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(METEOGIORNALE.IT) Sicuramente vi sarà capitato questo fatto. Avete controllato il meteo prima di uscire, leggere con una certa tranquillità 5 o 7 gradi e uscire coperti adeguatamente. Eppure, una volta usciti, si sente il vento freddo. Che fa percepire molto di meno rispetto a quei valori.
Termometro sbagliato?
Assolutamente no. N si tratta di uno strumento difettoso o di una previsione meteo sbagliata. Ciò che sperimentiamo è la cosiddetta temperatura percepita. È vero, non è un parametro meteorologico conosciuto a livello ufficiale. Però conta eccome.
Nel nostro Paese siamo soliti affidarci al dato della temperatura “reale”, ma in molte regioni del Nord Europa o del continente americano l’attenzione è rivolta soprattutto a un valore diverso. Il valore percepito mediamente da un essere umano.

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Facciamo un’analisi
Dal punto di vista scientifico, la temperatura REALE rappresenta l’energia cinetica media delle particelle che compongono una sostanza un gas. Più esse si muovono rapidamente, più il valore aumenta. Quando fa più caldo le molecole sono più eccitate. Noi non siamo oggetti inerti immersi nell’ambiente, ma sistemi biologici complessi che producono calore in continuazione per mantenere stabile la temperatura interna attorno ai 36-37 gradi, a seconda del tipo di organismo.
Viviamo quindi in un costante equilibrio, cercando di limitare la dispersione di energia verso l’esterno, oppure espellendo l’acqua allora faccia troppo caldo. Quello che avvertiamo sulla pelle non è tanto la temperatura dell’aria in sé, quanto la rapidità con cui il nostro calore corporeo viene sottratto. E non è un cambiamento da poco.
I fattori scatenanti
Il primo luogo, il vento. In condizioni di aria calma, il corpo riesce a trattenere intorno alla pelle un sottile strato d’aria riscaldata. Quando però il vento soffia con decisione, questo strato viene rimosso di continuo, obbligando l’organismo a scaldare aria sempre nuova e più fredda.
È su questo principio che si basa l’indice di Wind Chill, già trattato più volte nei nostri articoli. L’aumento della velocità del vento accelera il raffreddamento cutaneo, facendo percepire temperature decisamente inferiori a quelle misurate. Non è una questione di poco conto. Perché nei luoghi molto ventosi bisogna coprirsi di più rispetto a quelli caratterizzati da calma piatta.
Ma non è l’unico…
All’estremo opposto troviamo l’estate, quando non è il vento ma l’umidità a rendere l’aria insopportabile. Nelle giornate afose, tipiche delle zone pianeggianti o costiere, entra in gioco l’indice di calore, noto anche come Humidex. Anche questo è un parametro non del tutto ufficiale ma comunemente utilizzato.
Il corpo umano si raffredda grazie all’evaporazione del sudore, ma se l’aria è già carica di vapore acqueo questo processo rallenta in maniera netta. Il sudore resta sulla pelle, il calore non riesce a disperdersi e la sensazione di caldo aumenta in modo esponenziale.
Ecco perché talvolta la temperatura percepita può essere molto superiore rispetto a quella realmente letta dal termometro. Di conseguenza, quando si fa una previsione meteo, bisogna tener conto anche di questi fattori che spesso e volentieri non vengono analizzati.

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Credit
IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
Copernicus Climate Change Service (C3S)
