
(METEOGIORNALE.IT) La circolazione sullo scacchiere euro-Atlantico ha già assunto e continuerà ad assumere una componente meridiana per il corso di marzo e, chissà, se non anche per la prima parte di aprile.
Per circolazione meridiana, naturalmente, intendiamo una disposizione delle correnti in prevalenza settentrionale, ciò a causa di blocchi alla circolazione atlantica, grazie ad una figura anticiclonica che potrebbe occupare con prevalenza le aree occidentali del continente.
Tradotto in termini più pratici, la circolazione per il prosieguo del mese, avrebbe una connotazione più di tipo invernale che non primaverile, in barba all’entrata uffuciale della primavera, attesa dopodomani, venerdì 20 marzo..
Le ragioni di fondo che portanno portare a questo tipo di circolazione più invernale le abbiamo già abbondantemente rilevato in precedenti nostri analisi e sarebbero connesse, in via principale, a un “crollo” sostanziale piuttosto anticipato del Vortice Polare Stratosferico, per via di insistenti riscaldamenti a quelle quote e, dunque, per una sua protratta debolezza nel corso degli ultimi mesi, riscaldamenti insistenti da provocarne una “disfatta” definitiva e molto anticipata, già da inizio marzo, anziché “disfatta” stagionale più canonica, mediamente nella prima decade o metà di Aprile.
Venendo a mancare una struttura vorticosa in alto, anche la parte bassa del Vortice Polare perde vigore e, dunque, il conseguente rallentamento del flusso zonale favorisce blocchi anticiclonici meridiani, con discese di aria fredda lungo il bordo orientale delle figure di blocco.
Abbiamo scritto nel titolo di “nuovo tentativo” di azioni fredde poiché, in effetti, una di queste configurazioni fredde e già in atto proprio in queste ore su diverse regioni italiane, specie adriatiche e appenniniche relative, con instabilità irregolare su queste aree, calo termico apprezzabile e anche locali nevicate a partire dai 7-800 metri.
L’aria conseguente alla circolazione meridiana di queste ore non è particolarmente fredda poiché sui settori Nord europei da cui proviene l’impulso instabile, non sono anch’essi particolarmente freddi per via dell’insistenza, anche su queste aree, di un’alta pressione più tiepida per diversi giorni trascorsi.
Tuttavia, come già rilevato, il calo termico è stato apprezzabile nelle ultime ore, con fiocchi a quote di bassa montagna. Nelle ore prossime e ancor più nei giorni a venire, la goccia fredda in quota perderà progressivamente sostanza fredda, per cui le precipitazioni tra il resto di oggi e domani continueranno a essere in forma prevalente di pioggia alle basse quote, magari fiocchi solo oltre i 1000/1200 metri, specie la sera-notte prossime.
Verso il fine settimana, poi, andrà esaurendosi anche l’instabilità associata alla goccia fredda, per cui ci sarà qualche giornata mediamente più stabile in via generale. Tuttavia, la predisposizione a circolazione meridiana rimane per i giorni a seguire e, stando alle ultime analisi modellistiche, per il corso della prossima settimana potrebbe (il condizionale corre d’obbligo da qui in poi) esserci, appunto, un secondo tentativo di saccatura moderatamente fredda nordatlantica.
La fase attualmente inquadrata dai centri di calcolo come maggiormente favorevole ad un nuovo Raid di aria polare, andrebbe dal 25 circa al 28/29 del mese, dunque da metà e verso la fine della settimana prossima, 23/29 marzo.
La possibile configurazione barica, vedrebbe un’alta pressione di blocco collocata tra la Penisola Iberica, Mediterraneo Occidentale, Francia e fino al Regno Unito e, sul bordo orientale della medesima, l’affondo verso il Mediterraneo centrale di una saccatura dapprima Nord-atlantica poi anche con contributi baltici-continentali.
Le dinamiche computerebbero anche la formazione, in seno alla saccatura, di un minimo depressionario in prossimità del suolo, dapprima sul medio-alto Tirreno o verso i settori settentrionali, ma qui con azione molto veloce, poi in approfondimento e più stazionario verso le aree meridionali.
Soprattutto da questa posizione più meridionale, il minimo convoglierebbe aria più fredda baltica verso buona parte della nostra penisola con rischio, oltre che di rovesci e temporali diffusi, anche di locali nevicate fino a quote medio basse, mediamente tra 700 e 1000 m in Appennino, ma non sarebbe escluso neve, se l’entrata dell’aria fredda fosse più franca come evidenziano diverse simulazioni (queste, però, ancora minoritarie), anche a quote collinari; naturalmenmte neve bassa su Alpi.
Si tratta di una evoluzione ancora a 7-8 giorni, per cui suscettibile di modifiche strutturali importanti e con effetti invernali che potrebbero anche scomparire nei prossimi aggiornamenti, quindi l’evoluzione va presa con le dovute cautele.
Resta il fatto, però, che le dinamiche generali disegnano un possibile scenario di tipo invernale per la fase indicata e, dunque, l’evoluzione va senz’altro monitorata, cosa che questa redazione farà quotidianamente, apportando giorno per giorno nuovi dettagli. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF). (METEOGIORNALE.IT)
