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Split del VORTICE POLARE, scatta la finestra meteo per il freddo di Marzo

Fine febbraio–marzo: le aree più esposte a irruzioni fredde e neve fuori stagione

Angelo Ruggieri di Angelo Ruggieri
21 Feb 2026 - 14:30
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Negli ultimi aggiornamenti modellistici si sta delineando con crescente coerenza uno scenario di riscaldamento stratosferico improvviso (SSW) di tipo major attorno alla metà di febbraio, accompagnato da una probabile scissione del vortice polare stratosferico.

 

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(METEOGIORNALE.IT) Si tratta di un’evoluzione di grande rilievo dinamico, perché gli eventi di split rappresentano la forma più energica di disturbo del vortice in quota e sono spesso associati a conseguenze troposferiche persistenti nelle settimane successive.

 

Cosa significa “split” del vortice polare

In condizioni normali, il vortice polare stratosferico si presenta come una vasta struttura ciclonica compatta centrata sull’Artico. Durante un SSW major, l’intenso riscaldamento alle quote isobariche più elevate (tipicamente intorno ai 10 hPa) può indebolire drasticamente la circolazione zonale, fino a invertire i venti occidentali medi.

 

Quando il forcing d’onda è particolarmente vigoroso, il vortice non si limita a spostarsi (displacement), ma si frammenta in due lobi principali: uno spesso proteso verso il Nord America, l’altro verso il comparto euro-asiatico.

 

Questo assetto modifica in modo sostanziale la distribuzione dei geopotenziali e apre una finestra temporale – generalmente compresa tra 2 e 6 settimane – in cui l’anomalia stratosferica può propagarsi verso il basso, influenzando la troposfera. Non è un automatismo, ma una possibilità fisicamente fondata e statisticamente significativa.

 

La “finestra” per il freddo tardivo

Quando la propagazione verso il basso si realizza, aumentano le probabilità di configurazioni con flusso zonale indebolito e maggiore frequenza di scambi meridiani. In termini operativi, ciò si traduce in una crescita della probabilità di blocchi alle alte latitudini e di discese fredde verso le medie latitudini.

 

Per l’Europa, il periodo più sensibile diventerebbe quello compreso tra la seconda metà di febbraio e gran parte di marzo. Non è raro, in presenza di SSW major con split, osservare fasi con NAO negativa, ovvero con alta pressione tra Groenlandia e Islanda e correnti atlantiche deviate verso sud. In tali contesti, l’aria fredda continentale o artico-marittima può trovare corridoi favorevoli verso Europa centrale e meridionale.

 

Va tuttavia sottolineato che la semplice presenza di un SSW non garantisce automaticamente un marzo rigido. Affinché si instauri una “coda invernale” significativa, è necessario che la risposta troposferica si organizzi in un pattern persistente, con blocchi capaci di rigenerarsi nel tempo. La reiterazione del blocking – i cosiddetti “reload” – è spesso il fattore discriminante tra un episodio freddo isolato e una fase invernale prolungata.

 

NAO, AO e incertezza previsionale

L’evoluzione degli indici emisferici, in particolare NAO (North Atlantic Oscillation) e AO (Arctic Oscillation), sarà decisiva. Una NAO stabilmente negativa favorirebbe assetti più propensi a irruzioni fredde sull’Europa. Viceversa, un rapido riassorbimento del segnale stratosferico o una risposta troposferica poco coerente potrebbero limitare gli effetti a semplici ondulazioni del getto senza esiti particolarmente freddi alle nostre latitudini.

 

Dal punto di vista metodologico, è fondamentale mantenere un approccio probabilistico. Gli ensemble indicano un aumento del rischio di scenari freddi tardivi, ma non un esito deterministico. La climatologia recente mostra che marzo può ancora proporre episodi invernali, soprattutto in presenza di forcing stratosferici importanti, ma la loro intensità e durata dipendono dall’interazione tra dinamica emisferica e configurazioni regionali.

 

Conclusioni

L’atteso SSW major con split del vortice polare rappresenta un segnale dinamico di primo piano per l’evoluzione di fine inverno. La probabilità di una fase fredda tra fine febbraio e marzo è aumentata rispetto a uno scenario privo di tale disturbo, ma resta subordinata alla reale propagazione verso il basso e alla configurazione degli indici atlantici.

 

In sintesi, la “coda invernale” è uno scenario plausibile e fisicamente motivato, ma non garantito. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il disturbo stratosferico riuscirà a imprimere una firma marcata sulla troposfera europea o se, al contrario, verrà progressivamente riassorbito in un contesto più tipico di fine stagione.

 

Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e GFS per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: disturbo del vortice polareevento nevoso fine febbraiofine febbraio freddofine Febbraio meteomarzo freddoneve tardivaondate di freddo tardivosplit vortice polarestratwarming vortice polare
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Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri ha acquisito la certificazione di Tecnico Meteorologo Dekra nel 2019 e nel 2020 è entrato a far parte di AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) in qualità di Meteorologo. Si occupa di previsioni meteorologiche da oltre 25 anni. Ha redatto rapporti di eventi e studi climatologici sul proprio territorio regionale. Si occupa saltuariamente di presentazione di previsioni meteorologiche all'interno di rubriche televisive. Ha pubblicato nel 2017 un'opera dal titolo "La neve a Lanciano dal 1836 al 2016". Pubblica quotidianamente previsioni ed analisi meteorologiche su diversi siti meteo. Ha diverse specializzazioni conseguite negli anni in: 'Meteorologia di base', 'Meteorologia avanzata', 'Meteorologia in mare' presso il Centro Epson Meteo.

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