
(METEOGIORNALE.IT) Non sarà però l’inizio di un inverno persistente: gli elementi previsionali disponibili convergono su un ritorno del freddo reale ma temporaneo, più simile a una invernata di passaggio che a un cambio di regime duraturo.
Un minimo profondo sul Tirreno: vento e mare come primi segnali d’impatto
La dinamica è legata alla formazione di una depressione molto profonda tra venerdì 13 e domenica 15 febbraio, con valori di pressione prossimi ai 980 hPa sul Tirreno: un dato che, in meteorologia operativa, indica un sistema ben strutturato, capace di generare un gradiente barico marcato e quindi venti intensi su gran parte dei bacini italiani.
Il maltempo risulterà più incisivo lungo la fascia tirrenica, dalla Toscana fino alla Sicilia, con precipitazioni abbondanti e rischio di rovesci persistenti in particolare tra Campania e Calabria tirrenica, dove l’orografia può amplificare ulteriormente i quantitativi tramite stau e rigenerazione delle celle lungo i litorali.
Sul fronte eolico, le correnti di Scirocco e successivamente di Maestrale potranno generare raffiche nell’ordine di 80–100 km/h, con condizioni di mare molto agitato o localmente grosso: in questo tipo di configurazioni, le criticità maggiori si osservano spesso sulle coste esposte, sui porti e lungo i tratti stradali costieri soggetti a spruzzi e mareggiate.
Il freddo arriva, ma resta “moderato”: neve soprattutto in montagna
Tra sabato 14 e domenica 15 è atteso l’ingresso di aria più fredda, innescato da un richiamo nord-occidentale (Rodano) e da un contributo più continentale attraverso la Porta della Bora. Questo passaggio riporterà le temperature su valori più consoni al periodo, in media o lievemente sotto, ma con un limite importante: il nocciolo gelido più consistente dovrebbe rimanere confinato a nord delle Alpi.

Tradotto: il raffreddamento sarà sufficiente a riportare la neve sull’Appennino a quote medio-basse, e localmente anche collinari nelle aree più esposte alle correnti fredde, ma non sembra impostato uno scenario da neve diffusa in pianura. Si tratta quindi di un episodio invernale credibile, ma non estremo.
Seconda parte di febbraio: prevale l’Atlantico, con “finestre” fredde
Guardando oltre il ciclone, i principali scenari a medio termine continuano a suggerire un febbraio dominato da correnti atlantiche: frequenti perturbazioni, clima spesso mite e solo brevi rientri più freddi al seguito dei fronti.
La fase più interessante potrebbe aprirsi dopo il 20 febbraio, quando alcuni segnali indicano la possibilità di un getto più basso di latitudine e di affondi depressionari più incisivi, capaci di veicolare masse d’aria polare marittima o a tratti artica verso il Mediterraneo.
Conclusione: un inverno “a scatti”, non una svolta definitiva
In sintesi, il Ciclone di San Valentino rappresenta un evento ad alto impatto soprattutto per piogge, vento e mareggiate, con un ritorno del freddo e della neve in montagna, ma senza le caratteristiche di una riapertura invernale stabile.
Lo scenario più probabile resta quello di un “inverno a finestre”: brevi impulsi freddi inseriti in un contesto mediamente perturbato e spesso mite, con nuove potenziali occasioni più invernali nella parte finale del mese.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
