
Il tornado dell’11 settembre 1970 in Veneto
Il tornado che colpì il Veneto l’11 settembre 1970, noto come la “tromba d’aria dei Colli Euganei”, è uno degli eventi meteorologici più tragici e impressionanti della storia italiana recente, spesso oscurato nella memoria collettiva dagli attentati dell’11 settembre 2001. L’evento fu caratterizzato da un tornado di intensità EF4/F4 – rara per l’Italia – che percorse circa 70 km tra la provincia di Padova e la Laguna Veneta in poco meno di un’ora, causando devastazioni diffuse e un pesante bilancio di vittime e feriti.
I dettagli dell’evento meteo drammatico
- L’11 settembre 1970, poco prima delle 21, una violentissima tromba d’aria si formò nell’area dei Colli Euganei, vicino a Teolo (PD), per poi attraversare rapidamente varie località tra Padova e Venezia.
- Danni ingenti furono registrati in diversi comuni: Vigonovo, Sambruson di Dolo, Giare di Mira, Dogaletto, Fusina, la laguna e il centro storico di Venezia, il Lido e il Cavallino.
- Il tornado fece 36 morti, circa 500 feriti e distrusse o rese inagibili centinaia di abitazioni. Particolarmente tragica la sorte del vaporetto di linea 130, affondato vicino a San Elena con 50 persone a bordo, 21 delle quali persero la vita.
- Colpiti gravemente anche campeggi (Fusina, Ca’ Savio), dove tra ospiti e lavoratori ci furono numerosi feriti e vittime.
- L’evento fu talmente violento da sradicare intere pinete, sollevare auto per centinaia di metri e far letteralmente sparire alcune strutture.
- La stima dei danni superò i 5 miliardi delle vecchie lire dell’epoca.
- La durata (quasi un’ora) e la lunghezza del tragitto del tornado (70 km) sono considerate da record per il territorio italiano e inusuali anche a scala europea.
- Gli studi successivi hanno ipotizzato che il tornado potesse avere avuto una struttura a “multi-vortice”.
- La cronaca delle ore fornisce una sequenza precisa degli orari e delle località colpite e sono disponibili testimonianze, foto storiche e filmati d’epoca consultabili negli archivi dei principali quotidiani veneti e della Rai.
Testimonianze storiche
Le testimonianze dell’epoca descrivono una vera scena apocalittica, con venti superiori a 200 km/h che sollevavano detriti visibili a chilometri di distanza. Sulle cronache locali di Padova e Venezia emergono i drammi delle famiglie rimaste senza casa, di chi perse tutto nei campeggi di Fusina e Ca’ Savio, e delle vittime del motoscafo 130, affondato a Sant’Elena con 21 morti. Gli ospedali raccontarono di feriti colpiti da tegole e macerie lanciate dalla forza del vortice, con soccorsi resi difficili dalla devastazione delle infrastrutture. Alcuni sopravvissuti riportarono che il cielo era “nero come la pece” e che il rumore del vento era simile a quello di un treno in corsa. Dopo la tempesta, la città di Venezia si risvegliò tra alberi sradicati, auto scaraventate in mare e pinete completamente abbattute.
Cause meteorologiche
Gli studi meteorologici evidenziano che il tornado si generò a seguito di una combinazione rara di aria molto umida e instabile nei bassi strati, con correnti ascensionali particolarmente intense alimentate dal contrasto tra l’aria calda preesistente e correnti più fredde in quota. L’aria proveniente dall’entroterra padovano fu “forzata” dai Colli Euganei, favorendo la formazione del vortice, la cui energia si amplificò nel passaggio sulla laguna, rendendo possibile il raro fenomeno multi-vortice per una durata eccezionale. I dati registrati dagli osservatori locali e dai pochi strumenti superstiti (anemometri “fuori scala” oltre i 220 km/h) testimoniano l’eccezionalità del fenomeno.