Ghiaccio record, colpo di coda. Neve anche in Valle Padana. La data
Guardando le mappe satellitari di questi ultimi giorni, si resta quasi senza fiato per la rapidità con cui il bianco ha conquistato il territorio. Non
Guardando le mappe satellitari di questi ultimi giorni, si resta quasi senza fiato per la rapidità con cui il bianco ha conquistato il territorio. Non parliamo di record storici, sia chiaro, ma la velocità con cui la neve e il ghiaccio hanno ricoperto il settore euroasiatico è un segnale che non possiamo ignorare. In appena dieci giorni, la superficie ghiacciata è cresciuta di oltre 2 milioni di chilometri quadrati. Una vastità enorme, insomma, che abbraccia gran parte dell’Europa e della Russia.
Mentre da noi si discute di correnti atlantiche, nel Nord America la situazione appare ribaltata rispetto allo scorso anno. Lì la copertura nevosa è decisamente inferiore, complice un’alternanza frenetica tra ondate di caldo e freddo improvviso. Diciamolo, il clima oltreoceano è sempre stato più schizofrenico del nostro, ma quest’anno la differenza è netta. Le mappe parlano chiaro: i ghiacci si stanno consolidando rapidamente attorno alle Isole Svalbard, mentre il Golfo di Bothnia, tra Svezia e Finlandia, è ormai una distesa immobile. Gela il mare tra la Finlandia e i Paesi Baltici, così come le rive dell’Artico russo.
Le conseguenze del Vortice Polare e dello Stratwarming
Ma cosa significa tutto questo freddo accumulato per il resto della stagione? Tenete conto che l’Inverno meteorologico ha ancora davanti a sé almeno 50 giorni di vita, senza contare che spesso si trascina per buona parte di Marzo, anche se tecnicamente saremmo già in primavera meteorologica. Questa immensità di ghiaccio avrà delle ripercussioni. È vero, ora stiamo per vivere una fase dominata dalle correnti oceaniche, un fenomeno normalissimo che non decreta affatto la fine dei giochi. Anzi, i modelli matematici iniziano a intravedere segnali di un cambiamento robusto, orientato verso un nuovo raffreddamento che potrebbe colpirci duramente.
Il punto cruciale resta il riscaldamento della stratosfera, quello che gli esperti chiamano Stratwarming. Non è un aspetto trascurabile. Se il Vortice Polare dovesse dividersi in più settori, le ondate di gelo inizierebbero a muoversi a macchia di leopardo su tutto l’emisfero. Quest’anno l’Europa sembra essere nel mirino più degli Stati Uniti, dove negli ultimi 20 giorni di Gennaio le fasi miti hanno prevalso, lasciando gran parte del territorio americano con una copertura nevosa piuttosto scarsa.
Italia divisa
In Europa, in effetti, sembra quasi di essere tornati ai vecchi tempi. Nel settore orientale si sono verificate nevicate imponenti, e anche in Italia la situazione è curiosamente spaccata in due. Se guardiamo alla Pianura Padana, l’Emilia-Romagna conserva ancora la neve al suolo, con i paesaggi che appaiono cristallizzati dalle gelate notturne.
Al contrario, in Lombardia la neve manca quasi ovunque. Persino le montagne del Trentino. Stanno bene il Piemonte assieme alla Valle d’Aosta. È una caratteristica tipica di questa fase: i fenomeni sono spesso sporadici, ma quando arrivano, lo fanno con una violenza inaudita. Se le temperature sono basse, si trasformano in nevicate storiche, come quelle che hanno letteralmente sepolto Mosca. In Russia è normale vedere il bianco in questo periodo, ma l’abbondanza di questi giorni è decisamente fuori scala.
Il ritorno di neve diffusa in Italia
Dando un’occhiata alle ultime proiezioni dei centri di calcolo, ovvero i modelli matematici, si nota subito qualcosa di grosso, anzi, di decisamente rilevante per il proseguo della stagione. L’Europa sta per finire sotto assedio, diciamolo chiaramente. Due colate d’aria gelida sono pronte a colpire il continente tra circa una settimana, muovendosi da direzioni diverse per stringere il territorio in una morsa invernale d’altri tempi. La prima, di matrice artico marittima, avrà un impatto termico tutto sommato gestibile, poiché il suo passaggio sopra l’oceano ne mitigherà le punte più estreme. Ma la vera sorpresa, quella che fa tremare i termometri e accende l’interesse degli esperti, arriva da est.
Parliamo di una bolla enorme, un respiro gelido proveniente dalla Siberia che inizierà a scivolare verso ovest. Questo accade perché l’Anticiclone Russo Siberiano ha deciso di allungarsi con prepotenza, espandendosi prima sulla Russia europea e poi verso la Scandinavia. Da lì, con ogni probabilità, la traiettoria punterà dritta verso il cuore dell’Europa centrale. E l’Italia? Beh, le regioni del Nord verranno investite, anche se forse in modo meno violento rispetto ai vicini d’oltralpe che si troveranno sulla linea di fuoco principale. Eppure, in Pianura Padana, il ritorno del gelo è ormai quasi una certezza, con temperature che crolleranno drasticamente, specialmente nei bassi strati atmosferici.
Sarà un freddo particolare, quello che in gergo tecnico chiamiamo Gelo Pellicolare, capace di incollarsi letteralmente al suolo. Si tratta di un fenomeno affascinante, se vogliamo, dove l’aria più pesante e fredda ristagna vicino al terreno creando inversioni termiche notevoli. Ma c’è una novità che cambia le carte in tavola. Il Mar Mediterraneo non rimarrà a guardare, anzi, continuerà a sfornare Perturbazioni a causa di una persistente instabilità atmosferica. Questo mix esplosivo tra il gelo continentale in ingresso e l’umidità mediterranea apre la porta a scenari bianchi, con la Neve che potrebbe tornare a farsi vedere con decisione fino in pianura.
In effetti, dopo anni di inverni timidi e avari di emozioni, rivedere le precipitazioni consistenti sul settore nord occidentale è un segnale che fa ben sperare. Sarebbe la normalità, insomma, avere svariati episodi nevosi durante i mesi più freddi e non un unico evento isolato da ricordare per un decennio. Questo Inverno sembra avere una marcia diversa rispetto ai precedenti. La copertura nevosa in Europa, pur se destinata a ridursi temporaneamente per brevi richiami miti, troverà il modo di espandersi di nuovo proprio grazie a questo freddo siberiano, molto più pungente rispetto a quello artico assaggiato finora.
È probabile che l’Emilia-Romagna e il Veneto siano in prima linea per i fenomeni più vistosi, ma l’attenzione resta alta anche per il resto del settentrione. La situazione è avvincente, quasi didattica, tutta da studiare nelle prossime ore per capire l’esatta traiettoria del nucleo siberiano. Seguiremo ogni aggiornamento, perché un impianto del genere, con un tale potenziale di Freddo e Neve, merita una narrazione attenta e costante.
Eventi estremi dall’Alaska al Mediterraneo
Le notizie che arrivano dall’Alaska non sono da meno, con i cosiddetti fiumi atmosferici che hanno scaricato metri di Neve, provocando slavine e valanghe pericolose. Anche in Europa la stabilità è un miraggio. In Islanda, dopo un periodo insolitamente mite, una tempesta di neve ha paralizzato il traffico, riducendo la visibilità a zero e mettendo a rischio gli automobilisti.
E nel Mediterraneo? Siamo ancora in attesa di irruzioni fredde davvero incisive. Finora il gelo ha preferito la Penisola Iberica, portando la neve a Madrid, e si è spinto persino in Marocco. Alle Isole Canarie, un evento davvero insolito vede il vulcano Teide innevato da ben oltre un mese. In quelle isole, l’aria fredda ha creato un contrasto termico notevole tra le zone esposte a Nord e quelle meridionali. In Italia abbiamo avuto solo assaggi invernali, con il Vesuvio imbiancato e le montagne di Sardegna e Sicilia che hanno visto cadere i primi fiocchi seri, anche se ora in Sardegna la Neve tende a fondersi per l’arrivo dei venti occidentali.
L’incognita delle previsioni a lungo termine
In definitiva, questa estesa presenza di ghiacci provocherà conseguenze imponenti, anche se nessuno può dire con certezza quando colpiranno. Le previsioni invernali sono un meccanismo complesso, molto più delle ondate di calore estive. In Estate i fenomeni sono più prevedibili, mentre in Inverno una piccola variazione può cambiare tutto, portando non solo disagi stradali nelle aree urbane, ma anche black out causati dalle bufere.
Non dimentichiamoci della tempesta che ha dato il via a tutto questo, con venti da uragano che nel Canale della Manica hanno superato i 220 chilometri orari solo pochi giorni fa. Quel sistema ha letteralmente eroso la struttura che teneva fermo il grande freddo, spingendolo verso l’Europa centro-orientale e regalando nevicate fittissime che non si vedevano da anni. Insomma, la partita è ancora apertissima e le prossime settimane potrebbero riservare sorprese gelide per tutti.
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Nature – Climate and Atmospheric Science
- WMO – World Meteorological Organization
- AMS – American Meteorological Society
