
(METEOGIORNALE.IT) Anzi, diciamocelo chiaramente, le proiezioni sono piuttosto impietose. Secondo le ultime elaborazioni meteorologiche, infatti, un robusto blocco scandinavo si sta consolidando con una tenacia sorprendente. Immaginate un’immensa area di alta pressione, ben ancorata lassù, sui Paesi nordici, pronta a dominare la scena atmosferica europea dalla terza decade di marzo fin quasi alla metà di aprile.
Non stiamo parlando di una passata veloce, insomma, di un anticiclone passeggero. No, questa è una vera e propria barriera alle alte latitudini, un muro che rivoluzionerà il meteo sull’Italia, trasformando la primavera 2026 in una stagione dal volto ancora marcatamente, e forse fastidiosamente, invernale.
Ma cos’è, stringi stringi, questo blocco scandinavo?
Semplice, se vogliamo analizzarlo con un po’ di distacco. È come se l’atmosfera decidesse di mettere un catenaccio. In termini semplici, quando l’alta pressione si insedia con forza tra il nord Atlantico e la Scandinavia, interrompe il normale flusso zonale atlantico.
Quello, per intenderci, che di solito ci porta l’aria mite e umida da ovest, le classiche perturbazioni oceaniche. Con la porta atlantica sbarrata, la circolazione si inverte, diventa retrograda, costringendo l’aria gelida proveniente dalle regioni artiche o dal Baltico a scivolare lungo il bordo orientale dell’anticiclone.
È un moto contrario, che la dirige proprio verso l’Europa meridionale e il bacino del Mediterraneo. Diciamocelo, è la stessa dinamica che avevamo già intravisto nelle simulazioni dei giorni scorsi, ma ora l’ECMWF (il prestigioso centro europeo) la proietta con una continuità quasi disarmante per settimane, almeno fino alla seconda decade del mese di aprile.
Il Mediterraneo come corridoio per le perturbazioni
E l’Italia, purtroppo o per fortuna, si troverà proprio lungo questo corridoio preferenziale. L’area del Mediterraneo, come buona parte dell’Europa meridionale, diventerà il bersaglio principale delle perturbazioni. Come già anticipato per i peggioramenti in arrivo fino al 22 marzo, avremo piogge insistenti al Centro-Sud, rovesci su Sicilia e Calabria, e accumuli significativi lungo le coste adriatiche.
Questa dinamica si ripeterà a più riprese, uno schema quasi noioso nella sua ripetitività. Ci attendiamo episodi di pioggia e temporali frequenti soprattutto su Centro e Sud, con fenomeni localmente intensi. Le regioni adriatiche, dalle Marche alla Puglia, e il versante tirrenico centrale saranno le zone più esposte, mentre al Nord le precipitazioni saranno più sparse, legate soprattutto ai passaggi frontali sulle Alpi.
La colonna portante di questa lunga fase sarà, inevitabilmente, il freddo. L’afflusso continuo di aria gelida dai quadranti settentrionali e orientali manderà a picco le temperature, mantenendole ben al di sotto dei valori stagionali. Le minime notturne, pensate, potranno scendere anche di -4-6°C rispetto alla norma. E le gelate? Sì, residui di gelo possibili fino a quote basse al Nord e lungo l’Appennino.
Poi c’è la questione della neve. Non si tratta solo di pochi fiocchi sparsi qua e là. È una tendenza concreta. Proprio come stiamo vedendo in questi giorni, con la neve prevista fino a 700-800 metri sull’Appennino (con fiocchi localmente pure più in basso tra Marche, Abruzzo e Molise durante i rovesci più intensi), il blocco scandinavo favorirà nevicate anche ad aprile, sia sulle Alpi che sull’Appennino. Una primavera dal volto invernale, in effetti.
Insomma, prepariamoci a un lungo inverno primaverile
Tirando le somme, e senza voler essere eccessivamente pessimisti, fino a metà aprile l’Italia vivrà un prolungato periodo di instabilità e freddo. Solo brevi interludi più asciutti, tra una perturbazione e l’altra, ma sempre in un contesto di temperature invernali.
Forse il Nord, sempre un po’ più lontano dalle correnti umide meridionali, potrà godersi qualche giornata di sole e stabilità in più. Al Centro e al Sud, invece, il maltempo non darà tregua, con precipitazioni abbondanti e talvolta persino severe. Chi ha già fatto il cambio di stagione, insomma, farebbe meglio a ripensarci e a tenere a portata di mano maglioni e ombrelli.
Riferimenti internazionali e riviste scientifiche
ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts)
WMO (World Meteorological Organization)
NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)
EUMETSAT (European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites) (METEOGIORNALE.IT)
