
(METEOGIORNALE.IT) Il nord-est degli Stati Uniti è investito da un intenso ciclone extratropicale che si è trasformato in bomb cyclone lungo la costa atlantica, generando una bufera di neve con caratteristiche da “snowicane” tra Mid-Atlantic, area di New York e sud del New England.
Caratteristiche del ciclone bomba
- Si tratta di un forte nor’easter, con rapido approfondimento del minimo barico sull’Atlantico occidentale (bombogenesis) e gradiente di pressione molto marcato lungo la costa.
- Sono previsti venti fino a 60-70 mph, pari a circa 95-110 km/h, lungo i litorali dal New Jersey a Long Island, Cape Cod e alle isole del Massachusetts, con condizioni diffuse di bufera e visibilità prossima allo zero.
- La fascia più colpita per accumuli nevosi si estende dal corridoio della I-95 (Philadelphia–New York–Boston) verso il sud del New England, dove si stimano 45-60 cm di neve diffusa, con picchi localmente superiori se le bande convettive restano stazionarie.
- Oltre 35-40 milioni di persone sono sotto avvisi o allerte per bufera di neve, con alto rischio di interruzioni elettriche per neve pesante e vento forte.
Situazione a New York
- Sull’area metropolitana di New York City – inclusi il New Jersey adiacente e Long Island – sono in vigore avvisi di blizzard, con previsione di circa 30-60 cm di neve tra la città e le aree costiere limitrofe; Long Island e porzioni della Jersey Shore possono superare i 50-60 cm.
- Gli intensi nuclei nevosi possono raggiungere tassi di 5-7 cm/ora, in grado di seppellire rapidamente la viabilità urbana e le principali arterie autostradali.
- Le raffiche lungo la costa e sui ponti principali possono raggiungere 60-70 mph, pari a circa 95-110 km/h, mentre in città sono probabili raffiche dell’ordine di 70-90 km/h, sufficienti a produrre whiteout e accumuli in cumuli superiori al metro nei punti sottovento.
- L’aeroporto e il sistema dei trasporti sono gravemente perturbati: si contano migliaia di voli cancellati o in ritardo, con particolare impatto sugli scali di New York e lungo tutta la East Coast.
Un esempio operativo: con temperatura prossima a 0°C e vento medio di 70 km/h sul litorale, l’effetto combinato di neve bagnata e vento aumenta drasticamente il carico su rami e linee elettriche, spiegando il rischio di blackout diffusi segnalato nei bollettini.
Situazione a Boston e sud New England
- Boston e gran parte del Massachusetts orientale sono sotto avviso di bufera di neve, con accumuli previsti tra circa 30 e 60 cm, in intensificazione tra la notte e la giornata di Lunedì.
- Le raffiche sulla costa del Massachusetts, in particolare su Cape Cod e sulle isole, possono superare i 60-70 mph, pari a circa 95-110 km/h, con mare molto agitato e rischio di mareggiate e allagamenti costieri locali.
- Anche qui sono attese condizioni di whiteout, con viabilità fortemente compromessa e possibili interruzioni di corrente per la combinazione tra neve umida, vento forte e carico sui rami.
Impatto meteo, quanti centimetri di neve sono attesi
- Neve: 30-60 cm diffusi tra area di New York e sud del New England, con possibili superamenti locali oltre 60 cm su Long Island, Jersey Shore e alcune aree costiere del Massachusetts.
- Vento: raffiche costiere generalmente 95-110 km/h, localmente superiori sui promontori più esposti e sulle isole; nell’entroterra raffiche spesso oltre 70-80 km/h.
- Temperature: valori prossimi o leggermente inferiori a 0°C nelle fasce costiere durante il clou dell’evento, più bassi nell’interno, con wind chill nettamente inferiore a 0°C per effetto del vento sostenuto.
In sintesi, dal punto di vista meteorologico l’evento presenta un profilo di nor’easter esplosivo con parametri – gradiente barico, venti e tassi di precipitazione – paragonabili, come impatto, a un ciclone tropicale di categoria 2-3, ma con struttura extratropicale e precipitazioni interamente nevose sulle zone più colpite.
Il blizzard in corso nel Nordest USA sembra collocarsi nella fascia alta degli eventi storici per New York e parte del New England, ma non al livello dei “mostri sacri” come il 1993 o il 1996, pur potendo entrare nella top 10 locale per alcune città.
Riferimenti storici principali
- 1993 “Storm of the Century”: tempesta baroclina gigantesca, con impatto dall’Ohio Valley fino alla Florida e all’Atlantico occidentale, neve diffusa fin nel Sud e venti da uragano su ampia scala; fu classificata categoria 5 “extreme” nella NESIS.
- Blizzard di Gennaio 1996: nor’easter con accumuli fino a 1 metro in porzioni del Mid-Atlantic e del Nordest, anch’esso categoria 5 NESIS; fra i massimi per impatto combinato neve-venti-popolazione colpita.
- Grandi tempeste per New York City: tra le cinque maggiori nevicate urbane compaiono eventi come Dicembre 1947 (circa 67 cm), Febbraio 2006 (68 cm), Gennaio 2016 (circa 69 cm) e il “Presidents’ Day storm” del 2003 su scala regionale.
Come si colloca il ciclone del 22-23 Febbraio 2026
- Il nor’easter di Febbraio 2026 combina rapida ciclogenesi, venti fino a 95-110 km/h sulle coste e potenziali accumuli di 45-60 cm su ampia fascia tra area di New York e sud del New England, con picchi locali superiori.
- Analisi preliminari indicano la possibilità che l’evento rientri tra le maggiori dieci nevicate della storia strumentale di New York City se si concretizzano i massimi previsti nell’area metropolitana.
- Come estensione spaziale e severità complessiva, tuttavia, rimane inferiore a colossi come il 1993 e il 1996, che coinvolsero aree molto più vaste con altezze di neve e impatti ancora maggiori.
Lettura sinottica
- L’evento 2026 ha una struttura pienamente extratropicale di tipo nor’easter, con caratteristiche da “snowicane” – venti da tempesta e rapido approfondimento barico – coerente con i grandi blizzard storici dell’area dal punto di vista dinamico.
- La combinazione di forte gradiente barico, intensa convergenza costiera e banda di deformazione ben posizionata sulla I-95 replica molti pattern dei grandi episodi di fine XX e inizio XXI secolo, ma con un dominio d’impatto più concentrato sul Nordest rispetto al 1993.
In pratica: per New York e parte del sud New England questo episodio è meteorologicamente “storico” su scala locale – probabile riferimento per i prossimi anni – ma su scala macro-regionale rimane un gradino sotto i massimi eventi NESIS del 1993 e 1996.
La “Storm of the Century” del Marzo 1993 fu una delle tempeste più distruttive mai registrate sulla East Coast: causò centinaia di vittime, decine di miliardi di tonnellate di neve al suolo e danni per miliardi di dollari.
Vittime e impatto umano
- Negli Stati Uniti la tempesta causò circa 208 morti, con un totale complessivo di circa 318 vittime considerando l’intera area colpita.
- Oltre 100 milioni di persone furono interessate direttamente o indirettamente dal sistema, con un impatto che toccò circa il 40% della popolazione statunitense dell’epoca.
Danni economici e infrastrutturali
- I danni complessivi sono stimati in circa 5,5 miliardi di dollari del 1993, cioè diversi miliardi in più a valori attuali.
- Più di 10 milioni di utenze rimasero senza energia elettrica, spesso per giorni, con interruzioni diffuse in aree urbane e rurali dal Golfo del Messico fino al Nordest.
- Migliaia di tetti e strutture cedettero per il peso della neve: tra gli esempi citati figurano capannoni industriali e strutture sportive in Virginia e nel Sud-Est, oltre a crolli di abitazioni e fabbriche in varie zone appalachiane.
Trasporti e servizi bloccati
- Tutti i principali aeroporti lungo la costa orientale, da Tampa (Florida) a Halifax (Nova Scotia), furono chiusi temporaneamente; migliaia di voli vennero cancellati o dirottati.
- Lunghi tratti di autostrade interstatali furono chiusi o fortemente limitati in Stati normalmente abituati alla neve, con migliaia di automobilisti bloccati e soccorsi lungo gli Appalachi e nel Mid-Atlantic.
Danni da neve, vento e mareggiate
- In molte zone montuose degli Appalachi si registrarono accumuli fino a 1,5 metri di neve, con cumuli fino a 10-11 metri; il volume complessivo fu stimato intorno a 54 km³, con un peso fino a circa 27 miliardi di tonnellate.
- Il peso della neve causò crolli di tetti, danni a linee elettriche e alberature su vasta scala, con isolamenti prolungati in numerose comunità montane.
- Lungo la costa della Florida e del Golfo del Messico si registrarono mareggiate con sovralzo di marea fino a circa 3,5-3,7 metri, superiori a molte tempeste tropicali e ad alcuni uragani, con distruzione o grave danneggiamento di migliaia di abitazioni costiere; in Florida circa 18.000 case furono danneggiate o distrutte.
Vittime in mare
- Nel Golfo del Messico e nell’Atlantico la Guardia Costiera dovette effettuare oltre 160-235 soccorsi, con affondamenti e incagli di navi mercantili e imbarcazioni minori.
- In Florida, tra mareggiate, vento, tornado e incidenti in mare si contarono 47 morti, contribuendo in modo significativo al bilancio complessivo della tempesta.
In sintesi, la tempesta del Marzo 1993 combinò un blizzard esteso con vento da tempesta e mareggiate eccezionali, producendo un mix di danni tipico sia dei grandi nor’easter invernali sia degli uragani maggiori sulla fascia costiera sud-orientale.
Fonti e credit:
https://edition.cnn.com
https://weather.com
https://www.usatoday.com
https://www.washingtonpost.com
https://www.nbcnews.com
https://www.cbsnews.com
https://www.nytimes.com
https://www.accuweather.com
https://www.foxweather.com
https://www.weather.gov
https://www.climate.gov
https://en.wikipedia.org
https://www.greenlifeblog.it (METEOGIORNALE.IT)
