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Ultime dalla Stratosfera: Split o non Split del Vortice Polare e eventuali effetti sull’Italia

Antonio Iannella di Antonio Iannella
03 Feb 2026 - 12:30
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Si sta tanto parlando in questi giorni e, a dire il vero, da diversi giorni, delle possibili evoluzioni in Stratosfera dove eventi di warmings abbastanza significativi potrebbero destabilizzare Il vortice polare e, magari,  indurlo anche ad una spaccatura.

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L’argomento sta suscitando molto interesse poiché, convenzionalmente, disturbi importanti al Vortice Polare a opera di riscaldamenti nella sezione stratosferica, potrebbero portare uno sconvolgimento della circolazione anche in Troposfera e, magari, (questo è l’auspicio vero)  dare una svolta in senso invernale al tempo anche sul Mediterraneo e sull’Italia. Dunque, come sono messe le cose in Stratosfera, stando agli ultimi dati e secondo la nostra analisi?

 

Va evidenziato certamente che il disturbo (riscaldamento) anche significativo, peraltro già presente sull’artico groenlandese-europeo, insisterebbe nei prossimi giorni, secondo i forecast di tutti i centri di calcolo, migrando verso l’artico russo-siberiano e poi verso i settori canadesi, riscaldamento importante intorno ai 30.000 m, quindi in media Stratosfera, sulla verticale polare, con picco intorno al 10/12 febbraio anche nell’ordine di 25/30°.

Dunque, più che argomentare sull’accadimento del disturbo in sè, diremmo oramai piuttosto probabile, resterebbe da individuare fino a che punto esso possa essere incisivo sulla forza del Vortice Polare, se al punto da spezzarlo effettivamente in due, quindi provocando il famoso, in gergo, SPLIT del Vortice Polare, o, magari, infliggendo a esso un pesante scossone, al punto da destabilizzarlo e delocalizzarlo, ma non arrivando a spezzarlo in due.

 

Dai dati del modello americano GFS, per quanto sempre più in là e in modo abbastanza articolato, ci sarebbe un’azione a doppia onda planetaria senz’altro più coinvolgente e incisiva, dunque con SPLIT del VPS che, nei forecasts, si compirebbe intorno a metà mese o anche prima.

Il modello europeo ECMWF, però, ci va un po’ più cauto. Stando alle ultime sue simulazioni, il VP riceverebbe diversi e anche pesanti scossoni ad opera degli insistenti warmings, ma non si riuscirebbe a portare a termine la sua completa disfatta in termini di sconquasso o SPLIT in due lobi ben distinti.

 

Nella prima immagine interna (sotto), sono evidenziate, attraverso il quadro degli ep-flux a 192 ore, frecce che spingono efficacemente verso l’alto nella fascia 5/30 hpa, fascia sensibile per eventuale destrutturazione, con chiara decelerazione delle correnti zonali evidenziata dalla colorazione blu, quindi onde troposferiche che permeano bene la Strato con efficace deposito di momento angolare.

 

 

Tuttavia, il quadro dello zonal mean (vento e gradiente termico), immagine 2 sotto), pur palesando una netta flessione del vento a 1-5 hpa e un aumento sensibile di temperatura, quindi con vortice molto disturbato in alta Stratosfera, continua a mostrare sì, un rallentamento, ma non critico per le quote 10/30 hpa o, perlomeno, ancora piuttosto lontano dalla soglia di inversione.

 

Da questa esamina, possiamo dedurre una sostanziale incertezza evolutiva: i modelli stanno provando a leggere una possibile evoluzione, ma, a fronte di una più evidente univocità in riferimento ai disturbi generici al VP, sono ancora molto discordanti circa il definire se Vortice in possibile SPLIT o solo delocalizzato.

Le possibili conseguenze in termini di circolazione in Troposfera, potrebbero essere di maggiore opportunità di freddo per l’Europa e anche per il Mediterraneo, in caso di SPLIT, anche se un ulteriore ruolo determinate, per eventuali sorti fredde specie per l’Italia,  lo giocherebbe la dislocazione dei lobi splittati; nel caso di delocalizzazione del vortice, quindi senza SPLIT, le opportunità di freddo sul continente potrebbero esserci ugualmente, tuttavia convenzionalmente in questo caso potrebbe essere più articolata la manovra e anche più incerta, ancora più, poi, per il Mediterraneo e l’Italia.

 

Nel giro di 2/3 giorni potrebbe sciogliersi la prognosi in riferimento al tipo di disturbo, se Maior, nel caso di SPLIT, o MINOR, in caso di non SPLIT. In ogni modo, al di là di SPLIT o non SPLIT, volendo anche prender per buona l’evoluzione ultima del modello europeo ECMWF (convenzionalmente con qualche credibilità in più rispetto all’americano) ossia una evoluzione contemplante solo un disturbo al VP, ma non un suo sconquasso e SPLIT, la deformazione supposta nei forecasts a lungo termine e la collocazione di asse, sarebbero non affatto male, in chiave invernale, per l’area mediterranea e l’Italia, seppure con tempi prorogati ulteriormente.

 

Nell’immagine in anteprima, è evidenziato il prospetto stratosferico sulla verticale polare sul finire della seconda decade di Febbraio, sulla base di dati ECMWF di stamattina.

Il VPS, attaccato da warmings, resisterebbe, non si spezzerebbe, ma si difformerebbe vistosamente e si disporrebbe in modo tale da posizionarsi con asse giusto puntato su Europa centrale e anche verso il Mediterraneo.

 

Naturalmente, come già rilevato, l’ipotesi generica contemplata da ECMWF sarebbe di dislocamento, o displacement del VP e non di SPLIT, ipotesi che comporterebbe, in sé, minori chances di freddo verso l’Italia.

Tuttavia, la disposizione particolare considerata nell’ultima proiezione del modello europeo, in un quadro di Minor Warming e, dunque, di displacement, non sarebbe comunque male per freddo anche sull’Italia.

 

In conclusione, a fronte ancora di una palese incertezza in riferimento alla possibilità di SPLIT o non SPLIT del Vortice Polare, se non altro per la diversità di vedute dei due maggiori centri di calcolo mondiali, e a fronte anche di una consapevolezza che le manovre fredde verso l’Italia presentano complicazioni maggiori, rispetto al resto d’Europa, continuano ad essere presentii nei forecasts le condizioni affinchè la seconda parte di febbraio possa presentarsi piuttosto dinamica sullo scacchiere europeo e, verosimilmente, con buna predisposizione a incursioni fredde.

Dalle indagini ultime, dunque, rimangono in piedi ipotesi di più inverno nell’ultima parte stagionale anche se potrebbe accadere che gli eventi più interessanti possano essere ulteriormente dilazionati nel tempo, magari dalla terza decade di febbraio, solo qualche anticipo verso metà mese o in seconda decade. Continueremo a monitorare gli eventi in alta atmosfera nei nostri periodici aggiornamenti. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF). (METEOGIORNALE.IT) (METEOGIORNALE.IT)

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