La Terra si trova in un'Era Glaciale
Viviamo ancora nell’Era Glaciale e non ce ne rendiamo conto
Quando pensiamo alle ere glaciali, la nostra immaginazione ci proietta subito in un documentario polveroso, tra mammut infreddoliti e cacciatori avvolti in pelli di pelliccia. Eppure, la realtà scientifica è decisamente più vicina a noi di quanto pensiamo. Diciamolo chiaramente, la Terra si trova ufficialmente, ancora oggi, dentro una fase glaciale. Nonostante il caffè caldo che bevete ogni mattina e le estati sempre più torride in Italia, tecnicamente siamo parte di un processo geologico iniziato milioni di anni fa.
Contents- Cosa definisce davvero un’epoca di ghiaccio
- Il respiro del pianeta tra freddo e tregue
- Le cause di un cambiamento epocale
- I cicli di Milankovitch e l’astronomia del clima
- Evoluzione sottozero
- Credit
Questa fase, che gli esperti chiamano Glaciazione del Quaternario, è cominciata circa 2,58 milioni di anni fa. Quella che stiamo vivendo oggi non è la fine del freddo, ma una sorta di vacanza climatica, un intervallo relativamente breve tra un’avanzata dei ghiacci e quella successiva.
Cosa definisce davvero un’epoca di ghiaccio
In ambito geologico, per definire un’era glaciale non serve che l’intero pianeta sia una palla di neve. Il criterio è molto più semplice, basta la presenza di calotte polari permanenti ai poli. Poiché oggi l’Artide e l’Antartide sono coperte da ghiacciai perenni, la Terra è in uno stato di icehouse. Al contrario, durante le lunghissime fasi di greenhouse che hanno caratterizzato il tempo dei dinosauri, i poli erano liberi dai ghiacci e le foreste crescevano rigogliose anche a latitudini dove oggi regna il gelo.
Il Quaternario, ovvero il periodo in cui viviamo, è una staffetta climatica. Da un lato abbiamo il Pleistocene, durato fino a 11.700 anni fa, segnato da enormi coltri bianche che andavano e venivano. Dall’altro c’è l’Olocene, l’epoca attuale. È proprio durante questo tepore relativo che l’umanità ha costruito città, inventato l’agricoltura e cambiato la faccia del mondo. Ma, in effetti, siamo ancora dentro lo stesso grande capitolo ghiacciato.
Il respiro del pianeta tra freddo e tregue
All’interno di un’era glaciale, il clima non sta mai fermo. Oscilla continuamente. Esistono i Periodi Glaciali, quando il freddo picchia duro e i ghiacci scendono a occupare gran parte dell’Europa settentrionale e dell’America del Nord, e i Periodi Interglaciali. Noi siamo dentro uno di questi ultimi. Negli ultimi 2 milioni di anni, il pianeta ha respirato in questo modo per circa 20 o 30 volte.
Basta pensare che solo 20.000 anni fa, durante l’ultimo massimo glaciale, il livello del mare era molto più basso e luoghi come Londra o New York non erano altro che distese di ghiaccio spesse chilometri. Insomma, un paesaggio alieno rispetto a quello che vediamo oggi dai finestrini di un aereo.
Le cause di un cambiamento epocale
Perché è iniziato tutto questo? Non c’è un unico colpevole, ma una serie di incastri geologici fortuiti. Uno dei più incredibili riguarda l’America. Circa 3 milioni di anni fa, la chiusura dell’istmo di Panama ha unito il nord e il sud del continente, bloccando il passaggio d’acqua tra l’oceano Atlantico e il Pacifico. Questo cambio di rotte ha spinto la Corrente del Golfo verso nord, portando umidità in Groenlandia e in Scandinavia, fornendo la “materia prima”, la neve, per far crescere i ghiacciai.
Ancora prima, circa 34 milioni di anni fa, l’Antartide si era isolata dal resto delle terre emerse, creando la Corrente Circolare Antartica. Questo vortice di acque gelide ha sigillato il continente, trasformandolo nel frigorifero del mondo che conosciamo oggi.
I cicli di Milankovitch e l’astronomia del clima
Se la geologia spiega il perché, l’astronomia spiega il quando. Il matematico Milutin Milankovitch ha capito che l’orbita della Terra non è un cerchio perfetto e costante. Esistono tre movimenti principali che decidono quanto sole riceviamo, l’eccentricità dell’orbita (ogni 100.000 anni circa), l’obliquità dell’asse terrestre (ogni 41.000 anni) e la precessione, ovvero il “barcollamento” della Terra mentre ruota (ogni 23.000 anni).
Quando questi cicli si allineano, le estati nell’emisfero settentrionale diventano troppo fresche per sciogliere la neve caduta in inverno. Anno dopo anno, lo strato cresce, si schiaccia e diventa ghiaccio perenne. È un meccanismo lento, quasi impercettibile su scala umana, ma inarrestabile.
Evoluzione sottozero
La vita durante il Quaternario ha dovuto correre ai ripari. L’abbassamento dei mari ha creato ponti di terra naturali, permettendo a uomini e animali di spostarsi tra i Continenti. La megafauna, come il mammut lanoso o la tigre dai denti a sciabola, si è adattata perfettamente a questo mondo difficile. Noi stessi siamo figli di queste sfide, il genere Homo si è evoluto proprio mentre l’Africa cambiava pelle a causa delle fluttuazioni climatiche, spingendoci a usare l’ingegno per sopravvivere.
Oggi, mentre discutiamo di Riscaldamento Globale, è affascinante ricordare che facciamo parte di un ciclo molto più grande. La domanda non è solo come stiamo cambiando il clima noi, ma quando la natura deciderà che la nostra “tregua” nell’Olocene è giunta al termine.
Credit
- National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
- NASA Climate Change
- Nature Portfolio
- Science Magazine
- European Geosciences Union
