molto abbondanti, forti raffiche di vento (i famigerati downburst), grandinate con chicchi grossi (per fortuna solo occasionalmente!) come arance e, in casi estremi, anche fenomeni vorticosi. I tornado, per intenderci.

 

Qual è l’area più colpita

Senza la minima ombra di dubbio il Nord Italia. La Pianura Padana, per la sua particolare conformazione geografica, si comporta come una pentola, dove calore e umidità si accumulano facilmente, giorno dopo giorno. Regioni come Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia risultano quindi particolarmente vulnerabili.

 

Qui i temporali possono assumere caratteristiche molto severe. In casi eccezionali possono addirittura causare danni significativi a infrastrutture, coltivazioni e centri abitati (chi si ricorda il terrificante luglio 2023?).
L’energia che alimenta questi fenomeni deriva in gran parte dall’irraggiamento solare tipico della primavera avanzata.

 

Il suolo si riscalda progressivamente, accumulando energia nei bassi strati dell’atmosfera. Basta poi l’arrivo di aria più fresca in quota, anche solo delle piccole infiltrazioni, per dare origine alla concreta possibilità dello sviluppo di Forti temporali.

 

Ma attenzione anche altro

Sebbene le supercelle siano più frequenti nelle zone di pianura, non si può escludere che si sviluppino anche sul mare, magari sul Mar Ligure o l’Adriatico, per poi raggiungere le coste, pure qui con forte intensità. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la presenza sempre più anticipata dell’anticiclone africano. Può sembrare qualcosa di innocuo, in realtà non lo è affatto.

 

Negli ultimi anni, in effetti, non è raro che masse d’aria calda di origine sahariana si stabiliscano sull’Italia già a maggio. E questo non è affatto una bella cosa. Ciò porta a temperature elevate, spesso superiori ai 27-30 gradi nelle ore centrali della giornata, e a un’atmosfera carica di vapore acqueo.

 

Tutta benzina che prende letteralmente fuoco quando arrivano masse d’aria molto fredda da nord. Capite bene, per concludere, che maggio è un mese affascinante, ma anche delicato dal punto di vista meteo. Lungi da noi creare ansie o dare delle certezze. Non stiamo facendo delle previsioni, ma semplicemente esponiamo, dal punto di vista statistico, quello che potrebbe accadere nell’ultimo mese primaverile.

 

Il rischio di temporali di forte intensità aumenta decisamente a cominciare dal mese di maggio.
Il rischio di temporali di forte intensità aumenta decisamente a cominciare dal mese di maggio.

 

Credit

  • World Meteorological Organization (WMO)

  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)

  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)

  • American Meteorological Society (AMS)

  • Royal Meteorological Society (RMetS) (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: aria africanacontrasti termicimesociclone pianura padanameteo nord italiarischio grandinesupercelle maggiotemporali violenti
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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