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Tra 5 e 15 Febbraio lo scenario meteo cambia: ecco la finestra chiave

Una finestra temporale da monitorare: cosa può cambiare nello schema atmosferico tra inizio e metà febbraio

Angelo Ruggieri di Angelo Ruggieri
26 Gen 2026 - 16:00
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Tra il 5 e il 15 febbraio si apre una fase potenzialmente interessante per la circolazione atmosferica sull’Europa nord-occidentale e sul Regno Unito, con segnali crescenti che indicano una probabilità superiore alla media di pattern bloccati e di incursioni fredde rispetto alla climatologia tipica del periodo.

 

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(METEOGIORNALE.IT) Non si tratta ancora di una previsione deterministica, ma di una finestra sinottica supportata da diversi indici emisferici e da una coerenza di fondo nella modellistica a medio-lungo termine.

 

In altre parole, l’atmosfera sembra preparare il terreno per configurazioni meno zonali e più meridiane, quelle che storicamente aumentano la variabilità e rendono possibili fasi invernali più marcate alle medie latitudini europee.

 

Il ruolo della MJO e dell’AAM: segnali che vanno nella stessa direzione

Uno degli elementi più interessanti riguarda l’evoluzione della Madden–Julian Oscillation (MJO). Le proiezioni indicano un passaggio progressivo dalle fasi 6–7 verso la fase 8, una traiettoria che, in media, è associata a una maggiore probabilità di blocchi sull’Atlantico nord-orientale e a un indebolimento della circolazione zonale. Questo tipo di assetto favorisce spesso una riduzione dell’indice NAO e apre la porta a scambi meridiani più pronunciati.

 

A rafforzare questo quadro contribuisce anche l’Atmospheric Angular Momentum (AAM), attualmente in risalita. L’aumento dell’AAM è legato a un intenso trasporto di momento e a un contributo significativo dei torque orografici asiatici, dinamiche che tendono a estendere il getto pacifico. Nel breve termine ciò favorisce una fase più mite e zonale sugli Stati Uniti, ma a scala emisferica rappresenta spesso il preludio a una riorganizzazione del flusso atlantico.

 

Atlantico più “libero” e onde planetarie più amplificate

Con un getto pacifico più disteso, l’Atlantico tende a perdere parte della sua soppressione dinamica. Questo consente alle onde planetarie di amplificarsi più facilmente verso le alte latitudini, aumentando la probabilità di blocchi anticiclonici tra Groenlandia e Islanda. È proprio questo tipo di configurazione che, in inverno, può deviare il flusso perturbato verso sud e favorire l’ingresso di masse d’aria fredde su Regno Unito ed Europa nord-occidentale.

 

In presenza di tali blocchi, le depressioni tendono a seguire traiettorie più basse di latitudine, mentre l’aria fredda può affluire da nord o nord-est, con temperature sotto la media e, localmente, condizioni pienamente invernali.

 

Vortice polare e possibile disturbo stratosferico

Sul piano stratosferico, i segnali di indebolimento del vortice polare sono in aumento. Alcune simulazioni suggeriscono la possibilità di un riscaldamento stratosferico significativo (SSW) o comunque di un forte disturbo nella prima parte di febbraio. Se questo disturbo dovesse propagarsi efficacemente verso la troposfera, gli effetti potrebbero manifestarsi nella seconda metà di febbraio, con un’influenza che talvolta si estende fino all’inizio di marzo.

 

La storia climatologica mostra che eventi di questo tipo aumentano la frequenza di configurazioni bloccate alle alte latitudini, ma non garantiscono automaticamente gelo ovunque: la distribuzione del freddo dipende sempre dalla posizione dei massimi di geopotenziale e dall’assetto delle onde emisferiche.

 

Freddo o Atlantico mite? Una questione di probabilità

Nel periodo 5–15 febbraio, la combinazione di MJO in fase 7–8, AAM in crescita e vortice polare disturbato rende più probabili del normale scenari freddi o quantomeno dinamici su Regno Unito e Nord-Ovest Europa. Allo stesso tempo, diminuisce la probabilità di una lunga fase dominata da correnti atlantiche miti e tese.

 

Va però ribadito un punto chiave: siamo ancora nel campo del potenziale, non della certezza. La dispersione degli ensemble resta significativa e molto dipenderà da dove si collocheranno i blocchi (più verso la Groenlandia, tra Groenlandia e Islanda, oppure con estensione verso la Scandinavia) e dall’effettiva intensità del disturbo stratosferico.

 

Conclusione

Il periodo 5–15 febbraio rappresenta quindi una nuova finestra di caccia sinottica per chi segue le dinamiche invernali europee. Gli ingredienti ci sono, il contesto è favorevole, ma l’atmosfera deve ancora “scegliere” come combinare i pezzi. I prossimi aggiornamenti modellistici saranno decisivi per capire se questa finestra resterà solo una promessa o si tradurrà in una vera fase fredda sull’Europa nord-occidentale. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: gelo febbraioindice mjoSSWstratwarming
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Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri ha acquisito la certificazione di Tecnico Meteorologo Dekra nel 2019 e nel 2020 è entrato a far parte di AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) in qualità di Meteorologo. Si occupa di previsioni meteorologiche da oltre 25 anni. Ha redatto rapporti di eventi e studi climatologici sul proprio territorio regionale. Si occupa saltuariamente di presentazione di previsioni meteorologiche all'interno di rubriche televisive. Ha pubblicato nel 2017 un'opera dal titolo "La neve a Lanciano dal 1836 al 2016". Pubblica quotidianamente previsioni ed analisi meteorologiche su diversi siti meteo. Ha diverse specializzazioni conseguite negli anni in: 'Meteorologia di base', 'Meteorologia avanzata', 'Meteorologia in mare' presso il Centro Epson Meteo.

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