
(METEOGIORNALE.IT) Nelle ultime ore il meteo d’alta quota ha regalato uno di quegli eventi che gli appassionati e gli addetti ai lavori aspettano sempre con grande attenzione. Parliamo dello split del Vortice Polare stratosferico a circa 10 hPa, un passaggio che sulla carta rappresenta una vera e propria frattura nella struttura del grande vortice che domina l’inverno alle alte latitudini. Le mappe della notte appena trascorsa mostrano infatti una situazione piuttosto chiara: il Vortice Polare stratosferico non è più compatto ma appare diviso in due grandi lobi.
Questa bilobazione è ben visibile nelle carte di anomalie termiche e geopotenziali. Da una parte troviamo il lobo più robusto, collocato in area siberiana, mentre l’altro risulta più defilato tra il settore canadese e l’Artico nordamericano. È una configurazione che spesso accompagna gli episodi di stratwarming più significativi, quelli capaci, almeno in teoria, di influenzare anche la circolazione atmosferica nei piani più bassi.
Detto questo, è bene mantenere il necessario realismo scientifico: ciò che accade in stratosfera non si traduce automaticamente in effetti immediati in troposfera. Il collegamento tra i due livelli dell’atmosfera può richiedere giorni, talvolta anche settimane, e in alcuni casi può perfino restare incompleto. Non tutti gli split, infatti, riescono a propagare il loro segnale fino al comparto dove si sviluppa il meteo quotidiano che ci interessa più da vicino.
Al momento, osservando le elaborazioni dei principali modelli numerici, non emergono segnali concreti di un imminente ribaltamento della circolazione alle medie latitudini. In altre parole, almeno nel breve termine non si intravedono cambiamenti drastici. La struttura barica sul comparto europeo continua infatti a mostrarsi piuttosto mobile ma senza vere accelerazioni dinamiche.
Questo significa che nei prossimi giorni potremmo trovarci di fronte a una fase atmosferica piuttosto equilibrata: assenza di un anticiclone dominante e persistente, ma allo stesso tempo mancanza di profonde strutture depressionarie capaci di portare perturbazioni organizzate e durature. In sostanza una circolazione a tratti variabile, con passaggi nuvolosi e qualche fase instabile alternata a momenti più tranquilli.
Nel frattempo lo sguardo degli analisti resta puntato soprattutto sul medio e lungo termine. Alcune proiezioni, iniziano a suggerire scenari potenzialmente più dinamici nelle settimane successive. Si tratta però di segnali ancora molto lontani nel tempo e soprattutto piuttosto discontinui nelle varie emissioni modellistiche, motivo per cui è prematuro trarre conclusioni.
Quando avviene uno split del vortice polare stratosferico, infatti, la partita vera si gioca proprio nelle settimane successive: se il disturbo riesce a propagarsi verso il basso, la circolazione emisferica può cambiare assetto favorendo scambi meridiani più marcati e una maggiore mobilità delle masse d’aria. Ma questo passaggio non è mai automatico e richiede una serie di incastri dinamici molto complessi.
Per il momento, dunque, conviene osservare con attenzione ma senza forzare le interpretazioni. Il segnale in alta quota è reale ed è anche piuttosto interessante dal punto di vista dinamico, ma serve tempo per capire se e quanto riuscirà a condizionare l’evoluzione successiva.
In conclusione, il meteo delle prossime giornate dovrebbe mantenersi su binari relativamente tranquilli, con clima nel complesso mite per il periodo e senza scossoni particolarmente rilevanti. Tuttavia lo split appena avvenuto rappresenta un tassello importante nello scacchiere atmosferico dell’emisfero nord e potrebbe tornare a far parlare di sé più avanti: la stagione, insomma, non ha ancora scritto l’ultima parola.
Ci ritorneremo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE. (METEOGIORNALE.IT)



