
(METEOGIORNALE.IT) Meno ventiquattro gradi. Sì, avete letto bene. Mentre scriviamo queste righe, nella mattinata del 12 febbraio, la colonnina di mercurio nella piazza principale di Rovaniemi segna impietosa un sonoro -24°C. Un dato che farebbe rabbrividire chiunque viva a latitudini più temperate, ma che qui, nel cuore pulsante della Lapponia finlandese, è poco più che ordinaria amministrazione invernale.
C’è una webcam, puntata proprio su quella piazza, che è diventata una sorta di finestra digitale sul Grande Nord per migliaia di curiosi in tutto il mondo. Cosa inquadra? Sostanzialmente nulla di eclatante: una distesa di neve battuta, qualche passante imbacuccato che si affretta a cercare riparo, le sagome di casette di legno illuminate caldamente sullo sfondo e, appunto, quel termometro luminoso che non mente mai. Eppure, quella vista ipnotizza. È la testimonianza in diretta di un mondo altro, un mondo dove il freddo non è un incidente di percorso, ma il padrone di casa.
Ma cos’è esattamente Rovaniemi, e perché questo avamposto urbano, ricostruito quasi interamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, è diventato per l’immaginario collettivo la “Città di Babbo Natale”?
Diciamocelo chiaramente, la connessione con il simpatico portatore di doni è una magistrale operazione di branding territoriale, forse una delle più riuscite del secolo scorso. La leggenda narra che la vera casa di Babbo Natale si trovi sulla misteriosa montagna di Korvatunturi, al confine con la Russia. Troppo remota, però, per il turismo di massa. Così, Rovaniemi, forte della sua posizione strategica esattamente sul Circolo Polare Artico (il Napapiiri, come lo chiamano i locali, una linea invisibile che segna il punto in cui il sole, almeno un giorno all’anno, non sorge o non tramonta mai), si è autoproclamata sua residenza ufficiale. Dagli anni ’80 in poi, con lo sviluppo del Villaggio di Babbo Natale, il mito è diventato industria, attirando voli charter carichi di famiglie speranzose da ogni angolo d’Europa e dall’Asia.
Tuttavia, ridurre Rovaniemi a un semplice parco a tema natalizio sarebbe un errore. È una città vera, vivace, un centro universitario e amministrativo che sorge alla confluenza di due grandi fiumi artici, l’Ounasjoki e il Kemijoki, circondata dalla taiga infinita.
Il periodo migliore per visitarla? Dipende da cosa cercate. Se volete l’esperienza “full immersion” nel cliché artico, l’inverno profondo (da dicembre a febbraio) è imprescindibile. Preparatevi, però. Il clima è subartico: le temperature possono precipitare anche sotto i -30°C. Ma è proprio questo gelo a regalare la magia. Le giornate sono cortissime. A dicembre la luce è un crepuscolo bluastro che dura poche ore – il periodo noto come “Kaamos” –, un’atmosfera surreale e ovattata. È il prezzo da pagare, o il biglietto d’ingresso se preferite, per assistere allo spettacolo più grandioso della natura: l’Aurora Boreale. Quando il cielo è terso e l’attività solare è intensa, nastri di luce verde, viola e rosa danzano sopra la città. Un’esperienza che, in effetti, vale da sola il viaggio.
Ma c’è un’altra Rovaniemi, spesso ignorata dal turista frettoloso. Quella estiva. Cosa fare quando la neve si scioglie? La città si trasforma. Tra giugno e luglio, il sole non ne vuole sapere di andare a dormire. È il fenomeno del Sole di Mezzanotte. La luce dorata e perenne delle ore notturne permette di fare trekking, pescare nei fiumi o semplicemente sedersi sulla riva a leggere un libro alle due del mattino, con la stessa luce di un pomeriggio italiano. L’estate lappone è breve, intensa e sorprendentemente tiepida, un’esplosione di vita che contrasta brutalmente con il rigore dei mesi bui. Insomma, Babbo Natale è un ottimo padrone di casa, ma la vera protagonista qui resta sempre la natura estrema. (METEOGIORNALE.IT)



