
(METEOGIORNALE.IT) Le immagini della neve fino sulle coste adriatiche e degli accumuli a bassa quota in Toscana non rappresentano un episodio isolato, ma il primo tassello di un cambiamento più ampio nella struttura della circolazione emisferica.
L’Epifania 2026 sembra aver inaugurato una nuova fase, con il ritorno di dinamiche invernali di stampo continentale, rese possibili da una temporanea frattura del sistema di blocco atlantico. Questo ha consentito all’aria fredda artica di penetrare verso latitudini più basse, coinvolgendo gran parte del continente europeo e riportando condizioni termiche più consone alla stagione.
Indici dinamici e teleconnessioni: cosa sta cambiando davvero
L’attenzione si concentra sugli indici dinamici globali, che forniscono indicazioni utili sull’evoluzione a medio termine. Nella seconda metà di gennaio si profila un delicato equilibrio tra due forzanti opposte: da un lato il tentativo dell’Atlantico di riacquistare centralità, dall’altro la crescente organizzazione del serbatoio freddo euro-asiatico.
Il Global Wind Oscillation (GWO) tende a ruotare verso la fase 8, mentre la Madden-Julian Oscillation (MJO) mostra segnali di attività nella fase 7. Questa combinazione, storicamente, favorisce la costruzione di strutture anticicloniche di blocco tra Islanda e Scandinavia, un assetto che indebolisce il flusso occidentale e apre corridoi favorevoli alle irruzioni fredde verso l’Europa.
Parallelamente, il Global Atmospheric Angular Momentum (GLAAM) mostra un timido aumento, segnale di una possibile risposta zonale. Questo suggerisce che fasi più miti e umide potrebbero temporaneamente riaffacciarsi sul Mediterraneo, soprattutto nella seconda decade del mese, senza però annullare il quadro di fondo.

Verso fine gennaio: segnali di nuovo squilibrio
Con l’avanzare del mese, le simulazioni indicano una possibile rottura dell’equilibrio atmosferico. La ripresa dell’attività convettiva tropicale e l’aumento dei flussi di calore verso le alte latitudini potrebbero favorire una riorganizzazione del vortice polare, con spostamento del suo asse e rafforzamento del raffreddamento sull’Eurasia.
In questo contesto si fa strada l’ipotesi della formazione di un robusto anticiclone russo-siberiano, elemento chiave per eventuali evoluzioni fredde sull’Europa centro-occidentale.
Possibili scenari: attenzione alla terza decade
Nel corso della terza decade di gennaio potrebbe delinearsi una configurazione ad alto impatto, con la possibile attivazione di un ponte anticiclonico tra Atlantico settentrionale e area russo-scandinava. In uno scenario simile, masse d’aria gelida continentale avrebbero una via preferenziale verso l’Europa e il Mediterraneo, aprendo la porta a episodi di freddo più incisivi.
Non si tratta, allo stato attuale, di una previsione deterministica, ma di una tendenza supportata da segnali coerenti a scala emisferica. Proprio per questo, le prossime settimane richiederanno un monitoraggio attento: l’inverno sembra aver finalmente avviato i suoi meccanismi più autentici, e l’evoluzione resta tutta da scrivere.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
