
(METEOGIORNALE.IT) Osservando il tempo dalla finestra e vedendo le temperature sembra davvero che l’inverno sia ormai finito. Da oltre due settimane l’alta pressione ha riconquistato l’Italia e le perturbazioni sembrano essersi arrese, così come il freddo polare. In verità il freddo, quello intenso artico, si è dimenticato dell’Italia da quasi due mesi.
L’inverno, insomma, manca da un bel po’ in Italia. Ed ora pare che si sia ufficialmente concluso anche ai piani alti dell’atmosfera, dopo un clamoroso e precoce final warming stratosferico.
Cos’è il final warming
Il final warming è il riscaldamento finale stagionale della stratosfera polare. Si tratta di un processo che avviene ogni anno tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera e che segna, di fatto, la dissoluzione del vortice polare stratosferico. Potremmo definirlo come il “primo piano” del vortice polare, mentre in troposfera c’è il “piano terra” dello stesso.
Il vortice polare è la grande depressione che sorvola il polo nord (poi ce n’è un altro simile al polo sud, ma non ci riguarda), che manovra i mesi freddi nell’emisfero boreale.
Durante l’inverno il vortice polare è costituito da una vasta circolazione di venti fortissimi che ruotano intorno all’Artico da ovest verso est e che hanno il compito di mantenere l’aria gelida confinata alle alte latitudini. Quando però la radiazione del sole torna a intensificarsi sul polo, la stratosfera inizia a scaldarsi rapidamente e questo aumento delle temperature altera la circolazione atmosferica in quota.
Le caratteristiche principali del final warming sono:
- riscaldamento rapido della stratosfera polare
- collasso stagionale del vortice polare
Il collasso del vortice polare
In queste situazioni i venti zonali stratosferici rallentano fino addirittura a invertire direzione. Quando questa inversione diventa permanente, significa che il vortice polare invernale è ormai collassato: è proprio questo il momento che i meteorologi definiscono final warming.
Il fenomeno avviene a circa 30-40 chilometri di quota, quindi molto lontano dalla troposfera, quella in cui ci troviamo noi. Tuttavia la stratosfera e la troposfera non sono mondi separati: spesso comunicano tra loro attraverso complessi meccanismi dinamici.
Le perturbazioni generate nella stratosfera possono infatti propagarsi lentamente verso il basso, modificando nel tempo la circolazione atmosferica alle medie latitudini.
Possibili effetti sull’Europa
Il final warming avvenuto così precocemente avrà effetti sulla circolazione atmosfera nel nostro emisfero già nel corso di marzo: la corrente a getto tende spesso a diventare più ondulata e instabile, favorendo scambi meridiani di masse d’aria tra il polo nord e le latitudini temperate.
In altre parole, la circolazione atmosferica può diventare più dinamica, con maggiore alternanza tra fasi miti e possibili ritorni di aria fredda tardiva.
Le possibili conseguenze sulla circolazione europea potrebbero essere:
- aumento della dinamicità atmosferica sull’emisfero nord
- maggiore probabilità di irruzioni fredde tardive o fasi perturbate
Gli effetti, però, non sono immediati. In genere occorrono alcune settimane perché le anomalie stratosferiche riescano a influenzare la troposfera e proprio per questo molti modelli indicano che eventuali ripercussioni sulla circolazione europea potrebbero manifestarsi tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.
Questo non significa automaticamente freddo o gelo sull’Italia. Il final warming, infatti, non determina uno scenario meteorologico preciso, ma aumenta semplicemente la probabilità di una circolazione più movimentata sull’emisfero nord.
A seconda di come si disporranno le onde planetarie e i centri di alta e bassa pressione, l’Europa potrebbe trovarsi esposta a fasi più perturbate atlantiche oppure a discese di aria fredda tardiva, soprattutto nell’ultima decade di marzo e nella prima di aprile, proprio in corrispondenza delle festività pasquali.
Dopo questo periodo, potrebbe davvero essere la volta della primavera.
Per questa analisi sul final warming e sulle possibili conseguenze meteorologiche in Europa sono stati consultati gli ultimi aggiornamenti dei principali modelli meteorologici globali, tra cui il modello GFS – Global Forecast System del NOAA e il modello europeo ECMWF – Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine, utilizzati per monitorare l’evoluzione della circolazione atmosferica tra stratosfera e troposfera. (METEOGIORNALE.IT)
