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HEAT DOME sull’Europa, ma il Freddo prepara il ritorno

Alta pressione e mitezza anomala: dove il caldo si farà sentire di più

Angelo Ruggieri di Angelo Ruggieri
23 Feb 2026 - 14:30
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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La terza decade di febbraio 2026 sta imprimendo una svolta marcata alla circolazione atmosferica europea. L

 

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(METEOGIORNALE.IT) Dopo settimane dominate da irruzioni fredde, nevicate diffuse e fasi di maltempo intenso soprattutto sul settore sud-occidentale del continente, lo scenario sinottico evolve verso un assetto opposto: una robusta struttura anticiclonica di matrice subtropicale si espande sul cuore dell’Europa, assumendo progressivamente la configurazione tipica di un blocco ad Omega.

 

Il risultato è un’anomalia termica positiva diffusa, con condizioni che, per molte regioni, ricordano più la seconda metà di aprile che la fine di febbraio.

 

Dal flusso perturbato atlantico alla stabilità anticiclonica

L’inverno 2025-26, almeno fino a metà febbraio, è stato caratterizzato da un flusso atlantico particolarmente vivace. La sequenza di saccature e cicloni ha interessato in modo ricorrente la Penisola Iberica, la Francia e l’area mediterranea occidentale, con episodi di maltempo anche persistenti. In questo contesto si sono registrati:

  • accumuli pluviometrici localmente molto elevati, con criticità idrologiche;
  • nevicate abbondanti su Pirenei, Massiccio Centrale, Alpi e Appennino settentrionale;
  • un’alternanza rapida di impulsi perturbati, senza però la formazione di blocchi anticiclonici duraturi sull’Europa centro-occidentale.

 

A partire dalla terza decade del mese, il disegno sinottico cambia in modo netto. Il getto polare, anziché scorrere teso da ovest verso est alle medie latitudini, tende a ondularsi e a flettersi verso sud in Atlantico.

 

Questa flessione favorisce, per compensazione dinamica, la risalita verso nord-est di un promontorio di alta pressione subtropicale, che si protende dal Nord-Africa e dall’area azzorriana verso la Francia, la Germania e parte dell’Europa centrale. È l’innesco della configurazione a Omega.

 

La struttura del blocco ad Omega

In quota, il campo di geopotenziale assume una morfologia riconoscibile: una cresta anticiclonica molto pronunciata, incastonata tra due saccature depressionarie ai lati. Se osservata su carte a 500 hPa, la disposizione delle isoipse richiama la lettera greca Ω, da cui la definizione di blocco ad Omega.

 

La configurazione può essere sintetizzata così:

  • una saccatura a ovest, tra medio Atlantico e Penisola Iberica;
  • una cresta anticiclonica estesa dal Mediterraneo occidentale verso l’Europa centrale;
  • una seconda saccatura a est, tra Balcani orientali, Mar Nero e Turchia.

All’interno della cresta si sviluppa una vera e propria cupola di calore (heat dome), sostenuta da moti discendenti (subsidenza) che comprimono e riscaldano la massa d’aria nei bassi strati. La subsidenza anticiclonica stabilizza la colonna atmosferica, riduce la nuvolosità e favorisce un intenso soleggiamento diurno.

 

Effetti sul getto e sulla circolazione europea

Il blocco ad Omega interrompe di fatto la normale circolazione zonale. Il getto polare viene deviato verso nord, aggirando la cresta anticiclonica e scorrendo a latitudini più elevate. Le perturbazioni atlantiche sono costrette a transitare tra Islanda, Scandinavia e Russia settentrionale, oppure rimangono confinate ai margini occidentali del blocco.

 

Sull’Europa centro-occidentale si instaura così una fase di stabilità diffusa:

  • precipitazioni assenti o molto scarse;
  • ventilazione debole nei bassi strati;
  • marcata escursione termica giornaliera.

Questo assetto non implica necessariamente cielo sereno ovunque. In pianura e nelle vallate interne, l’aria stabile può favorire la formazione di nebbie e nubi basse nelle ore più fredde, con possibile ristagno di inquinanti nelle aree urbane densamente popolate.

 

Anomalie termiche significative

L’aspetto più evidente della fase anticiclonica è rappresentato dalle anomalie termiche positive. Le simulazioni modellistiche indicano scarti rispetto alle medie climatiche di fine febbraio anche superiori ai +10/+15 °C a 2 metri su ampie porzioni dell’Europa centrale e occidentale.

 

In pianura, le temperature massime si portano diffusamente oltre i 15 °C, con punte che possono avvicinare o superare i 20 °C tra Spagna, Francia, Germania occidentale, Benelux e Italia settentrionale. In quota, i valori a 850 hPa risultano coerenti con un quadro di marcata mitezza, soprattutto laddove l’irraggiamento solare e l’assenza di copertura nuvolosa amplificano il riscaldamento nei bassi strati.

 

Per le popolazioni locali il contrasto è particolarmente netto: nel giro di pochi giorni si passa da scenari tipicamente invernali, con neve e gelo, a condizioni quasi primaverili, con parchi e campagne che iniziano a mostrare i primi segnali di ripresa vegetativa.

 

Impatto su Alpi e risorsa nivale

Il cambio di pattern interviene su un arco alpino che, nelle settimane precedenti, ha beneficiato di apporti nevosi consistenti a quote medie e medio-alte. Il rialzo termico comporta:

  • un rapido assottigliamento del manto nevoso sotto i 1500–1800 metri;
  • l’umidificazione degli strati superficiali;
  • un incremento del deflusso nei bacini montani alimentati da neve.

 

La combinazione tra suoli già saturi per le piogge invernali e disgelo accelerato può determinare criticità idrologiche localizzate, in particolare nei bacini di piccole e medie dimensioni. In ambito nivologico, la fase mite può modificare la stratigrafia del manto, con potenziali ripercussioni sulla stabilità nei pendii ripidi.

 

Per i comprensori sciistici situati alle medie altitudini, l’episodio rappresenta un banco di prova importante: la durata della pulsazione mite sarà decisiva per valutare la tenuta dell’innevamento naturale.

 

Pressione al suolo e qualità dell’aria

Al suolo, la pressione si mantiene su valori superiori alla media climatologica. L’area anticiclonica si estende dal Mediterraneo occidentale al cuore dell’Europa, con isobare distese e gradienti barici deboli.

 

In assenza di ventilazione significativa, le pianure dell’Europa centro-occidentale possono sperimentare un progressivo accumulo di inquinanti. Questo aspetto, spesso trascurato nelle fasi di bel tempo, costituisce un elemento critico soprattutto nei grandi agglomerati urbani.

 

Durata del blocco e possibili evoluzioni

I blocchi ad Omega sono noti per la loro capacità di persistere per diversi giorni, talvolta settimane. Le proiezioni a medio termine suggeriscono una tenuta della struttura almeno fino alla fine di febbraio.

 

Tuttavia, i segnali di possibile cambiamento non mancano. Diversi scenari modellistici prospettano:

  • l’approfondimento di una saccatura nord-atlantica in discesa verso l’Europa occidentale;
  • un’erosione progressiva del bordo occidentale del promontorio anticiclonico;
  • un ritorno di una circolazione più dinamica a inizio marzo, con calo termico e ripresa delle precipitazioni su parte del continente.

 

La tempistica e l’entità del cambiamento dipenderanno da dettagli ancora soggetti a incertezza, come la posizione esatta della saccatura e la reattività del blocco.

 

Un inverno a due velocità

L’episodio di fine febbraio si inserisce in un inverno che ha mostrato una notevole variabilità. Nello stesso trimestre si sono succeduti:

  • episodi di freddo intenso e nevicate diffuse;
  • fasi di maltempo con accumuli pluviometrici importanti;
  • una pulsazione subtropicale con anomalie termiche positive marcate.

Questa alternanza riflette la natura dinamica della circolazione emisferica alle medie latitudini, dove l’interazione tra onde planetarie, getto polare e forcing oceanici può generare configurazioni anche opposte nel giro di pochi giorni.

 

Considerazioni finali

Il blocco ad Omega di fine febbraio 2026 rappresenta un caso emblematico di come la circolazione atmosferica possa evolvere rapidamente da uno scenario invernale perturbato a una fase stabile e mite.

 

Dal punto di vista tecnico, l’evento offre un’interessante occasione di studio sui meccanismi di blocking e sulla risposta del getto polare. Dal punto di vista pratico, impone un monitoraggio attento delle conseguenze su risorsa idrica, manto nevoso, qualità dell’aria e agricoltura.

 

L’assaggio di primavera non equivale necessariamente a un cambio di stagione definitivo. Nella climatologia europea, la fine dell’inverno può ancora riservare sorprese.

Proprio per questo, in una fase di forte variabilità come quella attuale, l’analisi deve restare prudente e ancorata ai dati osservativi e alle tendenze modellistiche più robuste, evitando letture deterministiche di un sistema meteo che, per sua natura, resta in continua evoluzione. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: anticiclone a omegaAnticiclone africanoanticiclone delle Azzorreanticiclone subtropicaleaumento delle temperatureblocco a omegaheat domeprimavera anticipatatemperature primaverili
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Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri ha acquisito la certificazione di Tecnico Meteorologo Dekra nel 2019 e nel 2020 è entrato a far parte di AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) in qualità di Meteorologo. Si occupa di previsioni meteorologiche da oltre 25 anni. Ha redatto rapporti di eventi e studi climatologici sul proprio territorio regionale. Si occupa saltuariamente di presentazione di previsioni meteorologiche all'interno di rubriche televisive. Ha pubblicato nel 2017 un'opera dal titolo "La neve a Lanciano dal 1836 al 2016". Pubblica quotidianamente previsioni ed analisi meteorologiche su diversi siti meteo. Ha diverse specializzazioni conseguite negli anni in: 'Meteorologia di base', 'Meteorologia avanzata', 'Meteorologia in mare' presso il Centro Epson Meteo.

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