
(METEOGIORNALE.IT) Si tratta infatti di una situazione perfettamente coerente con una forte inversione termica, un fenomeno tipico delle notti invernali dominate dall’alta pressione, soprattutto nelle aree interne e montane della regione.
Un inverno “classico” sotto l’alta pressione
Nelle ultime ore l’Abruzzo è stato interessato da un campo anticiclonico stabile, responsabile di cieli sereni, aria molto secca e assenza quasi totale di vento. Queste condizioni, che di giorno favoriscono un clima relativamente mite e soleggiato, di notte diventano invece il presupposto ideale per un raffreddamento molto rapido del suolo.
Quando il cielo è limpido, il terreno disperde velocemente il calore accumulato durante il giorno attraverso l’irraggiamento. L’aria a contatto con il suolo si raffredda, diventa più densa e tende a scivolare verso le zone più basse, come vallate, conche e altopiani chiusi. È qui che il freddo si accumula con maggiore facilità.
Cos’è l’inversione termica: spiegata semplice
Normalmente salendo di quota la temperatura diminuisce. Durante un’inversione termica accade l’opposto: fa più freddo in basso e più mite in alto. Nei fondovalle l’aria fredda ristagna come in una “vasca”, mentre sui rilievi e sulle cime le temperature possono risultare sorprendentemente più alte, anche di diversi gradi.
Questo spiega perché, nelle stesse ore, si possono osservare minime molto basse negli altipiani interni e valori decisamente meno rigidi in quota o lungo la costa.

Perché l’Abruzzo è così esposto al gelo notturno
L’orografia abruzzese è particolarmente favorevole a questo tipo di fenomeni. Altopiani come Piano Aremogna, Altopiano delle Rocche, Campo Felice, Piani di Pezza e Cinque Miglia funzionano come veri e propri serbatoi di aria fredda. La loro conformazione chiusa, unita spesso alla presenza di neve al suolo, amplifica ulteriormente il raffreddamento notturno.
Anche la conca aquilana e molte aree dell’entroterra, come l’Alto Sangro e la Valle Peligna, risentono fortemente di questi meccanismi, con temperature che scendono facilmente sotto lo zero durante le notti serene.
Freddo intenso, ma perfettamente “normale”
I valori registrati, con minime scese ben sotto i −10 °C negli altipiani più freddi, rientrano pienamente nel potenziale climatico invernale dell’Appennino abruzzese. In condizioni ancora più favorevoli, come con innevamento esteso e aria artica più intensa, non è raro che queste zone tocchino valori prossimi o addirittura inferiori ai −20 °C.
In sintesi, il gelo di queste ore non è un’anomalia, ma la naturale conseguenza di una notte invernale stabile, serena e asciutta. Un promemoria di quanto l’Abruzzo interno resti una delle aree più fredde d’Italia quando l’inverno decide di fare sul serio. (METEOGIORNALE.IT)
