
(METEOGIORNALE.IT) Non si tratta ancora di una previsione deterministica, ma di una finestra sinottica supportata da diversi indici emisferici e da una coerenza di fondo nella modellistica a medio-lungo termine.
In altre parole, l’atmosfera sembra preparare il terreno per configurazioni meno zonali e più meridiane, quelle che storicamente aumentano la variabilità e rendono possibili fasi invernali più marcate alle medie latitudini europee.
Il ruolo della MJO e dell’AAM: segnali che vanno nella stessa direzione
Uno degli elementi più interessanti riguarda l’evoluzione della Madden–Julian Oscillation (MJO). Le proiezioni indicano un passaggio progressivo dalle fasi 6–7 verso la fase 8, una traiettoria che, in media, è associata a una maggiore probabilità di blocchi sull’Atlantico nord-orientale e a un indebolimento della circolazione zonale. Questo tipo di assetto favorisce spesso una riduzione dell’indice NAO e apre la porta a scambi meridiani più pronunciati.
A rafforzare questo quadro contribuisce anche l’Atmospheric Angular Momentum (AAM), attualmente in risalita. L’aumento dell’AAM è legato a un intenso trasporto di momento e a un contributo significativo dei torque orografici asiatici, dinamiche che tendono a estendere il getto pacifico. Nel breve termine ciò favorisce una fase più mite e zonale sugli Stati Uniti, ma a scala emisferica rappresenta spesso il preludio a una riorganizzazione del flusso atlantico.
Atlantico più “libero” e onde planetarie più amplificate
Con un getto pacifico più disteso, l’Atlantico tende a perdere parte della sua soppressione dinamica. Questo consente alle onde planetarie di amplificarsi più facilmente verso le alte latitudini, aumentando la probabilità di blocchi anticiclonici tra Groenlandia e Islanda. È proprio questo tipo di configurazione che, in inverno, può deviare il flusso perturbato verso sud e favorire l’ingresso di masse d’aria fredde su Regno Unito ed Europa nord-occidentale.

In presenza di tali blocchi, le depressioni tendono a seguire traiettorie più basse di latitudine, mentre l’aria fredda può affluire da nord o nord-est, con temperature sotto la media e, localmente, condizioni pienamente invernali.
Vortice polare e possibile disturbo stratosferico
Sul piano stratosferico, i segnali di indebolimento del vortice polare sono in aumento. Alcune simulazioni suggeriscono la possibilità di un riscaldamento stratosferico significativo (SSW) o comunque di un forte disturbo nella prima parte di febbraio. Se questo disturbo dovesse propagarsi efficacemente verso la troposfera, gli effetti potrebbero manifestarsi nella seconda metà di febbraio, con un’influenza che talvolta si estende fino all’inizio di marzo.
La storia climatologica mostra che eventi di questo tipo aumentano la frequenza di configurazioni bloccate alle alte latitudini, ma non garantiscono automaticamente gelo ovunque: la distribuzione del freddo dipende sempre dalla posizione dei massimi di geopotenziale e dall’assetto delle onde emisferiche.
Freddo o Atlantico mite? Una questione di probabilità
Nel periodo 5–15 febbraio, la combinazione di MJO in fase 7–8, AAM in crescita e vortice polare disturbato rende più probabili del normale scenari freddi o quantomeno dinamici su Regno Unito e Nord-Ovest Europa. Allo stesso tempo, diminuisce la probabilità di una lunga fase dominata da correnti atlantiche miti e tese.
Va però ribadito un punto chiave: siamo ancora nel campo del potenziale, non della certezza. La dispersione degli ensemble resta significativa e molto dipenderà da dove si collocheranno i blocchi (più verso la Groenlandia, tra Groenlandia e Islanda, oppure con estensione verso la Scandinavia) e dall’effettiva intensità del disturbo stratosferico.
Conclusione
Il periodo 5–15 febbraio rappresenta quindi una nuova finestra di caccia sinottica per chi segue le dinamiche invernali europee. Gli ingredienti ci sono, il contesto è favorevole, ma l’atmosfera deve ancora “scegliere” come combinare i pezzi. I prossimi aggiornamenti modellistici saranno decisivi per capire se questa finestra resterà solo una promessa o si tradurrà in una vera fase fredda sull’Europa nord-occidentale. (METEOGIORNALE.IT)
